27 giugno 2013 / 07:09 / tra 4 anni

Banche, accordo notturno Ecofin su condivisione perdite

BRUXELLES (Reuters) - L‘Unione europea ha trovato stanotte l‘accordo su come ripartire il costo delle future crisi bancarie tra investitori e ricchi titolari di depositi, una delle tappe dell‘Unione bancaria.

Banconote da 500 euro. REUTERS/Lee Jae-Won

Dopo sette ore di trattativa, durata fino a tarda notte, l‘Ecofin con i ministri delle Finanze dei 27 Paesi dell‘Unione ha trovato l‘intesa sul meccanismo di risoluzione delle crisi.

Il piano prevede che gli azionisti, gli obbligazionisti e i depositanti con più di 100.000 euro dovranno condividere l‘onere del salvataggio.

L‘accordo è un buon viatico per i leader europei che si incontrano oggi a Bruxelles e che ora possono mostrare di aver sotto controllo la crisi finanziaria che è iniziata a metà del 2007 con la crisi della tedesca IKB.

“Per la prima volta, abbiamo trovato un accordo su un significativo bail-in (un salvataggio pagato in primo luogo con risorse interne di azionisti e obbligazionisti) per proteggere i contribuenti”, ha detto il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem.

Le nuove regole infrangono anche il tabù che i depositanti non debbano mai perdere i soldi che hanno in banca, sebbene gli stati avranno una certa flessibilità per decidere quando e come imporre perdite ai creditori di una banca in crisi.

“Questo può riguardare i risparmiatori tedeschi esattamente come può influenzare qualsiasi altro investitore nel mondo”, ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble al termine dell‘incontro.

Finora i contribuenti in Europa hanno dovuto farsi carico di una serie di salvataggi bancari altamente impopolari, dato che la crisi finanziaria che minacciava l‘area ha messo a repentaglio il futuro dell‘euro.

“Dopo l‘accordo raggiunto questa notte l‘Unione bancaria europea è sicuramente più vicina. Questo era uno dei pilastri più complessi da realizzare. Quella raggiunta è una soluzione equilibrata, condivisa anche dal nostro ministro dell‘economia, Saccomanni”, ha detto il presidente Abi Antonio Patuelli.

L‘Unione europea ha speso l‘equivalente di un terzo del suo prodotto per salvare le sue banche tra il 2008 e il 2011, usando i soldi dei contribuenti, ma senza riuscire a contenere la crisi che - nel caso dell‘Irlanda - ha quasi mandato in bancarotta il Paese.

Ma il salvataggio di Cipro a marzo, che ha imposto perdite ai depositanti, ha segnato un approccio più rigoroso che ora, con l‘accordo di questa notte, può essere replicato altrove.

A proposito della possibilità che, con le nuove regole, aumenti la stabilità finanziaria di tutta l‘eurozona Patuelli ha detto che “il caso di Cipro è stata un‘eccezione. Queste regole comporteranno non solo maggiori responsabilità da parte dei singoli soggetti bancari e finanziari e dei singoli organismi di vigilanza, ma porteranno anche maggiore consapevolezza da parte dei cittadini risparmiatori”.

Il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha sottolineato che i ministri si sono anche accordati, su richiesta francese, per poter utilizzare il fondo di salvataggio europeo, Esm, nell‘aiutare le banche dell‘Europa a 27 che entrassero in difficoltà.

“Rende tutto coerente”, ha detto Moscovici ai giornalisti. “Crea una solidità per il sistema e un sistema di solidarietà”.

Secondo le regole, che entreranno in vigore dal 2018, i paesi saranno obbligati a distribuire perdite fino all‘equivalente dell‘8% delle passività della banca, con qualche margine più avanti.

Ora l‘Europa può concentrarsi sulla costruzione del prossimo pilastro del progetto per unificare supervisione e supporto alle banche dell‘area, noto come Unione bancaria.

IL BOIA

Restano comunque sul tappeto una serie di questioni: non da ultimo a chi spetti, se i Paesi o una autorità europea, dire l‘ultima parola sulla chiusura o sulla ristrutturazione di una banca, chi debba in pratica svolgere il ruolo del “boia”.

Secondo funzionari europei, la Commissione Ue dovrebbe presentare una proposta di creazione di una nuova agenzia con questo compito finale già la prossima settimana.

“La discussione più importante ancora deve cominciare e riguarda come deve essere presa la decisione sulla ristrutturazione”, ha detto Nicolas Veron, un esperto del think tank Bruegel di Bruxelles. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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