22 marzo 2013 / 11:44 / tra 5 anni

Confcommercio: consumi 2013 caleranno del 2,4%, oltre 4 milioni poveri

CERNOBBIO (Reuters) - L‘ufficio studi di Confcommercio rivede al ribasso le stime sui consumi nel 2013 a -2,4% dalla precedente previsione di -0,9% abbassando pertanto le previsioni sul Pil a -1,7% dal -0,8%, indicato cinque mesi fa.

Una donna passa davanti alla vetrina di un negozio che propone grandi sconti. Milano, 31 gennaio, 2012. REUTERS/Stefano Rellandini

In un rapporto presentato oggi a Cernobbio, Confcommercio delinea un quadro non ottimista sulle prospettive dell‘economia italiana dove meno occupazione, produttività stagnante e pressione fiscale “particolarmente elevata” implicano meno consumi.

Per l‘anno prossimo i consumi sono attesi in ripresa marginale, pari allo 0,3% “quindi nullo in termine pro capite”, mentre il Pil è visto a +1%.

Con queste valutazioni, spiega Mariano Bella, direttore dell‘ufficio studi della Confcommercio, la perdita di consumi reali per abitante alla fine del 2014 rispetto al picco del 2007, sarebbe pari al 9,7%, equivalente ad una riduzione, ai prezzi del 2012, di circa 1.700 euro pro capite.

Per il 2014 Confocommercio stima una Pil in crescita dell‘1,0%. Gli investimenti dovrebbe crescere dell‘1,1% da -3,5% stimato per l‘anno in corso.

“Verosimilmente non ci aspetta più soltanto qualche mese ma almeno un anno di gravi difficoltà”, dice Bella.

“Per molti imprenditori questo significherà la fine dell‘avventura. Per molti lavoratori, l‘esperienza della disoccupazione. Per tutti gli italiani, una nuova rilevante perdita di benessere. Per alcuni di loro, l‘entrata nella sempre più folta schiera dei poveri in senso assoluto”, ha aggiunto.

OLTRE 4 MILIONI DI “POVERI ASSOLUTI” NEL 2013

L‘allarme sugli effetti sociali derivanti dalla crisi economica è stato evidenziato dal presidente Carlo Sangalli.

“L‘area della povertà assoluta potrebbe estendersi a oltre quattro milioni di persone nell‘anno in corso”, ha detto il numero uno della Confcommercio.

“E’ come se l‘orologio produttivo della nostra economia avesse riportato indietro le lancette di quasi tredici anni, fermandosi alle soglie dei primi anni duemila”, ha aggiunto.

Sul tema del disagio sociale, l‘ufficio studi dell‘associzione ha elaborato un nuovo indicatore macroeconomico denominato ‘Misery Index Confcommercio’ (MIC) mettendo insieme le componenti relative al mercato del lavoro, la disoccupazione ufficiale, la cassa integrazione, gli scoraggiati e il tasso di variazione dei prezzi di beni e servizi acquistati con maggiore frequenza.

Una stima di questo indice per il 2013 indica in oltre 4 milioni le persone ‘assolutamente povere’, rispetto al dato certificato dall‘Istat di 3,5 milioni circa per il 2011.

Confcommercio sottolinea che “l‘Italia in cinque anni ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno, per un totale di un milione e 120mila poveri assoluti aggiuntivi tra il 2006 e il 2011. Come detto quest‘area di disagio grave che è destinata a crescere ancora, e di molto”, si legge nello studio.

ITALIANI LAVORANO PIU’ DEI TEDESCHI MA PRODUCONO MENO

In tema di lavoro Confcommercio evidenzia alcuni dati per certi versi soprendenti e che sembrano sfatare alcuni luoghi comuni sulla laborosità degli italiani.

Nel 2011 in Italia, sia i lavoratori dipendenti che indipendenti, hanno lavorato complessivamente 1.774 ore a testa, ovvero il 26% in più dei tedeschi e il 20% in più dei francesi.

Tra le due macro-categorie di lavoratori, quelli indipendenti, sia imprenditori o autonomi, lavorano quasi il 50% in più dei dipendenti, ovvero 2.338 ore contro 1.604, “come dire tre mesi in più, inclusi sabati e domeniche”, fenomeno che comunque si riscontra anche in altri paesi.

A fronte delle maggiore quantità di ore lavorate la produttività del lavoratore italiano è tuttavia più bassa rispetto a quello che si registra in altre nazioni.

In Italia si realizza in media un prodotto pari a 36 euro per ogni ora lavorata. Rispetto a noi, i tedeschi producono il 25% in più e i francesi quasi il 40% in più. Guardando al trend l‘Italia è il fanalino di coda in termini di crescita di produttività rispetto agli altri paesi considerati.

Tra il tra il 2007 e il 2011 la produtività in Germania è cresciuta del 20% in Germania, in Francia anche di più, in Spagna dell‘11% circa e in Italia solo il 4% rispetto al 2007.

Andrea Mandalà Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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