29 maggio 2013 / 12:42 / 4 anni fa

Italia, Ue chiede taglio imposte lavoro a spese Iva, Imu

BRUXELLES (Reuters) - La Commissione Ue chiude, dopo quattro anni la procedura di deficit eccessivo nei confronti dell‘Italia, aprendo due importanti fronti per Roma. Da un lato crea le condizioni perchè, nel 2014, l‘Italia abbia più risorse, potendo spostare il target del deficit/pil al 2,9% dall‘1,8 indicato dal Def. Dall‘altro nelle sei raccomandazioni per il periodo 2013/2014 dettaglia quali dovrebbero essere gli interventi fiscali dell‘Italia in una direzione opposta a quella emersa nei primi provvedimenti del governo Letta.

Il presidente del Consiglio Enrico Letta saluta, stringendogli le mani, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso dopo una conferenza stampa congiunta. Bruxelles, 2 maggio 2013. REUTERS/Francois Lenoir

L‘Italia, scrive oggi Bruxelles, a parità di gettito deve alleggerire il carico fiscale da lavoro e capitale compensandolo con la maggiore tassazione dei consumi (Iva) e degli immobili (Imu). In tema di Iva la Ue chiede di rivedere il regime delle esenzioni e delle aliquote ridotte, mentre per gli immobili la Commissione raccomanda di riformare il catasto per allinearlo ai valori di mercato. Una linea che pare vicina a quella del ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni, favorevole a occuparsi prima del rilancio degli investimenti che di bloccare il previsto aumento dell‘Iva (a luglio al 22 dal 21%), ma non a quella dell‘intero governo dove la componente Pdl chiede con forza l‘abolizione dell‘Imu.

“L‘Italia ha margini di sicurezza molto limitati per mantenere il deficit sotto il 3% dopo alcune decisioni del nuovo governo riguardo alla tassazione” ha detto oggi il commissario agli Affari Economici Olli Rehn con chiaro riferimento alla decisione di sospendere l‘Imus ulla prima casa.

La Commissione inserisce la proposta fiscale in un quadro in cui emerge la forte preoccupazione per la situazione dell‘economia - serve “un risanamento di bilancio favorevole alla crescita” - e del mercato del lavoro. All‘Italia si raccomanda di “dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro e del quadro per la determinazione dei salari per permettere un miglior allineamento dei salari alla produttività” e per donne e giovani, esclusi in forza dal mercato, chiede di promuovere la partecipazione anche con il ricorso al programma europeo ‘youth garantee’ (per l‘Italia vale al momento circa mezzo miliardo di euro).

Il premier Enrico Letta da parte sua, oltre alla naturale soddisfazione per la chiusura della procedura, spiega oggi che il governo si impegna a rispettare gli obblighi assunti in sede europea, il primo dei quali, spiega, è la necessità di riforme strutturali. E ricorda anche l‘impegno ad applicare il programma sui cui il governo ha votato la fiducia. Mentre Saccomanni dichiara di attendersi a questo punto “una reazione positiva dai mercati”.

ITALIA INSTRADI DEBITO/PIL SU SENTIERO DISCESA

All‘Italia, che vanta al momento uno dei deficit/pil più contenuti, la Ue evidenzia, come prima raccomandazione, la necessità di perseguire l‘aggiustamento strutturale del blancio. Obiettivo: “instradare l‘elevatissimo debito/pil su una traiettoria stabilmente in discesa”. La stima Ue per il 2013 si attesta oltre il 131% del Pil, a fronte dell‘obiettivo di 60% del ‘fiscal compact’, e sale oltre il 132% nel 2014 (più del 134% secondo l‘Ocse). “L‘alto livello del debito pubblico resta un fardello importante” ha detto il presidente della commissione Ue Josè Manuel Barroso, invitando Roma “a non rilassarsi” di fronte alla chiusura della procedura.

Di fronte al Fiscal Compact che introduce inoltre l‘obbligo di ridurre ogni anno il rapporto debito/Pil in misura pari ad almeno un ventesimo della distanza tra il livello effettivo e la soglia di 60% il compito dell‘Italia appare, in assenza di correttivi delle norme, impervio. Diffuso soltanto la settimana scorsa, il rapporto annuale Istat 2012 simula l‘effetto delle nuove regole Ue su un Paese con un debito intorno a 130% del Pil, un potenziale di crescita di circa 1% e un costo medio del debito in area 4%, concludendo che in simili condizioni per un rientro del debito a 60% del Pil sono necessari 80 anni.

PER BANCHE E PA PIU’ EFFICIENZA, PIU’ LOTTA A CORRUZIONE

Alle banche italiane la Ue raccomanda governance che portino a più efficienza e redditività e consentano di sostenere il credito alle attività produttive. La Commissione chiede anche di continuare il controllo della qualità degli asset e di affrontare il nodo delle sofferenze in bilancio.

Reiterate le richieste al settore pubblico: occorrono più efficienza e coordinamento nella PA e la semplificazione del quadro amministrativo e normativo. E nel campo della giustizia civile serve ridurre la durata dei procedimenti e il livello di contenzioso, anche ricorrendo a procedure extra-giudiziali.

Il quadro giuridico va potenziato per quanto riguarda la repressione della corruzione, anche rivedendo la disciplina dei termini di prescrizione.

In tema di servizi la Ue raccomanda l‘apertura dei mercati a maggiore concorrenza, mentre, per quanto riguarda la capacità infrastruttturale, la Ue ne chiede il potenziamento nell‘energia come nei trasporti e nelle telecomunicazioni. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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