18 luglio 2013 / 10:14 / 4 anni fa

Tlc, per Corte Ue compagnie tenute a versare contributo ad Agcom

BRUXELLES (Reuters) - Gli operatori delle telecomunicazioni sono tenuti a versare all‘Agcom una quota che copra i costi sostenuti dall‘autorità e non finanziati dallo Stato, pur nei limiti “menzionati” dalla legge.

Lo ha deciso stamani la Corte di giustizia europea rispondendo al Tar del Lazio che aveva chiesto un parere a seguito di alcuni ricorsi presentati da Vodafone Omnitel NV, Fastweb, Wind Telecomunicazioni SpA, Telecom Italia SpA e Sky Italia contro la delibera dell‘autorità che intimava alle società di versare parte dei contributi dovuti e non versati tra il 2006 e il 2010.

“Le imprese che prestano servizi o reti di comunicazione elettronica sono tenute a versare all‘autorità garante una quota che copra i costi complessivamente sostenuti dall‘autorità nazionale di regolamentazione e non finanziati dallo Stato, il cui importo è determinato in funzione dei ricavi realizzati da tali imprese, a condizione che tale diritto sia esclusivamente destinato alla copertura di costi relativi alle attività menzionate al paragrafo 1, lettera a), di tale disposizione, che la totalità dei ricavi ottenuti a titolo di detto diritto non superi i costi complessivi relativi a tali attività e che lo stesso diritto sia imposto alle singole imprese in modo proporzionato, obiettivo e trasparente, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”, si legge nella sentenza di oggi.

Secondo una legge del 2007 i costi operativi delle autorità di controllo come l‘Agcom che non sono finanziati dallo Stato devono essere coperti dagli operatori di settore. Una delibera dell‘autorità fissa il contributo “nel limite massimo del 2 per mille della cifra d‘affari dei predetti operatori”.

In un primo gruppo di cause, Vodafone e gli altri hanno chiesto al Tar del Lazio di annullare le delibere con cui Agcom ha contestato loro il mancato versamento, per il quinquennio 2006-2010, di una parte del contributo dovuto per le spese di funzionamento (14.593.034 euro per Vodafone Omnitel, 519.977 euro per Fastweb, 2.966.985 euro per Wind, 26.754.093 euro per Telecom Italia, 9.625.022 per Sky Italia).

In un secondo gruppo di cause, sempre davanti al Tar del Lazio, Wind, Telecom Italia e Fastweb, chiedono l‘annullamento della delibera dell‘11 novembre 2010 relativa alla misura e alla modalità di versamento del contributo dovuto per l‘anno 2011 (pari allo 1,8 per mille dei ricavi risultanti dall‘ultimo bilancio approvato prima della stessa, con un aumento del 20% rispetto al 2010).

Il Tar si era rivolto alla Corte di giustizia chiedendole di interpretare la direttiva “autorizzazioni” e di verificare la compatibilità con essa della disciplina italiana. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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