6 aprile 2013 / 09:24 / tra 5 anni

Debiti Pa, governo vara decreto: 40 mld entro 12 mesi

di Giuseppe Fonte e Antonella Cinelli

Un'immagine di Palazzo Chigi e Piazza Colonna. REUTERS/Yara Nardi

ROMA (Reuters) - Il governo si impegna a liquidare entro i “prossimi 12 mesi” i 40 miliardi promessi alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione senza sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil imposto dall‘Europa.

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi il decreto legge che definisce i termini dell‘operazione, tesa a dare ossigeno all‘economia, e interviene anche sulla nuova tassa sui rifiuti Tares, rinviando a fine 2013 il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro. [ID:nL5N0CT0B4]

I ritardi nei pagamenti della Pa “sono una situazione inaccettabile e che è stata a lungo accettata. È ora di voltare pagina”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti.

“La politica economica non cambia rotta”, ha aggiunto il premier smentendo il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, che dalle colonne dell‘Unità ha salutato il varo del decreto come “il primo intervento anticiclico dopo un lunghissimo periodo di provvedimenti restrittivi”.

“Non riconosciamo il fatto che per rianimare l‘economia si debba fare più debito pubblico”, ha aggiunto Monti riferendosi al fatto che l‘Ue ha concesso all‘Italia di peggiorare i saldi di bilancio solo una tantum ed entro certi limiti.

Il decreto prevede una serie di misure precauzionali per evitare che il deficit salga nel 2013 oltre l‘obiettivo programmatico del 2,9% in rapporto al Pil. A settembre il Tesoro farà un “monitoraggio mirato” e, se necessario, adotterà “misure per la rimodulazione delle spese”.

Monti ha ribadito “la fondata aspettativa” che a maggio la Commissione europea chiuda la procedura per deficit eccessivo avviata contro l‘Italia.

Già lunedì 8 aprile il decreto dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Nello stesso giorno il ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, si recherà a Bruxelles per illustrare l‘operazione a Olli Rehn, il commissario agli Affari economici e monetari.

TITOLI DI STATO PER PAGARE LE BANCHE

Ad oggi non ci sono dati certi sull‘ammontare delle fatture da saldare. La Banca d‘Italia ha stimato un totale di 90-91 miliardi a fine 2011. L‘Abi, l‘associazione delle banche italiane, ritiene che lo stock complessivo sia superiore a 100 miliardi mentre la Cgia di Mestre parla di 130 miliardi.

“Questa incertezza indica le condizioni di opacità in cui il fenomeno si è generato ed è cresciuto”, ha detto Monti indicando la cifra di 80 miliardi a fine 2011.

Grilli ha confermato l‘ordine di priorità dei pagamenti: “Prima le imprese e dopo le banche. Inoltre, devono essere pagate prima le fatture più vecchie”.

La prossima legge di Stabilità programmerà il completamento del processo di rimborso e porrà le basi per pagare nel 2014, “sotto forma di titoli del debito pubblico”, i circa 9 miliardi di crediti già ceduti dalle imprese alle banche.

Entro il 15 settembre, l‘Abi dovrà fornire l‘elenco completo delle fatture scontate da banche e intermediari finanziari, le amministrazioni pubbliche l‘elenco certificato di tutti i debiti ancora da onorare.

LO SCHEMA DELL‘OPERAZIONE E LE RISORSE

Il rimborso dei primi 40 miliardi è una manovra complessa che coinvolge tutte le amministrazioni pubbliche.

Gli enti territoriali sprovvisti di risorse proprie riceveranno i soldi dallo Stato centrale a cui dovranno rimborsarli entro 30 anni.

La copertura deriva sostanzialmente dall‘emissione di nuovo debito pubblico. [ID:nL5N0CR2XE]

Grilli ha spiegato che comuni e province dovrebbero poter liquidare fino a 2,3 miliardi in tempi brevi, subito dopo l‘entrata in vigore del decreto. Un articolato processo amministrativo garantirà alle imprese ulteriori pagamenti dalla seconda metà di maggio.

Grilli ha ridimensionato i timori dei ministri sui nuovi tagli lineari necessari per dare copertura ai maggiori interessi sul debito pubblico. Nel 2013 e nel 2014 gli interessi troveranno compensazione con le rate di ammortamento dei prestiti che il Tesoro farà a Regioni ed enti locali in disavanzo. “I tagli orizzontali scatteranno dal 2015 ma potranno essere sostituiti con misure più intelligenti dal governo futuro”, ha spiegato il ministro.

Attraverso un allentamento del Patto di stabilità interno, il Tesoro consentirà a comuni e province in avanzo di cassa di spendere complessivamente 5 miliardi nel 2013. Le Regioni con i conti in ordine potranno pagare 1,4 miliardi quest‘anno0.

Le amministrazioni centrali interverranno subito con 500 milioni, altri 800 milioni daranno copertura agli investimenti cofinanziati dai fondi strutturali europei.

Le Regioni e gli enti locali in sofferenza si vedranno fornire dal Tesoro anticipazioni di liquidità attraverso un unico fondo con una dotazione di 26 miliardi nel biennio 2013-2014.

La quota a disposizione di comuni e province ammonta a 2 miliardi sia nel 2013 che nel 2014 (sarà la Cassa depositi e prestiti a gestire la liquidità). Per i debiti non sanitari delle Regioni la dote è 3 miliardi quest‘anno e 5 nel 2014. Nel caso dei debiti sanitari, il ministero dell‘Economia presterà ai governatori fino a 14 miliardi in due anni (5 più 9).

SALE A 700.000 EURO SOGLIA COMPENSAZIONE CREDITI-DEBITI

A fronte dei prestiti, le amministrazioni dovranno presentare un piano di ammortamento entro un periodo di 30 anni. Il tasso di interesse sarà parametrato al rendimento dei Btp a 5 anni. Non ci sono nuovi vincoli ai piani di spese, né di investimento.

Sul fronte delle amministrazioni centrali, il decreto incrementa i rimborsi di imposta per 6,5 miliardi (2,5 nel 2013 e 4 nel 2014).

Altre due misure accompagnano il decreto. I contratti di cessione dei crediti sono resi esenti da imposte e tasse e ne vengono semplificate le modalità di perfezionamento.

Inoltre, la possibilità già oggi esistente di compensare crediti commerciali con debiti fiscali iscritti a ruolo viene allargata ai debiti fiscali “conseguenti ad atti di accertamento con adesione”. Sale poi da 500.000 a 700.000 euro la soglia di compensazione tra crediti e debiti fiscali (Palazzo Chigi stima in 2 miliardi il beneficio per le imprese nel 2013).

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