September 12, 2013 / 1:24 PM / 5 years ago

Riva Acciaio ferma attività dopo sequestro beni famiglia

di Francesca Piscioneri

Un operaio al lavoro in una fabbrica d'acciaio. REUTERS/China Daily

ROMA (Reuters) - Riva Acciaio, società della famiglia Riva, cessa da oggi tutte le attività a seguito del sequestro preventivo di beni per 8,1 miliardi ordinato dalla magistratura nell’ambito dell’indagine per disastro ambientale sull’Ilva, la mega acciaieria tarantina di proprietà dei Riva.

Riva Acciaio dice che intende impugnare il sequestro e che manderà a casa circa 1.400 addetti occupati negli impianti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) e Riva Energia e Muzzana Trasporti.

La Guardia di finanza ha sequestrato finora 2,2 miliardi di euro dei Riva di cui oltre 1 miliardo, martedì scorso, tra beni mobili e immobili, titoli bancari e azioni di proprietà di 13 società collegate alla holding Riva Fire.

Il blocco dell’attività “si è reso purtroppo necessario poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre - in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali - fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività”, spiega l’azienda in una nota.

Riva Acciaio precisa che “impugnerà nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro, già attuato nei confronti della controllante Riva Forni Elettrici e inopinatamente esteso al patrimonio dell’azienda, ma nel frattempo deve procedere alla sospensione delle attività e alla messa in sicurezza degli impianti”. Saranno sospese anche “prestazioni lavorative del personale (circa 1.400 unità)”.

SINDACATI ALL’ATTACCO, FEDERACCIAI DIFENDE AZIENDA

Dura la reazione della Fiom che vuole un intervento del governo e chiede che siano commissariate tutte le società del gruppo “come previsto dal decreto Ilva, comprese Riva Acciai e Riva Fire, al fine di garantire l’occupazione e la continuità produttiva”.

Il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli “diffida l’azienda dall’avviare la messa in libertà dei lavoratori e la invita a ricorrere immediatamente all’utilizzo degli ammortizzatori sociali” e invita la procura “a scorporare dal provvedimento di confisca tutto ciò che impedisce la normale prosecuzione dell’attività produttiva e lavorativa”.

Mentre il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini parla di “rammarico la messa in libertà di circa 1.500 addetti del gruppo Riva operanti in 13 società” e definisce la decisione di chiudere “diretta conseguenza del sequestro preventivo per l’ammontare di 916 milioni di euro attuato dalla Guardia di Finanza”.

A prendere le parti del gruppo è la Federacciai che parla di “drammatico provvedimento” causato da “un accanimento giudiziario senza precedenti”.

“Ed è la conseguenza di un braccio di ferro tra magistratura e Governo, con la magistratura che ha prevalso vanificando, di fatto, ben due leggi dello Stato, la legge 231 e quella successiva sul commissariamento”, precisa in una nota il presidente dell’associazione, Antonio Gozzi.

A Taranto, in una delle regioni d’Italia con il più alto numero di disoccupati, l’Ilva impiega 12.000 addetti compreso l’indotto.

Il governo, con un decreto, ha commissariato l’azienda siderurgica accusata di disastro ambientale, togliendo alla famiglia Riva per un periodo compreso tra uno e tre anni la gestione, affidata a Enrico Bondi.

Tre componenti della famiglia Riva sotto inchiesta sono stati scarcerati in attesa della chiusura delle indagini e della richiesta di processo da parte della procura.

— ha collaborato Alberto Sisto

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