March 20, 2013 / 10:35 AM / 6 years ago

Italia, produrre idrocarburi ricetta anti-crisi, ma sistema frena

di Giancarlo Navach

RAVENNA (Reuters) - La produzione di idrocarburi in Italia è una delle ricette per fare uscire il Paese dalla crisi. Ma occorre superare il sistema attuale, troppo farraginoso, che spaventa le major e le spinge ad andare all’estero a partire dalla stessa Eni.

“Noi siamo un paese di idrocarburi: a differenza della Francia o della Spagna li abbiamo”, sottolinea l’Ad del colosso petrolifero italiano, Paolo Scaroni, intervenuto oggi all’inaugurazione della undicesima edizione dell’Offshore mediterrean conference che quest’anno ha un perterre d’eccezione: i ministri del petrolio dell’Iraq e dell’Egitto, oltre a delegazioni di altri paesi del Nordafrica produttori di idrocarburi.

Subito dopo l’inaugurazione lo stesso Scaroni si è intrattenuto per una buona mezzora con il ministro iracheno, Abdulkareem Luaibi, nello stand di Eni. L’Iraq punta a estrarre 9 milioni di barili di petrolio nei prossimi anni. Con i consumi di gas al palo e l’eccesso di offerta di metano in Europa, i produttori si stanno spostando verso l’E&P settore tradizionalmente più redditizio perché legato al prezzo del greggio. Anche Edison, ad esempio, braccio opeerativo di Edf in Italia, ha come obiettivo il raddoppio della produzione di idrocarburi nel Paese, passando da 10.000 a 20.000 barili di olio equivalente al giorno.

Il messaggio che viene da Ravenna è chiaro: “La produzione di idrocarburi in Italia è una delle ricette per fare uscire il nostro paese dalla crisi”, dice Scaroni. “Poi, però ci vuole la volontà collettiva di portare queste risorse a beneficio di tutti noi. Se in Inghilterra, in Norvegia e in Danimarca le cose si fanno non si capisce perché non si possano fare anche qui. Se non abbiamo questa volontà, allora pazienza”, spiega allargando le braccia il numero uno di Eni.

La volontà di incrementare le estrazioni petrolifere al largo delle coste italiane si scontra, tuttavia, con le difficoltà a ottenere i permessi alla luce anche della decisione del precedente governo Berlusconi di spostare da 5 a 12 miglia il limite per le esplorazioni offshore. A rendere il quadro ancora più complesso la vittoria del movimento 5 stelle in parlamento, contrario a qualsiasi forma di sviluppo degli idrocarburi.

“Abbiamo bisogno di un sistema autorizzativo che ci consenta di esplorare entro le 12 miglia perché dire non si puo’ entro le dodici miglia vuol dire non fare le estrazioni. La gran parte degli idrocarburi si trova entro le dodici miglia. C’è stata una legge estemporanea, nata sull’onda delle emozioni (a seguito del distastro ambientale nel Golfo del Messico, ndr.) e l’Italia è l’unico paese al mondo ad averla approvata”.

In conclusione, per Scaroni, “bisogna che un po’ tutto il sistema diventi più praticabile perché se ci vogliono 8 anni e numerose autorizzazioni, uno perde la voglia e dice: vado in Angola, Algeria o Libia”.

In altri termini, occorre fare capire che è possibile estrarre gli idrocarburi in maniera “ambientalmente compatibile” e che sono una fonte di ricchezza per tutti, in primis per il fisco, poi l’industria e, in definitiva, per l’occupazione. Basterà a convincere i grillini?

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