9 aprile 2013 / 12:08 / 5 anni fa

Finanza islamica, Visco: opportunità per Italia, ancora temi aperti

ROMA (Reuters) - La finanza islamica, che alla fine di questo anno raggiungerà una dimensione di 1.900 miliardi di dollari, rappresenta una opportunità anche per il sistema finanziario italiano ma restano anche alcuni temi da affrontare perché possa svilupparsi all‘interno di un sistema come quello europeo.

Lo ha detto il governatore della Banca d‘Italia Ignazio Visco aprendo il forum IFSB «The European Challenge» sulla finanza islamica in corso oggi presso la Banca d‘Italia.

Visco ha ricordato il grande sviluppo della finanza basata sui precetti della religione islamica, che per esempio vieta il pagamento dell‘interesse e proibisce speculazione e incertezze nei contratti.

Citando alcune stime private, «l‘attuale dimensione dell‘industria è pari a 1.600 miliardi di dollari», che pur essendo pari a circa 1% della finanza globale ha una rapida espansione al tasso annuo del 10/15%.

«Questa espansione dovrebbe continuare anche in futuro: secondo stime di mercato si calcola che per la fine dell‘anno gli asset della finanza islamica avranno raggiunto 1.900 miliardi di dollari», ha detto Visco nel suo intervento in inglese al Forum.

La crescita di questa branca della finanza rende sempre più importante per «il nostro Paese e per il suo sistema finanziario di avere un solido bagaglio di conoscenza e gli strumenti operativi per interagire con sistemi che rispettino i principi della shari‘ah».

Visco non manca però di sottolineare alcuni temi che possono inibire lo sviluppo della finanza islamica in un contesto europeo.

Intanto, dice il governatore, «la cornice operativa dell‘eurosistema poggia, naturalmente, su strumenti basati sui tassi di interesse».

Poi, nel campo della regolazione prudenziale e della sorveglianza, tutte le banche europee hanno l‘obbligo di aderire a schemi di garanzia dei depositi, mentre «la giurisprudenza islamica prevalente in vari Paesi islamici prevede che i depositi in banche islamiche (che seguono il ‘principio della condivisione di profitti e perdite’) non possono essere coperti da forme di depositi a garanzia».

Infine, spiega i governatore, esiste un tema importante di corporate governance legata al ruolo degli shari‘ah boards (consigli della shari‘ah, che valutano la rispondenza degli investimenti alla legge islamica).

In Italia, osserva Visco, il consiglio di una banca è richiesto di avere la piena responsabilità per le decisioni sulla gestione che «non può essere condivisa con un altro organismo come quello del consiglio della shari‘ah».

(Stefano Bernabei)

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