25 gennaio 2013 / 15:53 / 5 anni fa

Mps più vicina a Monti bond, fronteggia scandalo derivati

di Stefano Bernabei e Silvia Aloisi

Il presidente di Mps, Alessandro Profumo, davanti alla sede della banca a Siena, 27 giugno 2012. REUTERS/Stefano Rellandini

SIENA (Reuters) - Banca Mps ha ottenuto da una affollata e rumorosa assemblea dei soci, dopo oltre sette ore, un‘importante delega per aumenti di capitale che servono a garantire lo Stato per la concessione di 3,9 miliardi di Monti bond. Ma a tenere banco è stata soprattutto la vicenda di prodotti strutturati scoperti a novembre, il cui effettivo peso - probabilmente sopra 700 milioni - si saprà solo entro la prima decade di febbraio.

Tre operazioni strutturate - Santorini, Alexandria e Nota Italia -, fatte sotto la gestione Mussari e Vigni tra il 2006 e il 2009 e scoperte solo a ottobre, sono sotto esame dell‘Ad Fabrizio Viola e segnalate alla Procura ma i dettagli rivelati negli ultimi giorni dalla stampa hanno generato allarme pesando sul titolo e sulla tranquillità dei clienti.

“Le notizie uscite su quotidiani ci hanno comportato tre giorni molto complicati, soprattutto per i colleghi che lavorano in filiale”, ha detto Viola.

“Il problema è la preoccupazione dei clienti. Un tema che va affrontato e risolto nel modo migliore”, ha aggiunto.

La questione di questi prodotti strutturati non mette comunque in discussione la solidità e la capacità della banca di funzionare, ha detto Viola.

L‘Ad ha anche detto che “l‘analisi è in corso di completamento e pensiamo entro la prima decade di febbraio di portare al cda elementi per la valutazione dell‘impatto e come devono essere trattate contabilmente”.

Nel corso della conferenza stampa dopo l‘assemblea, Viola non ha confermato le cifre uscite, neppure i circa 720 milioni che lui stesso ha commentato in una intervista, spiegando che lì si riferiva al fatto che questi “non sono derivati ma pronti termine a lunghissimo termine, il che aiuta a capire il livello di rischio molto piu contenuto di queste operazioni”.

Ma è proprio la complessità di queste operazioni a dettare prudenza all‘Ad che ritiene di non scovare altri scheletri negli armadi, ma non può già scrivere la parola fine su questa vicenda.

“La banca deve completare l‘esame per dire la parola fine, serve prudenza”, ha detto Viola, dicendo anche “non ci siamo tenuti in tasca niente”.

Il presidente Alessandro Profumo, sempre in conferenza stampa, ha detto che comunque la banca e le autorità di vigilanza sono in grado di rassicurare i correntisti sulla solidità della banca senese: “Secondo noi sì e non lo diciamo solo noi ma oggi abbiamo visto che anche le autorità di vigilanza si sono espresse”, ha risposto a chi chiedeva se i correntisti possano stare tranquilli.

ORA BANCA INDIPENDENTE DA POLITICA, NO STRUMENTALIZZAZIONI

Il caso di questi tre prodotti strutturati, esploso nonostante già a novembre la banca avesse detto di voler 500 milioni in più di aiuti per ristrutturare alcune di queste operazioni, è stato alimentato dalla imminente consultazione elettorale, con le comunali che ci saranno poi a Siena, e utilizzato per colpire il Pd che storicamente amministra la città e tramite la Fondazione, è espressione di Provincia e Comune, e ha avuto un peso decisivo nelle nomine della banca.

Profumo ha sottolineato, replicando alle sollecitazioni degli azionisti, che la banca è ora totalmente indipendente dalla politica.

“Ci è stato detto di essere indipendenti dalla politica. Vi possiamo assicurare che siamo totalmente indipendenti dalla politica, tutto il cda è indipendente, lo è il management e lo è Fabrizio Viola”, ha aggiunto Profumo dopo che ieri il cda aveva stigmatizzato la strumentalizzazione in chiave elettorale di questa vicenda, al punto che - ha detto oggi Profumo - qualche consigliere aveva suggerito di agire a tutela della reputazione della banca, peraltro quotata, contro chi ha usato parole allarmistiche per enfatizzare lo scandalo.

OGGI RIMBALZO DEL TITOLO CHE CHIUDE SETTIMANA A 0,2598 EURO

Oggi, dopo giorni di sofferenza, il titolo è rimbalzato complice anche il buon andamento dello spread ed ha chiuso a +11,36% a 0,2598 euro.

Ma Profumo non ha voluto usare mezze parole nel definirsi indipendente: “Il nostro obiettivo è generare valore per la comunità senese facendo la banca e non facendo altro. Non saremo il datore di lavoro di ultima istanza, l‘acquirente di ultima istanza di aziende senesi, non saremo il terminale di nessuno, saremo il terminale dei nostri azionisti facendo bene il nostro mestiere. Se qualcuno ha idee diverse temo lo deluderemo”.

Ora la banca dovrà portare a Bruxelles il piano industriale, a quel punto si chiamerà piano di risanamento che serve a garantire che potrà ripagare l‘aiuto di Stato ricevuto e che ha ritrovato equilibrio.

“Sui target del piano dobbiamo andare in Commissione europea, il lavoro fatto finora conferma al momento i target al 2015”, ha detto Viola a chi chiedeva se verranno rivisti gli obiettivi del piano.

“Nel piano industriale ci vedo lacrime, non sangue”, ha aggiunto ricordando, prosegue Viola, che su 3,5 miliardi di costi in bilancio la banca prevede di tagliare 900 costi in tre anni, “cifre mai previste in un piano di una banca”.

Piuttosto la banca sembra voler accelerare sulle dismissioni.

Il Consiglio di amministrazione, ha detto Viola, ha infatti approvato un numero cospicuo di cessioni di partecipazioni non strategiche per rafforzare il capitale.

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