5 aprile 2013 / 09:39 / 5 anni fa

Italia, Istat: senza swap deficit/Pil 2012 a 2,9%

ROMA (Reuters) - Senza le operazioni in derivati, l‘indebitamento netto del 2012 sarebbe sceso al 2,9% anziché al 3% del Pil.

Biglietti da 50 euro. REUTERS/Dado Ruvic

Lo rende noto l‘Istat fornendo il conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche secondo lo schema europeo Sec95, che considera i derivati “partite finanziarie con impatto nullo sull‘indebitamento”.

Il rapporto deficit/pil calcolato ai fini dei parametri di Maastricht tiene conto dei derivati. Quindi, nell‘anno appena trascorso, gli swap in portafoglio a tutte le amministrazioni pubbliche -- Stato centrale, Regioni ed enti locali -- hanno aumentato gli interessi passivi di 0,1 punti percentuali, 1,966 miliardi di euro in valore assoluto.

La maggior parte dei derivati fa capo al ministero dell‘Economia, che ha stipulato contratti su circa 160 miliardi di debito pubblico (capitale nozionale) a fronte dei quasi 30 in portafoglio alle autonomie locali. [ID:nL6N0BT7BT]

I derivati non hanno prodotto effetti sul bilancio pubblico fino al 1997, secondo le più aggiornate serie storiche di Istat. Il ricorso a questi strumenti ha ridotto gli interessi passivi dal 1998 al 2005 complessivamente per 7,6 miliardi. La situazione si è ribaltata nel 2006 e negli ultimi sette anni i derivati hanno aumentato la spesa per interessi di 8,36 miliardi. Il saldo complessivo del periodo 1998-2012 segna pertanto un “rosso” di 759 milioni.

Informazioni più approfondite non sono disponibili. La posizione del Tesoro è che troppa trasparenza possa indurre gli operatori finanziari ad assumere posizioni speculative sui titoli di Stato italiani.

PRESSIONE FISCALE SUPERA IL 50% DEL PIL A FINE 2012

Istat ricorda che spetterà a Eurostat validare i saldi di bilancio il 22 aprile prossimo.

L‘appuntamento è fondamentale: se il rapporto deficit/Pil coerente con il Trattato di Maastricht (3%) fosse rivisto al rialzo anche di un solo decimale, l‘Italia non incasserebbe l‘uscita dalla procedura per indebitamento eccessivo aperta dalla Commissione europea.

Senza la chiusura della procedura, il governo di Mario Monti non potrà liquidare alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione 40 miliardi di debiti commerciali tra 2013 e 2014, in base alle conclusioni del Consiglio europeo di metà marzo.

Il governo per ora tira dritto e, secondo due fonti governative, il decreto sui pagamenti alle imprese dovrebbe essere approvato domani.

Tornando ai dati trimestrali, Istat spiega che tra ottobre e dicembre l‘indebitamento netto secondo lo schema Sec95 è sceso all‘1,4% del Pil, inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto al deficit del quarto trimestre del 2011.

Il grosso del miglioramento deriva dall‘aumento delle tasse: la pressione fiscale ha raggiunto infatti il 52% del Pil, con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell‘anno precedente.

Appena insediato, il governo Monti ha varato una manovra correttiva da 21,4 miliardi, composta per due terzi da maggiori entrate. In autunno si sono concentrate importanti scadenze fiscali come il saldo dell‘Imu, la nuova imposta sugli immobili che ha fruttato allo Stato 23,7 miliardi (4 dalla prima casa) nel suo primo anno di applicazione.

(Giuseppe Fonte)

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