25 settembre 2013 / 10:42 / 4 anni fa

Mps, stipendi manager e tempi attuazione dietro rinvio piano

di Stefano Bernabei e Francesca Landini

Il logo del Monte dei Paschi in un'agenzia a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA/MILANO (Reuters) - Monte dei Paschi ritiene di aver fatto tutto il necessario per il nuovo piano industriale 2013-2017, propedeutico al via libera europeo ai 4,1 miliardi di aiuti governativi, ma è pronta a recepire ulteriori elementi richiesti.

Lo ha chiarito il presidente della banca Alessandro Profumo dopo il rinvio del piano sul quale si era riunito ieri il cda.

“Siamo a disposizione per apportare tutte le modifiche necessarie [al piano] nell‘interesse di tutti, della banca e del Paese, per arrivare alla definizione di questo processo”, ha detto Profumo in una audizione parlamentare, dicendo “di aver fatto tutto quanto necessario e opportuno. Se dovessero esserci ulteriori elementi li affronteremo con il medesimo spirito”.

Alla domanda sul possibile timing del nuovo consiglio, il presidente di Mps ha risposto: “Non lo sappiamo, non dipende da noi” per poi aggiungere di non avere “eccezioni da sollevare” sugli stipendi dei manager.

Secondo alcune fonti, oltre ai problemi meramente procedurali, dietro il rinvio del piano e l‘annullamento della conference call di oggi con gli analisti ci sarebbe il permanere di discrepanze con Bruxelles sulle remunerazioni dei manager e la speranza della banca di spuntare più tempo.

Il portavoce del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia si è limitato a dire che sul dossier Mps “si sono fatti molti progressi, ma ci sono ancora aspetti da chiarire”.

Altre fonti sostengono che le trattative tra Italia e Bruxelles per il Monte dei Paschi non sono concluse.

“Non c‘è ancora un perfetto allineamento tra il ministero e la Comunità europea e quindi al Monte si sta aspettando l‘omogeneità per deliberare e non rischiare di fare un piano più rigoroso di quanto necessario”, ha detto una prima fonte vicina al dossier.

Il piano fin qui delineato prevede un aumento di 2,5 miliardi per ripagare parte dei 4,07 miliardi di Monti bond, da realizzarsi entro 12 mesi - il Tesoro ha detto entro il 2014 -, maggiori tagli ai costi anche del personale, un tetto alle retribuzioni dei manager e il dimagrimento dell‘attuale portafoglio di 29 miliardi Btp per ridurre il rischio Italia.

“Per l‘aumento di capitale, l‘auspicio della banca è che abbia più tempo. Ci sono ancora alcuni chiaroscuri sulle retribuzioni dei dirigenti e con l‘attività di mediazione di Profumo e [dell‘AD Fabrizio] Viola c‘è l‘augurio di poter prendere più tempo, più respiro per fare tutte le operazioni, compresa la richiesta di snellire il portafoglio di Btp”, ha aggiunto la fonte.

Ma da Bruxelles si tende a togliere i tempi dell‘aumento dal tavolo delle questioni aperte. “La questione pendente non concerne i tempi di ricapitalizzazione. L‘accordo sui 12 mesi a partire dall‘approvazione del piano è stato raggiunto il 7 settembre e non è più oggetto di discussioni,” spiega una fonte Ue.

Alla domanda se le retribuzioni dei manager siano una questione pendente, la fonte risponde “no comment”.

Nei giorni scorsi Viola ha detto che “la Commissione europea determina i limiti di massima poi la fattibilità, l‘effettivo timing [dell‘aumento] lo determina il mercato”.

Oggi alle 15,30 Mps quota in leggero rialzo a 0,62 euro. Secondo un report di Mediobanca “la notizia [del rinvio] è negativa perché le nuove azioni necessarie a rafforzare la banca sono state ritardate, riducendo la visibilità in una fase ancora difficile”.

Una seconda fonte vicina all‘esecutivo Ue riferisce che “settimana scorsa il punto di maggiore attrito tra Commissione e Tesoro era il tetto ai salari dei manager”. Questo elemento era stato, per altro, un punto di lunga discussione anche a Cernobbio tra il commissario alla concorrenza Joquin Almunia e il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni.

Almunia aveva anche scritto al ministro dell‘Economia il 16 luglio scorso ricordando che ci sono regole precise per le banche che ricevono aiuti pubblici. Il tetto alle remunerazioni, scriveva Almunia, deve durare per l‘intero arco di piano o fino a quando la banca non abbia restituito gli aiuti e “la remunerazione totale di ciascuno di questi soggetti non deve eccedere 15 volte il salario medio nazionale dello Stato membro dove risiede il beneficiario o 10 volte il salario medio dei dipendenti della banca”.

Considerando che l‘aiuto a Mps è stato notificato - segnala Almunia - “prima dell‘adozione di queste nuove linee guida” sulle remunerazioni, i livelli proposti “sono ben superiori di quanto accettato dalla Commissione in casi comparabili”.

La banca spera poi di avere più tempo per realizzare un aumento monstre pari alla sua attuale capitalizzazione che rivoluzionerà la sua governance, oggi ancora basata sulla presenza della Fondazione al 33,5% circa, che fa capo alla politica e al territorio senese e che dovrà ridurre ancora la sua quota per ripagare 350 milioni di debiti con le banche.

“L‘aumento è da realizzarsi entro 12 mesi e non è chiaro da quando. Sembra che sia dall‘approvazione del piano industriale. Non è ancora stato bene interpretato quando effettivamente lo si deve fare. C‘è chi dice dall‘erogazione dei Monti bond, chi dice dalla delibera del piano industriale e quindi le tempistiche sarebbero ben diverse”, dice la prima fonte.

Ma quanto dovrà aspettare il mercato, che sperava già oggi di conoscere i dettagli del piano, per capire come Mps intende tornare alla redditività e ripagare gli aiuti pubblici senza rischiare la nazionalizzazione?

“C‘è un consiglio già programmato per metà ottobre che potrebbe essere anticipato se arriva un documento dal ministero che permetta a Profumo di convocare un consiglio di urgenza monotematico sul piano”, ha aggiunto la fonte.

Da Bruxelles la seconda fonte spiega che i tempi dipendono dalla banca e dal Tesoro.

“Il Tesoro deve notificare il piano della banca e poi la Commissione inizia il suo lavoro. La Commissione può anche decidere di imporre le proprie condizioni, ma deve aprire una procedura per farlo e questo allunga i tempi”.

Viceversa in caso di un accordo, che sembra essere l‘obiettivo di Tesoro e banca e che spiega anche il rinvio, “arriva la notifica e allora il dossier può essere chiuso anche nel giro di settimane con l‘approvazione della Commissione”.

- Ha contribuito da Milano Silvia Aloisi Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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