20 settembre 2013 / 11:27 / 4 anni fa

Deficit, Saccomanni assicura rapida manovra per riportarlo entro 3%

di Giuseppe Fonte e Roberto Landucci

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni al Senato con il premier Enrico Letta. REUTERS/Giampiero Sposito

ROMA (Reuters) - Il governo si impegna a ridurre “rapidamente” l‘indebitamento netto del 2013 al 3% dal 3,1% del Pil per rassicurare l‘Europa ed evitare nuove tensioni sui mercati finanziari.

“È importante che questo lieve scostamento venga corretto rapidamente perché è un dato attentamente monitorato dall‘Europa e bisogna dare l‘impressione che questa sia una leggera deviazione”, ha detto il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, presentando a Palazzo Chigi la Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza.

La Commissione europea prende atto delle rassicurazioni italiane e sollecita Roma ad adottare la manovra correttiva “prima di novembre”, quando aggiornerà le sue previsioni. [ID:nL5N0HG1NB]

Il Tesoro ha ridotto a -1,7% dal -1,3% di maggio la previsione sull‘andamento del Pil nel 2013. Il nuovo quadro previsivo è coerente con quanto prevede Confindustria (-1,6/-1,7%) ma più ottimistico di quello indicato da Bankitalia (-1,9%), Fitch (-1,8%), Ocse e Fmi (-1,8%).

“Le prospettive della ripresa nel quarto trimestre del 2013 e poi nel 2014 sono assolutamente solide”, ha detto l‘ex direttore generale della Banca d‘Italia indicando in +1% il tasso di crescita del 2014.

La tesi del governo è che i rimborsi dei debiti commerciali (47 miliardi tra quest‘anno e il prossimo) contribuiranno a consolidare la ripresa. I dati aggiornati a ieri dicono che su 17,9 miliardi già erogati alle amministrazioni debitrici, 11,3 miliardi sono concretamente finiti nelle casse dei creditori privati.

MARGINE SU DEFICIT 2014 A 0,2% PIL, LE DISMISSIONI

Un altro effetto di sostegno dovrebbe derivare dalle agevolazioni fiscali all‘edilizia e dalla decontribuzione dei lavoratori assunti a tempo indeterminato.

Il valore programmatico di indebitamento del 2014 è pari al 2,5%, a fronte del 2,3% tendenziale. Il governo intende usare il margine di 0,2 punti per finanziare alcune voci di spesa non incluse nel saldo a legislazione vigente, come le missioni militari all‘estero e la cassa integrazione in deroga.

Sfruttando i margini concessi dalla Commissione europea, l‘Italia potrebbe ancora aumentare l‘indebitamento programmatico a ridosso del 3%. A indurre prudenza nel governo potrebbe aver contribuito l‘esigenza di evitare scostamenti come quelli che si sono verificati nel 2013.

L‘andamento del deficit lungo l‘intero arco previsionale indica l‘esigenza di varare una correzione dei conti pari a 0,6 punti di Pil tra 2015 e 2017. “Le manovre correttive prefigurate dal 2015 in poi dovranno fare perno sulla riduzione della spesa pubblica”, dice Palazzo Chigi.

Dopo il 127% del 2012, il rapporto debito pubblico/Pil salirà al 132,9% quest‘anno per poi cominciare a scendere dal prossimo. Il Tesoro ipotizza una “graduale riduzione dello spread” tra i rendimenti dei titoli decennali italiani e tedeschi dai 240 punti base di oggi a circa 100 nel 2016 e nel 2017.

Lo scenario sconta proventi da privatizzazioni per un ammontare pari a circa 0,5 punti percentuali di Pil all‘anno dal 2014 in poi. In questo Saccomanni si mostra più cauto del suo predecessore Vittorio Grilli: il Def di metà aprile indicava dismissioni per 1 punto di Pil all‘anno già a partire dal 2013.

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