May 31, 2013 / 12:33 PM / 5 years ago

Banche, Visco: alcune rischiano, indebolite da recessione

ROMA (Reuters) - La grave crisi in cui è caduta l’Italia ha indebolito le banche e alcune rischiano di avere problemi, anche se il sistema del credito nazionale nel suo complesso ha mostrato di tenere dopo 5 anni di dura crisi.

Così il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali, mette in evidenza la criticità del momento senza fare più chiari riferimenti a particolati istituti.

Le sofferenze continueranno a crescere elevate per tutto il 2013 e c’è una spirale negativa da spezzare, con una rigida offerta di credito alimentata dalla congiuntura negativa.

Visco descrive “banche indebolite prima dalle tensioni sul debito sovrano, poi dagli effetti della recessione, fra le quali rischiano di emergere situazioni problematiche”.

Il governatore non è più esplicito, ma in un altro passaggio, rivolgendosi agli azionisti degli istituti, raccomanda di “sostenere finanziariamente le banche rinunciando ai dividendi quando necessario” ma anche “di accettare la diluzione del controllo favorendo all’occorrenza l’aggregazione con altri istituti. Saranno ricompensati dalla redditività nel più lungo periodo”.

Alle Fondazioni ricorda di muoversi entro i confini della forma e dello spirito della legge “senza condizionare le scelte gestionali e l’organizzazione” degli istituti di cui sono azioniste.

RIENTRATI RISCHI LIQUIDITA’, TENSIONI NON ANCORA FINITE

Grazie alle misure di finanziamento straordinarie e l’ampliamento dei collaterali ammessi, “i rischi immediati di liquidità sono oggi rientrati”, ma, avverte Visco, le tensioni sui mercati dei titoli di Stato “non sono del tutto sopite” e “rimangono incertezze sulla capacità delle banche di riconquistare pienamente l’accesso ai mercati internazionali, soprattutto nei segmenti a lunga scadenza”.

Attualmente il collaterale stanziato presso Bankitalia basato sui prestiti bancari è di 180 miliardi “poco meno di un terzo del complesso delle attività stanziabili presso la banca centrale, metà di quelle depositate a garanzia”, dice Visco ricordando anche che è in atto un confronto con le banche e con la Bce per “ampliare il novero di attività potenzialmente utilizzabili a garanzia”.

Finora il sistema - dà atto il governatore - ha saputo reggere all’urto delle crisi finanziarie ed economiche ma le banche devono saper ritrovare redditività, “garanzia ultima della stabilità”, contrastando il rischio di un’evoluzione sfavorevole “mediante incisivi interventi sui costi”, inclusi quelli per ridurre le spese del personale.

“Vanno considerate misure anche di natura temporanea per ridurre le spese per il personale in rapporto ai ricavi. Gli accordi a livello aziendale volti a coniugare flessibilità e solidarietà contenuti nel contratto nazionale firmato nel 2011, muovono nella giusta direzione”, dice il governatore.

RIEQUILIBRARE SVANTAGGIO FISCALE SVALUTAZIONI SU CREDITI

Serve anche che gli istituti rivedano i modelli di distribuzione, differenziando meglio le specializzazioni operative della rete tradizionale e dei canali telematici.

In particolare andrebbe più specializzata la rete tradizionale per l’offerta di prodotti più complessi e personalizzati, lasciando maggiormente l’offerta standard al canale telematico.

Più spazio di manovra dovrebbe poter essere dato alle banche, riequilibrando uno svantaggio fiscale per le perdite su crediti.

“E’ opportuno correggere l’attuale penalizzazione fiscale delle svalutazioni sui crediti. La diluizione nel tempo della loro deducibilità, assente nei maggiori paesi delll’Unione europea, disincentiva gli impieghi alle imprese in fasi di congiuntura negativa”, dice Visco.

Gian Maria Gros-Pietro, intervenendo come rappresentante del primo azionista Intesa Sanpaolo, osserva che benefici per i bilanci bancari potrebbero certamente venire da “un corretto recepimento contabile degli accantonamenti sui crediti”, ma anche da un adeguamento del valore delle quote di Bankitalia in carico agli istituti azionisti.

SPEZZARE SPIRALE NEGATIVA CREDITO

Esiste un problema di accesso al credito, sia per la bassa domanda, ma anche per restrizioni di offerta da parte delle banche.

“Le condizioni di offerta del credito incidono, a loro volta negativamente sull’attività economica, in una spirale negativa che bisogna spezzare”, ha detto Visco.

Per il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, la rimozione della penalizzazione fiscale e il maggior spazio per il credito alle imprese sono fatti collegati e conseguenti.

Visco, osserva Patuelli, ha sottolineato che “sulle banche e sul credito in Italia gravano tasse di una tipologia che non esiste in nessuna parte dell’Unione europa”. E allargare il credito? “Sicuramente, conseguentemente”, ha detto.

Il governatore ricorda che il flusso di nuove sofferenze in rapporto agli impieghi ha recentemente superato su base annua e al netto delle stagionalità il 4% “un livello non toccato da venti anni” e che in prospettiva il flusso di sofferenze “rimarrebbe elevato nella restante parte del 2013”.

Per questo, dopo aver intensificato il presidio sulle rettifiche dei crediti nei bilanci bancari, Bankitalia osserva che se la Vigilanza fosse stata meno incisiva “i rischi per le banche e l’economia sarebbero stati ingenti” e ritiene necessario “mantenere, in alcuni casi accrescere, i livelli di copertura raggiunti”.

TRASFORMARE IN SPA POPOLARI GRANDI E QUOTATE

Visco sollecita poi le banche popolari più grandi e quotate in Borsa a facilitare la partecipazione dei soci e a rendere “più incisivo il ruolo degli investitori istituzionali”. Andrebbe poi “resa più agevole, per le popolari quotate, la trasformazione in società per azioni”. La disciplina sulle popolari, pensata per funzionare in una operatività circoscritta in ambiti geografici ristretti, “può risultare oggi inadeguata per intermediari di grande dimensione, operanti a livello nazionale o anche internazionale di grande dimensione, quotati in Borsa, partecipati da investitori istituzionali”, dice Visco.

Anche qui senza fare un esplicito riferimento a un particolare istituto, ma certamente va ricordato il tentativo di trasformazione in spa della Popolare di Milano, finora non realizzato, e quello, bocciato nell’assemblea della banca milanese, di introdurre il voto a distanza.

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