28 giugno 2013 / 12:18 / 4 anni fa

Ue, Italia ottiene 1,5 mld per giovani, chiede margini bilancio

Il presidente del Consiglio Enrico Letta. REUTERS/Peter Muhly/POOL

BRUXELLES (Reuters) - L‘Italia ottiene dal Consiglio europeo 1,5 miliardi rispetto ai 500 milioni iniziali per le politiche di sostegno ai giovani disoccupati e insiste nel chiedere più spazio di manovra sulla gestione del bilancio a partire dal 2014.

“Abbiamo vinto bene sulla lotta alla disoccupazione giovanile, abbiamo vinto di misura sull‘Unione bancaria e abbiamo pareggiato sulla Bei”, ha sontetizzato calcisticamente il presidente del Consiglio, Enrico Letta, al termine del vertice tra i Capi di Stato e di governo europei a Bruxelles.

Il risultato principale del summit è che la dotazione per la Youth guarantee sale complessivamente a 9 miliardi: i 6 precedentemente previsti e spalmati negli anni vengono anticipati per il 2014 e il 2015 e altri 3 miliardi (aggiuntivi) vengono stanziati per gli anni successivi.

“Oggi siamo in grado di dire che riusciremo ad arrivare, sulla quota complessiva di 9 miliardi, per le modalità di calcolo e gli impegni politici assunti, a 1,5 miliardi”, ha detto Letta parlando di “un grandissimo risultato”.

La quota italiana nei prossimi due anni sarà di circa 1 miliardo, ha aggiunto il Capo del governo italiano.

“Adesso sta alle imprese, non hanno più alibi e possono assumere i giovani”, ha concluso.

Nessun passo avanti, invece, sull‘altro grande dossier su cui preme il governo italiano: rendere più flessibili le regole di bilancio europee evitando, a certe condizioni, che la quota nazionale di investimenti cofinanziati dall‘Europa finisca con il produrre uno sforamento dei parametri di Maastricht.

“Bisogna che il mantenimento degli impegni porti a una premialità, la principale premialità è la flessibilità”, ha detto il capo del governo limitandosi a rilanciare le richieste dell‘Italia.

UNIONE BANCARIA, GERMANIA CHIEDE MODIFICA TRATTATI

Secondo Letta, il compromesso raggiunto al summit sull‘Unione bancaria “lascia tutta la possibilità che entro quest‘anno sia completato il percorso” che porterà alla nascita di un‘unica autorità di vigilanza a livello europeo.

Il presidente della Repubblica francese, François Hollande, si è mostrato meno ottimista e ha indicato come scadenza “metà del 2014”.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha ribadito la sua posizione e cioè che la creazione di un‘autorità unica per la gestione delle crisi bancarie richiede una modifica dei Trattati europei.

Letta ritiene che l‘esito del summit sia comunque positivo perché l‘accordo sull‘Unione bancaria rischiava di chiudersi ancora più al ribasso. Il risultato finale, aggiunge il Capo del governo, è che “qualunque crisi bancaria ci sarà in Europa saranno salvaguardati i conti correnti perché ci sarà una garanzia pubblica su questo tema”.

“C‘è stato il rischio di un ammorbidimento ma è stata molto importante la presenza del presidente [della Bce Mario] Draghi che, in sede di Consiglio, con forza e appoggiato da me e da altri, ha chiesto nelle conclusioni finali la menzione dei piani backstop, cioè la necessità di mettere la chiara menzione del fatto che la risoluzione delle crisi e il tema della salvaguardia dei risparmiatori hanno bisogno di fondi nazionali”, ha spiegato Letta.

BEI, IL NODO DEL RATING TRIPLA A

L‘Italia ha chiesto che la Banca europea degli investimenti (Bei) assuma un ruolo più incisivo nel fornire credito alle piccole e medie imprese.

“Su questo però c‘è stato un arretramento. Si poteva fare di più”, ammette Letta.

Il comunicato finale del vertice sollecita l‘istituzione guidata da Werner Hoyer ad aumentare i crediti del 40% tra 2013 e 2015 a fronte del 50% chiesto dall‘Italia.

A incidere sul negoziato è stato il timore, espresso da Germania, Olanda, Finlandia e Svezia, che un aumento eccessivo della leva finanziaria avrebbe fatto perdere alla Bei il rating AAA.

“Nessuno di noi vuol far perdere la tripla A alla Bei. Si può tenere la tripla A e si può sostenere l‘economia sociale”, dice il capo del governo italiano.

Letta ambisce a fare della Bei “il braccio per l‘economia reale” dell‘Europa: “È anche un modo per proteggere la Bce. I riferimenti sono alla vicenda di Karlsruhe e a questa attenzione morbosa che c‘è in alcuni Paesi europei attorno a un ruolo di eccessivo protagonismo della Bce rispetto a quel che dovrebbe essere”, dice Letta riferendosi al giudizio che la Corte costituzionale tedesca deve dare sul programma per l‘acquisto di titoli sovrani Omt, Outright monetary transactions.

(Giuseppe Fonte)

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