10 settembre 2013 / 15:28 / 4 anni fa

Carige, Bankitalia: rafforzamento 800 mln può non essere sufficiente

di Andrea Mandala e Luca Trogni

La sede di Bankitalia a Roma. REUTERS/Max Rossi

MILANO (Reuters) - Il previsto piano di rafforzamento patrimoniale da 800 milioni di Banca Carige rischia di non essere sufficiente alla luce dello sfavorevole contesto economico e della insoddisfacente situazione tecnica e di governance dell‘istituto.

E’ quanto si legge nella relazione della Banca d‘Italia dopo l‘ispezione ad ampio raggio conclusa il 26 luglio scorso con esito ‘in prevalenza sfavorevole’ e che segue un precedente accertamento mirato al comparto creditizio terminato il 13 marzo con un giudizio ‘parzialmente sfavorevole’.

La Vigilanza conferma la necessità per l‘istituto ligure di “misure volte ad assicurare il raggiungimento, nei tempi previsti, del richiesto rafforzamento patrimoniale (800 mln euro), che rischia però, in prospettiva, di non essere risolutivo stanti l‘avverso contesto e l‘insoddisfacente situazione tecnica e di governo”, si legge nella relazione che il cda di Carige ha esaminato il 2 settembre.

Il piano già approvato dal Cda e che dovrà essere completato entro fine 2013 prevede le cessioni di asset non core, in primo luogo le controllate assicurative, e per la parte residua un aumento di capitale.

Il piano sconta ritardi ed incertezze per gli ultimi eventi che hanno visto un “progressivo scollamento tra gli azionisti di riferimento e il presidente del Cda, culminato con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri”. Eventi che, secondo Via Nazionale, “mettono in dubbio la programmata cessione delle compagnie controllate”.

Banca d‘Italia chiede che il nuovo board, che sarà eletto a fine mese, dovrà definire in tempi strettissimi, entro il 31 ottobre, un nuovo piano industriale che dovrà valutare anche, al fine di migliorare l‘efficienza operativa del gruppo, “l‘opportunità di razionalizzare l‘articolazione del gruppo”, riguardo ad esempio alla banche rete extra-Liguria e alla rete distributiva.

Nell‘ambito delle assicurazioni si rileva inoltre il conflitto di intersse con la società Parametrica Consulting (in passato di proprietà dell‘allora socio pattista Gismondi) incaricata a febbraio scorso di effettuare l‘impairment test nel bilancio individuale del 2012.

Tra i profili di conformità del governo aziendale la Banca d‘Italia rileva inoltre che Banca Carige ha cercato di “mantenere l‘equilibrio economico ricorrendo anche a soluzioni opportunistiche” e ad “accorgimenti contabili e valutativi” sul bilancio 2012 grazie ai quali l‘istituto è riuscito ad raggiungere gli obiettivi previsti “nonostante il peggioramento di variabili-chiave dell‘attività caratteristica”.

Tra queste accorgimenti, cita “il rinvio in extremis al 2013 della valutazione al fair value delle emissioni” e “la cessione del portafoglio held to maturity di reente costituzione”.

Inoltre, nei bilanci sono stati conservati avviamenti delle controllate bancarie per 1,8 mld di euro di cui oltre 1,5 mld riguardanti Banca Carge “basato su ipotesi ottimistiche”.

L‘assetto economico e patrimoniale già penalizzato dal contesto economico è stato dunque “puntellato con opinabili soluzioni contabili” - sottolineano gli ispettori - che hanno avuto gioco facile per l‘assenza di un robusto sistema di controllo interno, nonostante le critiche dei revisori.

Gli incagli che Carige nel bilancio al primo trimestre scriveva essere pari a 881 milioni (740 quelli netti) sono per la banca centrale. L‘ispezione, fotografando la situazione al 28 febbrario, ha invece individuato incagli per 1.792 milioni.

DERIVATI, MARGINI GARANZIA HANNO ASSORBITO OLTRE 1 MLD

In tema di derivati Bankitalia sottolinea, in linea con le indiscrezioni odierne de La Stampa, che “sono state prese, senza compiute valutazioni, cospicue posizioni a leva su titoli di Stato” italiani per quasi 7 miliardi, anche inflation linked e/o con elevata vita residua.

Carige in questa attività ha trascurato “oneri e rischi connessi alle necessità di rifinanziamento e all‘ampio utilizzo di derivati di ‘copertura’” a partire dall‘impatto della collateralizzazione. In particolare vi sono stati assorbimenti di margini a garanzia pari a 1,1 miliardi di euro a giugno scorso, e vi è stato l‘immobilizzo di investimenti gravati da riserve negative per 0,5 miliardi di euro dopo picchi superiori al miliardo.

Dal luglio 2011, scrivono gli ispettori di Bankitalia, l‘esposizione ha portato al superamento dei limiti del Var (Valore a rischio).

Carige inoltre non ha prezzato in linea con il mercato gli strumenti over the counter e non ha diversificato le esposizioni con il risultato che Deutsche Bank ha assunto la ‘dimensione di grande rischio’ a causa della crescita dei collaterali. La banca genovese si è opposta in serata anche a questi rilievi.

SANZIONATO ANCHE CASTELBARCO, CANDIDATO A PRESIDENZA CDA

Le sanzioni della Banca d‘Italia riguardano i membri dei consigli di amministrazione e del collegio sindacale: tra i tanti al fianco del principale accusato, il presidente uscente Giovanni Berneschi con il suo “ruolo egemonico”, spiccano il nome di Gabriele Galateri, consigliere sino ad aprile 2012, e quello del consigliere uscente Cesare Castelbarco, candidato in pectore alla presidenza della banca da parte della Fondazione Carige.

La banca centrale ha chiesto in tema di governance “decisi e tempestive iniziative in netta discontinuità con il passato”.

IMPIEGHI CONCENTRATI, CONCESSI SENZA ANALISI ADEGUATE

Forte è la critica della Banca d‘Italia in tema di rischi creditizi: dopo le ispezioni le partite anomale sono salite al 17% degli impieghi. Pesano l‘eccessivo finanziamento di grandi clienti tra cui anche alcuni soci e altre parti correlate. I prestiti sono stati concentrati su singoli e sul settore corporate nonostante il dichiarato impegno di dedicarsi al retail, al comparto manifatturiero.

In particolare i soci pattisti hanno beneficiato di fidi per quasi un miliardo di euro e hanno avuto un trattamento di favore, scrivono gli ispettori, citando in primo luogo gli incagli ispettivi di GF Group e Preziosi e fidi concessi senza un‘adeguata analisi con fruitori che vanno dal Genoa Calcio al gruppo Bonsignore.

Spiccano poi i prestiti al socio di controllo, la Fondazione Carige, che ha ricevuto affidamenti in bianco per “esigenze di liquidità” sino a un totale di 85 milioni. Nel 2010 poi un fido concesso alla Fondazione è servito a comprare obbligazioni convertibili Carige di cui lo Ior voleva disfarsi.

Tra le numerose carenze creditizia segnalate dalla Banca d‘Italia vi è poi la permamenza in bonis di numerose posizioni “malgrado palesi segnali di default” e “penalizzanti piani di ristrutturazione”.

Il messaggio conclusivo del governatore Ignazio Visco, che firma il documento, è forte e chiaro: la banca centrale, che a fine 2013 riesaminerà la situazione di Carige per valutare le iniziative concretamente avviate e i risultati conseguiti, si riserva di adottare le iniziative più opportune.

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