4 luglio 2013 / 14:39 / 4 anni fa

Telecom, ferme trattative Hutchison, no intesa su integrazione con 3

di Stefano Rebaudo

Telecom Italia, cda ha deciso di porre fine a trattative Hutchison. REUTERS/Stefano Rellandini

MILANO (Reuters) - Telecom Italia ha deciso di non avviare negoziati formali con il gruppo cinese Hutchison Whampoa per l‘integrazione con 3 Italia, rendendo concrete le divergenze sulla valutazione dell‘asset.

Ma sul fatto che la trattativa per l‘ingresso nel capitale di Telecom da parte del gruppo cinese si possa ancora fare, ci sono posizioni diverse tra i soci.

Una fonte a conoscenza della situazione, dice che “indipendentemente dalla nota e dalle dichiarazioni fatte oggi, la trattativa con Hutchison non è chiusa”.

Mediobanca, attraverso uno dei suoi rappresentanti nel consiglio, chiarisce la sua posizione, affermando invece che l‘ipotesi Hutchison non è in essere. “Le trattative con Hutchison sono finite”, ha detto Tarak Ben Ammar, parlando con i giornalisti dopo il consiglio.

Era stato lo stesso Ben Ammar a dichiarare, alla fine dello scorso anno, che l‘ipotesi ingresso nel capitale di Naguib Sawiris, formalmente respinta dal cda, aveva ancora delle possibilità.

Telco, che detiene il 22,4% del gruppo italiano, è controllata da Telefonica (con il 46,18% del capitale), Intesa Sanpaolo, Mediobanca (11,62% ciascuna) e Generali (30,58%).

“La realtà è che la questione di un possibile nuovo socio è aperta e ognuno ha le sue opinioni in materia”, dice una fonte vicina alla vicenda.

“La valutazione di 3 Italia che è stata proposta è troppo alta, certo se si parlasse di un esborso cash per l‘acquisto di una partecipazione in Telecom il discorso cambia, ma non vedo a breve sviluppi in questa direzione”, aggiunge.

In ogni caso, mentre Mediobanca si appresta a smobilizzare la sua partecipazione, partendo a settembre con una procedura in questo senso, con Generali che potrebbe fare la stessa cosa, la ricerca di un nuovo partner è formalmente aperta.

L‘ipotesi di accordo con il gruppo cinese riguardava l‘integrazione con 3 Italia e l‘ingresso nel capitale di Telecom Italia della casa madre Hutchison con una partecipazione di controllo.

La nota di oggi non fa riferimento alla seconda parte dell‘ipotesi di accordo annunciata ad aprile.

Sull‘ipotesi di integrazione di 3 Italia con altri operatori, una fonte finanziaria commenta: “Hutchison potrebbe ora guardare a Wind, ma un accordo è improbabile perché il gruppo ha una senso inflazionato della propria valutazione”.

SCORPORO DELLA RETE FISSA RESTA PRIORITA’

La realtà è che, in ogni caso, prima di parlare di nuovo azionista è necessario avviare in modo concreto lo scorporo della rete fissa e i tempi non sembrano essere brevissimi.

Franco Bernabè, presidente del gruppo telefonico, a metà giugno, ha detto che auspica un accordo con l‘autorità Agcom per attivare la nuova società della rete, che prenderà il nome Opac, entro fine anno.

La questione dovrà anche affrontare le eventuali obiezioni degli operatori alternativi che intendono far sentire la loro voce sulle questioni regolatorie e non solo.

Vodafone Italia e Wind, che fa capo al gruppo Vimpelcom, sono interessati a partecipare alla società della rete che potrebbe nascere dallo scorporo di una divisione Telecom, ma proseguono i colloqui con Metroweb, operatore di rete in fibra ottica nell‘area milanese, per un‘infrastruttura alternativa.

TITOLO NON REAGISCE IN BORSA

Telecom reagisce al flusso di notizie del pomeriggio con un lieve rafforzamento, ma il titolo fluttua comunque intorno ai minimi da circa 15 anni, secondo i grafici Reuters.

Secondo un trader, “si guarda alle dichiarazioni di Draghi sui tassi, su quello è scattato qualche acquisto, non vedo niente di specifico sulla società a influenzare le quotazioni”.

“Dubito che ci fosse qualcuno che era rimasto investito sulle attese per un‘intesa con Hutchison”, aggiunge.

Le azioni erano scese nelle ultime due, tre sedute dopo che alcune fonti hanno detto a Reuters che le trattative con Hutchison in fase di stallo.

Oggi il titolo chiude in rialzo dell‘1,83% a 53 centesimi, contro un indice delle telecomunicazioni che sale del 2,18% e un indice FTSEMib in rialzo del 3,44%.

Le azioni salivano dell‘1,2% prima delle dichiarazioni di Ben Ammar e della nota della società.

-- ha collaborato Claudia Cristoferi

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