19 settembre 2013 / 11:27 / tra 4 anni

Saipem,indagine su vendita 2,3% capitale prima profit warning gennaio

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con le ipotesi di reato di insider trading e aggiotaggio per la vendita del 2,3% del capitale di Saipem prima del profit warning dello scorso gennaio.

Il logo di Eni-Saipem sulla sede della società a Roma in una foto del febbraio scorso. REUTERS/Alessandro Bianchi

E’ quanto hanno riferito oggi fonti investigative, precisando che i pm hanno inserito nel fascicolo anche alcune relazioni della Consob.

Al momento non è stato possibile avere un commento dalla società.

Lo scorso 6 agosto, l‘ente di vigilanza dei mercati ha contestato alla società del gruppo Eni la tempistica di diffusione del primo profit warning, lanciato da Saipem lo scorso 29 gennaio e secondo Consob “reso noto al mercato con ritardo”. Anche Consob ha aperto un‘inchiesta per sospetto insider trading.

Ventiquattro ore prima dell‘annuncio di gennaio, un misterioso investitore ha ceduto sulla piazza londinese un pacchetto di titoli Saipem pari al 2,3% del capitale, anticipando il crollo del titolo il giorno dopo. Fonti di mercato hanno sostenuto che a vendere sia stato il fondo BlackRock, che però non ha mai fatto commenti in proposito.

Attorno alle 14,55 il titolo Saipem sale dello 1,02% a 16,86 euro.

Quest‘ultimo fascicolo è stato affidato al pm Giordano Baggio, del pool reati finanziari.

L‘INCHIESTA SUGLI APPALTI IN ALGERIA

Saipem inoltre resta al centro di un‘altra indagine principale, condotta dal pm Fabio De Pasquale, che ipotizza il reato di corruzione internazionale sulle presunte tangenti pagate dalla società italiana per ottenere sette contratti d‘appalto in Algeria per un valore complessivo di 8 miliardi di euro.

La procura ipotizza che Saipem e sue controllate abbiano pagato globalmente 197.934.798 euro alla società di mediazione Pearl Partners Limited che le avrebbe in larga parte girate come tangenti all‘allora ministro dell‘Energia algerino Chakib Khelil, a suoi familiari e persone del suo entourage in posti chiave di Sonatrach, l‘ente di stato algerino per l‘energia.

Dal 28 luglio scorso, nell‘ambito di questa indagine, si trova in carcere a Milano l‘ex direttore operativo di Saipem Pietro Varone, mentre è stato disposto analogo mandato di cattura per corruzione internazionale nei confronti di Farid Bedjaoui, francese di origine algerina residente a Dubai, titolare della Pearl Partners, e nei confronti di Samyr Ouraied, tunisino titolare di passaporto svizzero, fiduciario di Bedjaoui.

Nell‘ambito di questa inchiesta risultano anche indagati, fra gli altri, l‘AD di Eni Paolo Scaroni, l‘ex AD di Saipem Pietro Franco Tali e i dirigenti - o ex - di Saipem, Tullio Orsi, Alessandro Bernini e Antonio Vella.

Per la legge 231, in qualità di persone giuridiche, sono indagate anche le società Eni e Saipem.

Entrambe le società, in diverse note nel corso degli ultimi mesi, hanno negato ogni coinvolgimento e hanno dichiarato di collaborare attivamente con l‘autorità giudiziaria. Eni ha negato inoltre ogni addebito nei confronti dell‘AD Scaroni.

Il 17 luglio scorso il cda di Saipem in una nota aveva dichiarato che, dopo aver esaminato i risultati di un‘indagine interna su alcuni contratti di intermediazione e subappalto in Algeria, aveva deciso di avviare azioni giudiziarie nei confronti di alcuni ex dipendenti e fornitori per “violazioni delle procedure per l‘approvazione e gestione dei contratti di intermediazione e subappalto”.

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