31 gennaio 2013 / 17:33 / 5 anni fa

Mps, in inchiesta Siena indennità su Fresh nascosta a Bankitalia

di Stefano Bernabei

L'ex numero uno di Mps e Abi Giuseppe Mussari durante una conferenza stampa in una foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA/SIENA (Reuters) - Il filone d‘inchiesta della procura di Siena su Monte Paschi che si occupa dell‘acquisto di Antonveneta da parte della banca toscana nel 2008, si concentra ora su un documento sequestrato dalla Guardia di Finanza che potrebbe rappresentare la prova di un inganno ai danni di Banca d‘Italia.

Lo ha riferito a Reuters una fonte a conoscenza di questa operazione e direttamente coinvolta nell‘indagine mentre altre fonti pure coinvolte nella complessa operazione forniscono alcuni dettagli inediti su uno dei passaggi che permisero alla banca senese di pagare i 10,137 miliardi di Antonveneta, in un costoso deal oggi sotto la lente della magistratura.

Si tratta di un documento che consentirebbe ad almeno uno dei sottoscrittori del titolo Fresh 2008 convertibile in azioni Mps di ricevere una indennità in caso di mancato pagamento della cedola da parte di Jp Morgan, emittente del Fresh.

Questa garanzia mostrerebbe “in modo inequivocabile”, dice la fonte direttamente coinvolta nell‘indagine, che il rischio d‘impresa legato a questo strumento Fresh 2008 non ricade su Jp Morgan, come assicurato in quell‘ottobre 2008 da Mps alla banca d‘Italia, ma sarebbe in capo alla stessa banca Mps.

Questo fatto, se dimostrato, cambierebbe la natura di quello strumento di finanziamento dell‘acquisizione di Antonveneta che Bankitalia nel 2008 accettò di far computare nel capitale core della banca, un passaggio necessario per ottenere l‘autorizzazione a comprare la banca padovana.

E’ questo documento - una indemnity side letter - che sostanzia, se provata, l‘accusa ipotizzata di ostacolo all‘attività di vigilanza perché mai rappresentato alla autorità di vigilanza.

“Il documento esiste. E’ nell‘informativa della Guardia di Finanza e sembra che riguardi solo sottoscrittori del bond di JP Morgan mentre la Fondazione, che io sappia, non ha avuto questo [potenziale] indennizzo”, ha detto a Reuters la fonte che ha una diretta conoscenza di questo strumento ed è coinvolta nelle indagini.

“La lettera è un atto del procedimento, è coperta dal segreto istruttorio ed è nelle mani della Guardia di Finanza”, ha aggiunto.

A questo punto la fonte, che non ha potuto descrivere il contenuto di questa indemnity side letter ma solo dire che esiste ed è nelle mani degli inquirenti, aggiunge che c‘è anche una evidenza del fatto che alcune persone nella banca Mps - che nei documenti ufficiali non menziona mai questa garanzia - avevano conoscenza di questa lettera.

“Vi sono scambi di email di dirigenti della banca Mps che vi fanno riferimento esplicito. Il detentore del bond in questione (cioè a cui sarebbe riferibile l‘indemnity) è un fondo che si chiama Jabre Capital”, aggiunge la fonte.

Non è stato possibile per il momento avere un commento da questo hedge fund svizzero, ne’ dalla Fondazione Mps.

La banca Mps interpellata non commenta. Lo stesso fa JP Morgan. E anche la Procura di Siena non dà commenti.

UNA INDENNITA’ PER JPM C‘ERA SUL COLLOCAMENTO FRESH

Una seconda fonte che pure ha avuto un ruolo diretto nella predisposizione del Fresh fa una diversa ipotesi, che certamente si affianca alla prima.

“Nei giorni immediatamente precedenti alla sottoscrizione da parte di JP Morgan dell‘aumento di capitale di Mps da 950 milioni di euro in effetti erano state rilasciate delle indemnity per pochi giorni alla banca americana”, dice la fonte dopo aver ricostruito l‘operazione con chi all‘epoca ci aveva lavorato.

