3 giugno 2013 / 10:44 / tra 5 anni

Debiti Pa, decreto in aula Senato, Tesoro prepara nuovi rimborsi

ROMA (Reuters) - Mentre il ministero dell‘Economia prepara la seconda fase di rimborsi, l‘aula del Senato avvierà alle 17,00 di oggi l‘esame del decreto sui primi 40 miliardi promessi alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione tra 2013 e 2014.

Palazzo Madama dovrà concludere l‘esame al più tardi giovedì. Il decreto, infatti, deve tornare alla Camera per la conversione in legge entro il termine del 7 giugno, pena la decadenza.

Frutto di un complesso negoziato tra Italia e Commissione europea, il decreto definisce i termini per liquidare alle imprese 20 miliardi quest‘anno e altri 20 il prossimo.

Quasi 33 miliardi sono rimborsi di debiti commerciali in senso stretto. Il resto assume la forma di rimborsi fiscali o compensazioni con debiti fiscali (6,5 miliardi) e nuovi investimenti cofinanziati dall‘Europa (800 milioni).

Secondo il Documento di economia e finanza (Def), il decreto dovrebbe stimolare l‘economia riducendo a -1,3 da -1,5% la dinamica negativa del Pil prevista quest‘anno e rafforzare di 0,7 punti la ripresa del 2014, quando il tasso di crescita dovrebbe essere pari all‘1,3%.

La Banca d‘Italia si è mostrata più prudente, indicando un contributo alla crescita compreso tra 0,5 e 0,7 punti di Pil nel biennio 2013-2014.

La conversione in legge del decreto dovrebbe rendere più spedito il processo di rimborso e, secondo il ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni, la liquidità comincerà a entrare in circolo già da questo mese.

Oltre a monitorare l‘attuazione del decreto, i tecnici di via XX Settembre si concentreranno nei prossimi mesi sul nuovo programma di rimborsi da definire con la Legge di stabilità per il 2014.

Il primo passo è la conclusione, entro il 15 settembre, del censimento di tutti i debiti commerciali, che Bankitalia ha quantificato in 90-91 miliardi a fine 2011.

BANCHE E CDP PER COMPLETARE PROCESSO DI RIMBORSO

Una volta definito il totale delle fatture pendenti, il Tesoro dovrà decidere quanto rimborsare e attraverso quali canali.

L‘articolo 7 del decreto già prevede la possibilità di liquidare, “mediante assegnazione di titoli di Stato”, i circa 11 miliardi di crediti commerciali comprati dalle banche con la formula pro soluto (l‘impresa non conserva alcun rischio di credito) e come tali già inclusi nel debito pubblico.

La partita non dovrebbe esaurirsi qui. Secondo Bankitalia, al netto delle fatture cedute alle banche bisognerebbe rimborsare altri 20 miliardi per riportare la dinamica dei pagamenti a un livello più fisiologico.

L‘Italia ha due strade per chiudere la partita entro il 2014, prima che il Fiscal compact renda più rigida la gestione delle finanze pubbliche.

Da un lato, il Tesoro può continuare con la strategia del rimborso diretto, che però deve tenere conto dell‘impatto su deficit e debito e dei nuovi margini negoziabili con la Commissione europea per il 2014.

Dall‘altro, per superare i ridotti spazi di manovra del bilancio pubblico, il Tesoro potrà attingere al canale dei rimborsi indiretti attraverso il sistema bancario.

Camera e Senato hanno modificato il decreto proprio per aprire la strada all‘intervento delle banche. L‘articolo 9 ora consente al Tesoro di agire “anche mediante la concessione, nell‘anno 2014, della garanzia dello Stato al fine di agevolare la cessione dei relativi crediti a banche e ad altri intermediari finanziari, nel rispetto dei saldi programmati di finanza pubblica”.

Della partita dovrebbe essere anche la Cassa depositi e prestiti, secondo lo schema suggerito dal suo presidente Franco Bassanini. [ID:nL6N0E23H2] In caso di morosità, la banca avrebbe la facoltà di cedere alla Cdp il credito garantito dallo Stato entro un tetto annuo, che Bassanini ha indicato in 3-4 miliardi.

La Cassa sarebbe autorizzata anche a ristrutturare il credito su un periodo più lungo, usando il meccanismo della delegazione di pagamento.

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