22 marzo 2013 / 14:43 / 5 anni fa

Edison rinnova vertici per tre anni e la borsa può attendere

di Giancarlo Navach

MILANO (Reuters) - Edison ha rinnovato per altri tre anni i vertici della società, confermando presidente il numeno uno di Edf, Henri Proglio, e dotandosi così di un Cda stabile dopo due anni piuttosto turbolenti segnati da aspri contrasti fra i francesi e i soci italiani (le utility A2A e Iren), uscite dal capitale lo scorso maggio.

La promessa fatta dal colosso dell‘energia transalpino, socio unico con il 99,48% del secondo produttore di energia elettrica italiano, di affidare la presidenza di Edison a un italiano resta tale, ma senza una tempistica certa: “La conferma di Proglio assicura la continuità aziendale, per il futuro nulla è escluso”, ha detto Bruno Lescour confermato come AD.

Stamani, Proglio era atteso a Foro Buonaparte per presiedere l‘assemblea odierna, ma al suo posto si è presentato Lescoeur. La riunione si è svolta in un clima surreale, dominata di fatto dal socio forte francese, alla presenza di un manipolo di soci - lo 0,52% è ancora in mano a piccoli azionisti - che inspiegabilmente non ha aderito né all‘Opa volontaria né alla successiva Opa residuale e, ora, si trova nelle mani titoli illiquidi perché Edison non è più quotata dallo scorso settembre.

Uno di loro ha chiesto ai vertici se fosse possibile riaprire i termini dell‘opa residuale per conferire le azioni e in alternativa la possibilità di avere un posto in Cda. Pronta la risposta di Lescoeur: “L‘Opa residuale di acquisto di tutte le azioni ordinarie non apportate all‘Opa è già avvenuta dal 13 agosto al 4 settembre 2012”, ha detto. Il manager ha poi escluso la possibilità di dare un posto nel consiglio a questa minoranza. “Il diritto di presentare candidature si ha solo se si raggiunge almeno il 2,5% del capitale”, ha spiegato Lescoeur.

Porte chiuse all‘eventualità di un ritorno in Borsa di Edison. “La riammissione alla quotazione delle azioni ordinarie non è all‘ordine del giorno del Cda”, ha detto il manager francese che parlava però in italiano.

No anche all‘ipotesi di convertire le azioni di risparmio (110 milioni circa pari al 2,08% del capitale) in ordinarie “perché questo non è il momento giusto”.

A questo punto, a parte la possibilità di partecipare alle assemblee di un gruppo che in passato è stato crocevia del capitalismo italiano - basti pensare a quello che era la Montedison ai tempi dei Ferruzzi o del ruolo svolto dai principali istituti di credito italiani con in primis Mediobanca - ai piccoli azionisti non resta che sperare in ritorno al dividendo.

Una speranza che potrebbe concretizzarsi già da quest‘anno, come ha lasciato intendere lo stesso Lescoeur. “Il 2013 sarà ancora un anno difficile ed è un po’ presto per dirlo, ma speriamo che ci sia”, ha sottolineato il manager transalpino riferendosi alla possibilità di tornare a distribuire la cedola.

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