Il meccanismo a cui fa riferimento questa fonte avrebbe funzionato come una sorta di garanzia sul collocamento.

Jp Morgan infatti per pagare a Siena le azioni a lei riservate doveva collocare presso investitori istituzionali questa ormai famosa obbligazione Fresh, un titolo ibrido che aveva come sottostante quel miliardo di azioni Mps.

“JP Morgan ottenne quindi da Mps una indemnity che prevedeva garanzie nel caso in cui non fosse riuscita a collocare tutto il Fresh”, spiega questa fonte senza dettagliare come funzionassero le garanzie.

“Questa clausola in effetti non fu rappresentata alla banca d‘Italia nelle diverse e numerose comunicazioni da marzo a ottobre del 2008, ma ha avuto comunque una vita brevissima e non riguardava la remunerazione per i titolari del Fresh”, aggiunge.

In effetti il Fresh risulterà poi collocato, attorno alla metà di aprile 2008, per l‘intero miliardo previsto: 490 milioni finiscono alla Fondazione Mps, azionista di controllo del Monte, il resto tramite Bank of New York, finisce - secondo una ricostruzione oggi apparsa sul Corriere della Sera - ad altre Fondazioni da Padova a Piacenza, Livorno e Bologna ma anche ad assicurazioni, fondi, notai e coop. Da subito - il crac della Lehman e il crollo dei mercati accade poche settimane più tardi - ci perdono inevitabilmente tutti.

Due ipotesi quindi che hanno in comune di non essere state rappresentate alla Banca d‘Italia, ma con valenze diverse. Nella prima, la garanzia sul rendimento farebbe configurare il Fresh come una sorta di obbligazione e non come capitale azionario e quindi avrebbe avuto disco rosso da Bankitalia. Nella seconda, sarebbe stata una omissione, ma dice questa seconda fonte “non tale da cambiare la natura del Fresh” per come è stata comunicata e accettata da Banca d‘Italia.

La Fondazione Mps, che all‘epoca acquistò da Jpm una parte di quel Fresh per 490 milioni, alla fine del 2011 registrava in bilancio una minusvalenza di 376 milioni di euro sui tre TROR - strumenti derivati fatti con Credit Suisse e Mediobanca che hanno come sottostante proprio il Fresh - con cui ha finanziato a debito quell‘acquisto.

Quindi c‘è o no questa indemnity a favore della Fondazione, viste le perdite registrate in bilancio sul Fresh?

“No”, risponde in modo secco una terza fonte che ha una diretta conoscenza di come la Fondazione nel 2008 acquistò il Fresh.

“Sugli altri non so niente. Ma se ci fosse stata una tale garanzia per la Fondazione, il Fresh non sarebbe stato pesantemente minusvalente come era. Magari ci fosse stata”, spiega negando di aver visto l‘informativa della Guardia di Finanza ma ritenendo che non menzioni garanzie per la Fondazione.

“L‘informativa della Gdf non l‘ho vista, ma non penso si riferisca a garanzie per la fondazione, che io non conosco”.

Una quarta fonte, pure coinvolta direttamente nelle indagini ricorda: “Nell‘ottobre del 2008 non c‘è nessuna indemnity a favore di JP Morgan o chicchessia. Quindi questa roba se l‘ha fatta JP Morgan bisogna chiederlo a JP Morgan. Mi sembra che non sia emersa mai nessuna accusa su questo”.

Ripercorrendo l‘iter di approvazione del Fresh con Banca d‘Italia nel 2008, la fonte puntualizza che non ci fu “neanche a posteriori” una contestazione per una ipotesi di indemnity da parte della vigilanza.

Quindi nega di aver mai parlato in banca di questa garanzia e dubita pure che la stessa JP Morgan possa avere rilasciato questa garanzia.

- Ha contribuito da Siena Silvia Aloisi Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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