30 aprile 2013 / 12:07 / 5 anni fa

Generali, rilancio non sarà a spese soci, no ad aumenti capitale

TRIESTE (Reuters) - Il rilancio del gruppo Generali non peserà sulle tasche degli azionisti della compagnia né sotto forma di aumenti di capitale né come sacrificio sui dividendi.

E’ quanto ha promesso il Ceo Mario Greco, alla sua prima assemblea degli azionisti dopo la nomina del 2 giugno scorso al posto di Giovanni Perissinotto.

Il prezzo è una cura dimagrante di asset non core, che nelle intenzioni porterà fino a 4 miliardi di beneficio sul patrimonio entro il 2015, cura indispensabile per ridurre il debito della compagnia, pari a 12 miliardi, troppo costoso - circa 750 milioni l‘anno - e che crea “una situazione rischiosissima” con le agenzie di rating.

“Non abbiamo intenzione di chiedere capitale ai nostri azionisti per rafforzare la Solvency o il patrimonio del gruppo”, ha detto Greco aggiungendo che “non sarebbe giusto, non abbiamo mai pensato che sarebbe giusto e non è quello di cui abbiamo bisogno”.

E sul dividendo, oltre a rinnovare la promessa di una cedola “stabile e progressivamente crescente”, ha riconosciuto che i 20 cent distribuiti sui conti 2012 “non rappresentano uno standard per la compagnia” ma vanno valutati in considerazione del fatto che l‘utile è stato di soli 90 milioni a causa di svalutazioni per 1,7 miliardi.

Dalle pagine de Il Piccolo, nella consueta intervista annuale, il presidente Gabriele Galateri descrive “un‘atmosfera molto positiva e di condivisione e sostegno da parte degli azionisti e dei consiglieri nei confronti delle strategie del Ceo”.

NO A PARTECIPAZIONI STRATEGICHE, MA PATTI VINCOLANO SCELTE

Greco ha ricordato i contenuti della strategic review presentata a Londra a metà gennaio che prevede, tra le altre cose, una maggiore focalizzazione sul business assicurativo anche a scapito delle partecipazioni storiche del gruppo.

“Abbiamo dichiarato più volte di non avere interesse a mantenere o rinnovare nessuna partecipazione strategica. Ci muoviamo secondo i tempi possibili e secondo l‘interesse della società a uscire alle migliori condizioni possibili”, ha spiegato. “Negli anni il capitale è stato usato per comprare partecipazioni che non davano una redditività adeguata”.

Alcune di queste partecipazioni - come Mediobanca e Rcs - sono vincolate a patti di sindacato e quindi eventuali decisioni sono dettate dalle regole degli accordi sottoscritti. “Non possiamo vendere titoli all‘interno di patti di sindacato e dobbiamo agire quando si creano le condizioni previste. In Mediobanca queste condizioni non esistono e quindi la cosa non si è mai posta”.

Se su Rcs però Generali ha deciso di non sottoscrivere l‘aumento di capitale avviando un parziale disimpegno, non è chiaro cosa accadrà alla scadenza del patto di Piazzetta Cuccia prevista per quest‘anno con disdetta anticipata a settembre. Su questo Greco non ha voluto dare risposte al termine dell‘assemblea.

Sui processi di dismissione già avviati - Bsi e gli asset Usa della riassicurazione - Greco non si aspetta sorprese e tutto procede come previsto. In generale, la compagnia non si sente tuttavia obbligata “a vendere in fretta o male”.

FINO A 2015 NO ACQUISIZIONI, SVILUPPO BUSINESS ORGANICO

Lo sviluppo del business sarà perseguito per linee interne. Dopo l‘acquisizione delle minorities di GPH, infatti, nessun‘altra acquisizione è in programma fino al 2015. Ciò non compromette i piani di espansione, soprattutto in Asia e in America Latina, che saranno attuati organicamente in quanto per i prossimi tre anni la priorità sarà la ricostituzione del capitale. “Quando avremo conseguito questo obiettivo nel 2015 - ha precisato Greco - se sarà opportuno discuteremo di operazioni di crescita e di come finanziarle, ma fino ad allora non lo faremo”.

L‘assemblea ha approvato il bilancio 2012, “anno di svolta” per la compagnia in cui è iniziata “una profonda trasformazione per far fronte a una calo delle performance e della redditività che continuava da alcuni anni”, ha spiegato Greco.

Nominato anche il Cda per il prossimo triennio, più snello con soli 11 membri rispetto ai 19 previsti in quello uscente.

Il giorno feriale ha favorito la partecipazione di investitori istituzionali esteri presenti con il 12,2% del capitale contro il 9,2% del 2012. Tra gli azionisti Blackrock ha il 2,841% ma non era presente in assemblea. Assente anche Effeti, il veicolo costituito da Ferak e Fondazione Crt, azionista con 2,151%. Frazionali variazioni per le quote degli altri azionisti principali: Mediobanca ha il 13,238%, la Cdp tramite il Fondo Strategico Italiano, che ha rilevato la quota di Bankitalia, ha il 4,482%, Leonardo Del Vecchio ha il 2,997%, De Agostini il 2,484%, il gruppo Caltagirone il 2,282%.

Sotto il 2% e presenti in assemblea, tra gli altri, Intesa Sanpaolo con l‘1,70%, Fondazione Cariplo con l‘1,52% e il gruppo Benetton con lo 0,96%.

(Gianluca Semeraro)

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