27 aprile 2013 / 12:27 / 5 anni fa

Bpm, no dei soci a voto a distanza, sale l'incertezza su Spa

di Andrea Mandalà

MILANO (Reuters) - Dopo le tensioni delle ultime settimane lo scontro in atto all‘interno di Pop Milano sul progetto di trasformazione in Spa si consuma oggi con la netta bocciatura dei soci alla proposta sul voto a distanza.

Le due questioni non sono direttamente connesse ma l‘esito dell‘assemblea odierna - che ha visto la presenza di circa 4.700 soci (in proprio e per delega) - alimenta le incertezze sul passaggio alla nuova governance voluta dal consiglio di gestione presieduto da Andrea Bonomi e che sarà messa in votazione all‘assemblea del prossimo 22 giugno.

Secondo alcuni, e in primo luogo il fronte sindacale, l‘introduzione del voto elettronico ‘da remoto’ (da casa via internet), senza l‘obbligo di partecipare fisicamente all‘assemblea o di recarsi in sedi specifiche, potrebbe infatti diluire il blocco dei soci contrari alla Spa ibrida.

In questo senso il voto di oggi era visto come una prova generale per capire i rapporti di forza all‘interno della banca in vista dell‘importante appuntamento di giugno.

Secondo Bonomi, voto a distanza e Spa devono comunque restare temi separati: “Non ho mai correlato le due cose”, dice il presidente del Cdg ai giornalisti subito dopo l‘assemblea.

Bonomi difende la proposta come un elemento di “trasparenza” e di “civiltà” che mira ad allargare la platea dei partecipanti alle assemblee, senza stravolgere la natura popolare e partecipativa e della banca, come qualche socio oggi ha invece sostenuto.

“Il voto a distanza è un voto che per una popolare con il tempo deve passare”, sostiene, aggiungendo che “il voto di giugno è diverso”.

“Non lo prendo come uno schiaffo”, commenta invece a proposito della bocciatura sancita dall‘assemblea oggi.

Il numero uno di Investindustrial preferisce non fare ipotesi sul cammino del progetto Spa e sui rapporti con i sindacati, limitandosi a dire che “abbiamo sessanta giorni per vedere se capiscono il loro nuovo ruolo”.

Un cammino pieno di ostacoli ma che il numero uno del consiglio di gestione è convinto di potere sostenere.

“Nessuno ha mai detto che la discontinuità e il cambiamento siano una cosa facile”, dice.

PER SINDACATI SOCI ESPRIMONO TIMORI SU SPA

Per i sindacati, con il voto di oggi i soci di Piazza Meda hanno espresso tutti i dubbi e i timori relativi al progetto di trasformazione in Spa.

“I soci esprimono, con fermezza, tutti i dubbi e le preoccupazioni per il progetto di trasformazione in Spa e la volontà di preservare l‘identità e l‘autonomia della loro banca, fonte, nella sua lunga storia, di sviluppo e di coesione sociale”, dicono in una nota Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, e Giuseppe Gallo, segretario generale della Fiba Cisl.

“Non solo. Esprimono, inoltre, il rifiuto di fare di Bpm SpA la testa di ponte in grado di mettere a rischio il futuro delle banche popolari cooperative e di aprire brecce profonde nella stabilità del sistema bancario italiano”, aggiungono. [ID:nL6N0DE0DD]

TENSIONI TRA I VERTICI

Oltre allo scontro tra management e sindacati, la partita di Bpm sul progetto SpA provoca anche tensioni tra consiglio di gestione e di sorveglianza della stessa banca che già nei giorni scorsi ha visto le dimissioni del presidente del Cds, Filippo Annunziata e di altri quattro consiglieri.

In una lettera, data 24 aprile, e inviata al Cds, Bonomi ha puntato il dito contro le “condotte irresponsabili” di tre consiglieri che hanno proposto un piano alternativo alla Spa ibrida mettendo “a serio rischio la stabilità della banca e la possibilità di portare a compimento le iniziative di rafforzamento patrimoniale”, si legge nella lettera.

Secondo Bonomi il piano alternativo “ha già creato irreparabili danni, anche per quanto riguarda la probabilità di successo del prospetto di aumento di capitale” da 500 milioni funzionale al rimborso dei Tremonti bond dello stesso ammontare “con le banche del consorzio di garanzia che cominciano a manifestare preoccupazione”.

Secondo quanto riportato oggi da alcuni quotidiani il Cds ha replicato alla missiva di Bonomi rivendicando il lavoro svolto ed escludendo che la sopravvivenza della banca possa essere a rischio.

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