28 maggio 2013 / 09:29 / 5 anni fa

Ilva, vertice governo-azienda cerca di evitare chiusura

ROMA (Reuters) - A Palazzo Chigi è stato sospeso e rimandato al pomeriggio il vertice tra governo e Ilva, mentre i tecnici di diversi ministeri continuano a lavorare sulle opzioni possibili, compreso il commissariamento, per evitare la chiusura dell‘azienda siderurgica rispettando al tempo stesso le prescrizioni ambientali.

Un'immagine dello stabilimento siderurgico di Taranto, 3 agosto 2012 REUTERS/Yara Nardi

Lo riferiscono fonti governative.

Dopo il sequestro di beni per oltre 8 miliardi deciso dal tribunale di Taranto ai danni della società siderurgica e della sua controllante Riva Fire, oggi il premier Enrico Letta ha convocato a Palazzo Chigi una riunione con il ministro dell‘Interno Angelino Alfano, i responsabili dello Sviluppo Economico e dell‘Ambiente, Flavio Zanonato e Andrea Orlando, il il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi e il sottogretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti, oltre al presidente dell‘Ilva Bruno Ferrante e all‘amministratore delegato Enrico Bondi, entrambi dimissionari.

Una fonte a conoscenza della vicenda ha detto che in serata sarà lo stesso premier Letta, al termine del vertice, a pronunciarsi.

Ieri si era già svolto un primo incontro tra Zanonato, Orlando, l‘azienda e gli enti locali, al termine della quale il presidente della Puglia Nichi Vendola ha chiesto l‘amministrazione controllata per l‘azienda siderurgica di Taranto, che dà lavoro direttamente a 11.000 persone.

Oggi, dopo circa un paio di ore di confronto, la riunione a Palazzo Chigi è stata rinviata al pomeriggio, per consentire ai tecnici dei ministeri coinvolti di valutare le diverse opzioni sul tappeto.

Sabato scorso l‘Ilva ha annunciato che le dimissioni del consiglio di amministrazione saranno presentate ufficialmente all‘assemblea degli azionisti del 5 giugno. Diversi esponenti del governo hanno però chiesto a Bondi e Ferrante, che è anche indagato nell‘ambito dell‘inchiesta che ha portato al sequestro preventivo, di restare in sella.

L‘azienda ha anche reso noto che farà ricorso contro il sequestro, che a suo avviso minaccia la capacità produttiva degli impianti.

Intanto, dice una fonte del ministero dell‘Ambiente, i tecnici dell‘Ispra incaricati di valutare i progressi nel rispetto delle prescrizioni previste dall‘Autorizzazione integrata ambientale dicono che permangono diversi ritardi nel rispetto degli obiettivi di risanamento dell‘impianto.

Questa mattina Il Messaggero ha scritto che il sistema bancario guarda con preoccupazione all‘evoluzione della situazione al gigante dell‘acciaio anche perché ha aperto linee di credito per circa 3,7 miliardi al gruppo utilizzate per 2,3 miliardi. I prestiti sono stati dati da circa 15 banche fra cui vengono indicate Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco popolare, Ubi e Mps.

Fonti vicine alla situazione hanno confermato a Reuters le cifre riportate dal Messaggero, aggiungendo che, in particolare, l‘esposizione di Unicredit è “poco sotto i 500 milioni” ed è composta da crediti commerciali autoliquidanti.

Dalla Banca d‘Italia non è stato possibile finora avere commenti sull‘articolo del quotidiano che cita dati della centrale rischi aggiornati allo scorso marzo.

(Massimiliano Di Giorgio)

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