20 agosto 2013 / 14:34 / 4 anni fa

Crisi, Giovannini: occupazione in ritardo di alcuni mesi su ripresa Pil

RIMINI (Reuters) - Per ottenere effetti anche sull‘occupazione dalla ripresa del Pil, attesa dagli istituti statistici fra la fine dell‘anno e il 2014, bisognerà attendere qualche mese in più.

Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini. REUTERS/Remo Casilli

E’ quanto dice il ministro del Lavoro, ed ex presidente dell‘Istat, Enrico Giovannini in una intervista al Sussidiario.net che anticipa il suo intervento di domani al Meeting dell‘amicizia di Rimini.

“Che la ripresa dell‘occupazione segua la ripresa economica con un ritardo di alcuni mesi è normale. Il motivo è semplice: durante la recessione le aziende hanno ridotto gli orari di lavoro, incoraggiato forme di part-time o hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Durante la prima fase della ripresa, quindi, le imprese tendono a far lavorare di più e meglio i lavoratori in organico e solo quando la crescita viene confermata procedono a nuove assunzioni”, dice Giovannini nell‘intervista.

Il ministro conferma che alla ripresa dell‘attività dopo la pausa estiva verrà affrontato il tema degli esodi e conferma la smentita alle indiscrezioni di stampa che avevano parlato di esodi incentivati per 200.000 dipendenti pubblici.

Per quanto riguarda gli esodati, Giovannini conferma che l‘intervento dovrebbe riguardare un numero limitate di persone: “Il tema degli esodati è stato oggetto di approfondimenti tecnici e si sta valutando l‘opportunità di un intervento normativo per risolvere in modo definitivo un problema che riguarda ancora circa 20-30.000 persone. Diverso è il caso di chi ha perso il lavoro e non ha maturato ancora il diritto alla pensione secondo le nuove norme: queste persone non sono esodate, ma disoccupate con scarse prospettive di reimpiego. Per queste stiamo immaginando soluzioni alternative, che però non comportino una modifica della riforma pensionistica”.

Sull‘indiscrezione dell‘espulsione di 200.000 dipendenti pubblici Giovannini dice che il presunto piano “è destituito di fondamento. Indubbiamente, avremmo bisogno di un forte ricambio generazionale nella Pa italiana, caratterizzata da un‘età media di circa 50 anni, nettamente superiore rispetto agli altri paesi Ocse. Il tema però richiede analisi e valutazioni finanziarie accurate, anche per evitare di introdurre ingiustificate sperequazioni di trattamento tra settore pubblico e settore privato”.

Infine, sul tema della rappresentanza sindacale di base dopo la sentenza della Corte costituzionale sull‘articolo 19 dello Statuto dei lavoratori ricorda che, “fermo restando che la sentenza non ha creato un vuoto normativo, stiamo lasciando alle parti sociali il tempo per trovare accordi in materia di rappresentanza (come già fatto, dopo decenni di discussione, tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil), per poi valutare l‘opportunità di un intervento normativo lungo le linee indicate dalla Corte”.

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