25 settembre 2013 / 07:21 / tra 4 anni

Telecom, Bernabè si oppone a Telefonica, politica in subbuglio

di Alberto Sisto

Il presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè. REUTERS/Gonzalo Fuentes

ROMA (Reuters) - Probabilmente non si assisterà a una battaglia come quella che Franco Bernabè, allora Ad di Telecom Italia, intentò contro il tentativo di scalata dei capitani coraggiosi di Roberto Colaninno chiamando in aiuto Deutsche Telekom.

Però anche questa volta il manager di Vipiteno non sembra intenzionato a farsi vendere “a sua insaputa” la società. E così, dopo il risveglio del mondo politico, è facile immaginare che il passaggio del controllo di Telecom Italia agli spagnoli di Telefonica non sarà operazione semplice nè priva di sorprese.

IL NON CI STO DI BERNABE’

Il presidente ha spiegato che in questi mesi il confronto fra azionisti e manager della società si è sviluppato intorno al modo di affrontare il peso dell‘indebitamento del gruppo che rischia di portare ad un downgrade da parte delle agenzie di rating.

Una prima strada, ha detto il presidente, passa per un aumento di capitale e lo sviluppo autonomo dell‘azienda con al centro del piano industriale il progetto di scorporo della rete di accesso. Una seconda strada invece prevede l‘acquisizione da parte di Telefonica con la vendita delle attività in America Latina per superare le pregiudiziali antitrust e riallineare il debito. Ed su questo secondo percorso che, l‘altro ieri notte, gli azionisti di Telco, la finanziaria in cui è conservato il 22,4% di Telecom, hanno deciso di incamminarsi. Telefonica Generali,, Mediobanca e IntesaSanpaolo si sono accordati, ha spiegato Bernabè, in modo che Telefonica possa arrivare al controllo assoluto di Telco e al 15% del capitale globale di Telecom, azioni di risparmio comprese.

Una strada pericolosa per lo sviluppo della società in quanto “la vendita di Brasile e Argentina determinerebbe un forte ridimensionamento del profilo internazionale del gruppo e delle sue prospettive di crescita, e comunque potrebbe non essere realizzabile in tempi brevi, compatibili con la necessità di evitare il rischio di un downgrade”, un taglio del rating che renderebbe ancora più complessa la vita aziendale.

Mentre secondo Bernabè la strada naturale dell‘aumento di capitale, aperto a soci attuali o nuovi, appare preferibile anche perchè sul mercato ci sono le condizioni e c‘è una straordinaria liquidità. Ma il progetto si è scontrato con gli interessi di “una minoranza di blocco in consiglio di amministrazione e quindi ci sono difficoltà di avanzamento visto che può essere realizzato solo con il totale allineamento fra manager ed azionisti”. E siccome le affinità elettive non si sono coniugate Benabè si è rivolto alle istituzioni.

IL RISVEGLIO DELLA POLITICA

Mentre il mercato oggi penalizza nettamente il titolo, i primi a raccogliere le preoccupazioni del manager sono stati i presidenti delle Commissioni industria e Comunicazioni, Massimo Mucchetti e Altero Matteoli.

Che, dopo aver offerto il palcoscenico a Bernabè, riconvocato venerdì, hanno deciso di chiamare a spiegare il governo e le autorità interessate: oggi il viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, poi il ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni e il presidente di Consob, Antonio Vegas.

Catricalà nell‘audizione dice che lo scorporo della rete ”si può fare per legge ma è meglio andare avanti con il progetto della società. E a una domanda sul fatto che Telefonica sembra non essere d‘accordo sullo scorporo, risponde che “si devono confrontare con noi, non è che vengono qui comprano e applicano le loro leggi”.

“Si sta vendendo Telecom Italia e l‘operazione è stata fatta alle spalle del mercato”, per l‘ex vicedirettore del Corriere della Sera Mucchetti. Che subito dopo aggiunge “l‘operazione non è ancora chiusa e bisogna accertare l‘esistenza del controllo di fatto” in modo da far scattare l‘opa previa modifica della legge.

Il parlamentare dice infatti anche che è necessario “arrivare ad una modifica dell‘opa” in modo che l‘obbligo di offerta totalitaria scatti quando cambia la maggioranza di controllo di una società o la modifica avvenga all‘interno della società a monte che controlla. Il tutto indipendentemente da una soglia numerica.

Una riforma che ovviamente dovrebbe passare sotto il controllo della Ue.

Il governo al momento è sembrato rimanere piuttosto defilato sulla vicenda, preoccupato da aspetti particolari.

L‘altro giorno sempre Catricalà aveva detto che alzare il vessillo dell‘italianità senza avere l‘esercito è un comportamento velleitario e da personaggi degni di un mondo di sogni. Così lasciando intendere una sorta di via libera al passaggio di mano delle azioni.

Sarà stata per la distanza, ma anche il premier Letta, che pure in altra occasione si era speso in favore dell‘italianità dell‘aeroporto di Venezia, da New York ha dato l‘impressione di voler mantenere un profilo defilato: attenzione per gli aspetti strategici della rete e per le conseguenze occupazionali della cessione. Ma anche benevolenza e accoglienza per gli investimenti europei in Italia e in Telecom.

Nè dovrà rispondere in Senato di queste parole che secondo Matteoli “forse sono state estrapolate dai giornalisti” da un ragionamento più complesso.

Letta però sta conducendo un tour di presentazione di Destinazione Italia, il pacchetto di provvedimenti per attrarre investitori esteri. Difficilmente avrebbe potuto schierarsi contro una società europea pronta ad aumentare l‘impegno in una azienda italiana.

Molte forze politiche e sindacali sono tornate poi all‘attacco richiamando i poteri speciali del governo nelle aziende strategiche. Se ne parla anche nello statuto di Telecom Italia. Ma la nuova versione soft, che protegge soprattutto dagli investitori extracomunitari, non è stata ancora approvata. Il Dpcm predisposto dal governo di Mario Monti non è mai stato approvato, per i dissidi nel consiglio dei ministri, ed è stato lasciato in eredità al governo Letta. E il viceministro Catricalà ha espresso ancora l‘altro ieri dubbi sull‘efficacia di quei provvedimenti.

DOVE VA IL SETTORE

Sullo sfondo intanto si assiste ad un deciso consolidamento del settore europeo delle telecom. Soprattutto dal continente americano verso l‘Europa, come aveva detto poco tempo fa lo stesso Bernabè. A far pensare a nuove possibili operazioni ci sono poi i grandi incassi portati a casa da Vodafone dalla dismissione della joint-venture in Usa. Ma anche l‘ingresso di Carlos Slim in Olanda con l‘opa su Kpn.

Più da vicino in passato ci sono state le manifestazioni d‘interesse del gruppo Hutchison Wamphoa per la stessa Telecom e quelle di Naguib Sawiris “un‘offerta che è stata rifiutata da Telefonica” secondo l‘ex ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri.

Se e cosa si muoverà è presto per dirlo.

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