10 luglio 2013 / 09:09 / tra 4 anni

Italia, Bankitalia: giudizi agenzie rating non sempre motivati

ROMA (Reuters) - I giudizi degli analisti internazionali, quindi anche quelli delle agenzie di rating, sul Paese sono legati a “mutevoli valutazioni” e quelli “sulla solidità dei bilanci delle banche italiane non sempre sono ben motivati”.

La sede dell'agenzia di rating Standard & Poor's a New York. REUTERS/Brendan McDermid

Lo dice il governatore della Banca d‘Italia nel suo discorso all‘assemblea annuale dell‘Abi. Nello stesso discorso mette in relazione le difficoltà dell‘economia italiana e della ripresa ai “rischi di rallentamento dell‘economia mondiale” e alle “incertezze sulla governance europea” che finiscono per pesare anche sul nostro spread. Si tratta di una analisi opposta a quella che ha portato Standard and Poor’s - mai citata nel discorso - a tagliare ieri sera il rating sovrano italiano.

Visco richiama perciò a non derogare dalla politica di rigore perché “non possiamo rischiare di perdere la fiducia degli investitori, fragile ed esposta alle mutevoli valutazioni degli analisti. Le politiche di bilancio devono rimanere responsabili; le riforme già definite e quelle da attuare vanno collocate in un disegno organico, enunciandone con chiarezza le finalità”.

PROSEGUE CRISI SOFFERENZE, NECESSITA’ PATRIMONIALI BANCHE

Per quel che riguarda il nostro sistema bancario, Visco segnala che prosegue la crescita delle sofferenze sui crediti alle imprese, che nel primo trimestre dell‘anno “si è collocata al 4,5%”, tensioni che “sono destinate a proseguire nei prossimi mesi”.

Benché il rafforzamento patrimoniale del sistema negli ultimi anni sia già stato rilevante, “l‘azione di rafforzamento patrimoniale dovrà proseguire”

Dal punto di vista della governance il governatore rilancia i due moniti ai quali aveva già accennato all‘assemblea di Bankitalia dello scorso maggio: il primo rivolto alle Fondazioni, il secondo alle popolari.

Alle Fondazioni ricorda la necessità di “una diversificazione dei portafogli al fine di allentare i legami, talvolta troppo stretti, con i risultati della banca di riferimento e di evitare interferenze nella governance e nelle scelte imprenditoriali degli intermediari”.

Alle popolari richiede di “riconsiderare le regole di governance”, affermando che “il modello più coerente con le caratteristiche delle banche di grandi dimensioni, in grado di favorire l‘apporto di capitale e la trasparenza dell‘assetto proprietario e della governance, è quello della società per azioni”.

(Paolo Biondi e Giuseppe Fonte)

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