11 luglio 2013 / 10:57 / tra 4 anni

Rcs, venduti diritti per 11% capitale, giallo su acquirente

MILANO (Reuters) - Sono stati venduti oggi, nel secondo giorno d‘asta, tutti i diritti inoptati di Rcs, pari all‘11% circa del capitale post ricapitalizzazione.

Il presidente di Fiat John Elkann. La società detiene attualmente il pacchetto di controllo del capitale di Rcs. La foto è del marzo 2011. REUTERS/Denis Balibouse

Da una fonte di mercato è emerso che è stato fin da subito inserito un grosso ordine di acquisto e che quindi almeno una grande parte della partecipazione potenziale non è frammentata tra molti investitori ma in mano a un unico acquirente. Una fonte vicina alla vicenda ha confermato più tardi: “Mi risulta sia stato comprato un grosso blocco da un solo acquirente, al quale pare sia andata la maggior parte dei diritti”.

Un‘altra fonte che ha avuto visione del book di ordini spiega che ci sono stati molti intermediari che hanno agito in asta e che quattro di questi hanno raccolto la maggior parte dei diritti.

Resta per ora ignota l‘identità di chi ha comprato mentre si susseguono le smentite da parte dei candidati più plausibili.

Il titolo ha chiuso in calo dell‘1,4% a 1,27 euro con volumi più alti della media.

CONSOB VIGILA,TEMPI PIU’ LUNGHI PER COMUNICAZIONI NUOVI SOCI

Consob, che monitora da tempo la vicenda del riassetto azionario di Rcs, ha in corso verifiche anche sull‘andamento dell‘asta dell‘inoptato e vigilerà che le norme sugli obblighi di comunicazione siano rispettati.

In particolare, la Commissione ha chiesto - fin dall‘inizio della ricapitalizzazione - a tutti i soci rilevanti di Rcs, ossia i membri del patto di sindacato e gli altri soci sopra il 2%, di comunicare tempestivamente le eventuali variazioni di quote azionarie. Quindi se a comprare oggi fosse stato qualcuno a cui è già stato rivolto questo invito, l‘annuncio ufficiale dovrebbe arrivare immediatamente dopo l‘esercizio dei diritti, possibile fino al 16 luglio.

Diverso il discorso per eventuali nuovi azionisti, che non possono ovviamente essere già stati contattati dalla Commissione. In questo caso l‘obbligo di comunicazione scatta solo al superamento delle soglie rilevanti, ad esempio il 2% e il 5%, ed entro cinque giorni di borsa dalla reale sottoscrizione e dal conseguente deposito della mappa azionaria da parte Rcs.

Nel caso si tratti di investitori istituzionali come i fondi, in base alla legge comunitaria c‘è la facoltà di non fare comunicazioni fino al superamento del 5%.

Va considerato anche che se i diritti acquisiti non venissero esercitati, non essendoci di fatto alcuna variazione nell‘equilibrio azionario, non ci sarebbe alcun obbligo di comunicazione.

FONTI NEGANO INTERVENTO DI DELLA VALLE, FIAT, BONOMI

Il primo pensiero è andato a Diego Della Valle, che alcuni giorni fa aveva detto di essere disposto a salire fino al 20% dal suo 8,8%, salvo poi auspicare più tardi un‘uscita di tutti gli azionisti forti del gruppo, lui compreso. “Della Valle non ha comprato diritti né aveva alcuna intenzione di farlo”, ha detto una fonte vicina al dossier.

Non ha comprato neanche Fiat, secondo quanto riferisce un‘altra fonte [ID:nL6N0FH146], giunta a sorpresa al ruolo di primo socio con il 20,1% del capitale post-aumento nelle scorse settimane, e non è entrato nella partita neanche Andrea Bonomi, numero uno del fondo Investindustrial ed ex consigliere di Rcs, indicato da indiscrezioni come un possibile futuro socio del gruppo. “Non si può escludere un intervento di Bonomi in futuro, ma solo una volta chiarito l‘assetto azionario e gestionale del gruppo, quindi non prima dell‘autunno, ad aumento di capitale pienamente concluso”, spiega una fonte.

Sempre tra i fondi italiani una fonte vicina a Clessidra esclude un intervento Claudio Sposito e lo stesso vale per la Sator di Matteo Arpe.

FUORI DALLA PARTITA MURDOCH E AXEL SPRINGER

Anche guardando all‘estero, chi finora è stato tirato in ballo da indiscrezioni stampa si chiama fuori dalla vicenda.

Un portavoce di Axel Springer, il cui presidente Giuseppe Vita è stato nel Cda di Rcs, ha negato che il gruppo editoriale tedesco abbia comprato i diritti, e anche dal mondo di Rupert Murdoch si fa riferimento alla smentita di soli pochi giorni fa del presidente di Fiat John Elkann, che escludeva un‘alleanza con il magnate australiano.

A questo punto un osservatore si chiede se si sia palesato un nuovo socio, “magari titolare anche di quel 6-10% che ha sottoscritto i diritti venduti nel normale periodo di offerta e non imputabile ai soci rilevanti del gruppo, che altrimenti avrebbero dovuto comunicarne l‘esercizio”. In questo caso, partirebbero poi le speculazioni se si trattasse di un outsider vero e proprio o di un alleato di qualche azionista storico.

Un‘altra ipotesi è che siano stati comprati diritti per poi non esercitarli ed impedire che finiscano in mani non amiche, oppure che qualcuno abbia provato a raccogliere una quota potenziale significativa per poi tentare di venderla al migliore offerente: puri ragionamenti che non trovano finora alcun riscontro. Sul mercato c‘è chi non esclude l‘intervento di hedge fund che hanno fatto arbitraggi tra diritto e azione.

Secondo gli schermi Reuters sono stati venduti oggi 15,16 milioni di diritti (ciascuno dà l‘opzione di acquistare tre azioni a 1,235 euro l‘una) a 0,02 euro: il costo complessivo dei diritti è quindi stato intorno ai 300.000 euro. L‘esercizio di tutti i diritti costerebbe intorno ai 56 milioni di euro.

L‘unica certezza è che le banche del consorzio di garanzia non dovranno spendere per sottoscrivere l‘inpotato. “Questo ci fa piacere”, commenta una fonte vicina a uno degli istituti coinvolti (Banca IMI, BNP Paribas, Banca Akros, Banca Aletti, Commerzbank, Mediobanca, UBI Banca e Credit Suisse).

Claudia Cristoferi Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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