10 luglio 2013 / 10:40 / tra 4 anni

Bankitalia, Saccomanni apre a riforma azionariato

ROMA (Reuters) - Il governo è disponibile a valutare “in tempi brevi” e “di concerto” con la Banca centrale europea una riforma dell‘assetto azionario della Banca d‘Italia, organo di vigilanza sul settore bancario che risulta ancora essere partecipato dai maggiori istituti di credito.

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. REUTERS/ Alessandro Bianchi

Lo ha detto il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, ex numero due di Palazzo Koch, in una apparente apertura alla richiesta degli istituti di credito di abolire una norma (mai attuata) sulla nazionalizzazione del capitale di Bankitalia e di rivalutare quote che attualmente sono indicate ad appena 156.000 euro per rafforzare il proprio patrimonio.

“Il governo è disponibile ad affrontare in tempi brevi, di concerto con la Banca d‘Italia e la Bce, il problema dell‘assetto proprietario della nostra banca centrale”, ha detto oggi Saccomanni all‘assemblea generale dell‘Associazione bancaria italiana.

Poco prima, sempre al palazzo dei Congressi dell‘Eur, il presidente dell‘Abi Antonio Patuelli aveva chiesto il “definitivo superamento dell‘inammissibile legge italiana del 2005 (di dubbia costituzionalità) che puntava a nazionalizzare l‘azionariato della Banca d‘Italia”.

In maggio il presidente del consiglio di gestione di Intesa, Gian Maria Gros-Pietro, aveva osservato che “la significatività dei bilanci bancari potrebbe essere migliorata da un adeguamento del valore delle quote di capitale di Banca d‘Italia”.

Tra i grandi soci di via Nazionale ci sono Intesa, Unicredit, Montepaschi e Carige. Grandi soci non bancari sono Generali e Inps.

Sin dalla legge di riforma di palazzo Koch del 2005 si discute dentro e fuori il Parlamento su come evitare che i controllati (gli intermediari) rimangano anche solo formalmente i controllanti del controllore (la Banca d‘Italia) e si auspica un trasferimento delle quote dalle banche ad altri ‘soggetti idonei’.

VARIE OPZIONI SUL TAPPETO

Abbandonata l‘idea della nazionalizzazione che per alcuni attenterebbe all‘autonomia di via Nazionale e rischierebbe il veto della Bce, si sono negli anni valutate diverse opzioni tra le quali ancora non risulta sia stata compiuta una scelta.

Una di queste soluzioni ipotizza una forte diluzione della compagine azionaria con la trasformazione della Banca in una public company. Qualcuno ha auspicato l‘intervento della Cassa depositi e prestiti, la holding del Tesoro in cui le Fondazioni bancarie detengono un 18% circa.

Oggi il presidente della Cdp Franco Bassanini ha messo le mani avanti su quest‘ultima opzione osservando che nel suo discorso all‘Abi, Saccomanni ha parlato in 3 punti della Cassa, ma mai a proposito di Bankitalia”.

Altra questione, che alcuni definiscono più da avvocati che da economisti, il valore del capitale di Bankitalia che varia da poche centinaia di migliaia di euro a decine di miliardi di euro. La Carige contabilizza nel bilancio 2012 la sua partecipazione del 4,03% in Bankitalia a 892,2 milioni, valutando l‘intero capitale a oltre 22 miliardi di euro.

La riforma dell‘azionariato di via Nazionale dovrebbe poi ricevere il via libera della Bce che vigila sull‘indipendenza e l‘autonomia delle banche dell‘eurosistema.

Saccomanni ha detto oggi che l‘azionariato di Via Nazionale “è un tema delicato” da affrontare “nella prospettiva dell‘Unione bancaria in Europa, prestando attenzione ai vincoli posti dalla normativa comunitaria, con l‘obbiettivo di realizzare un assetto moderno ed efficiente del cruciale rapporto tra banca centrale e sistema bancario”.

Le banche italiane sperano che il momento giusto sia arrivato per avventurarsi in una questione complessa con l‘arrivo di Saccomanni a via XX Settembre dopo quello dell‘ex governatore Mario Draghi a Francoforte.

(Paolo Biondi, Giuseppe Fonte, Alberto Sisto)

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