22 novembre 2012 / 16:03 / tra 5 anni

Italia come la Concordia: in bilico tra abisso e ripresa, dice rapporto Einaudi

* Italia tornerà a livelli produttivi 2011 solo nel 2017 -rapporto Einaudi

La Costa Concordia naufragata davanti alle coste dell'Isola del Giglio. REUTERS/ Stefano Rellandini

* Settore industriale a basso contenuto tecnologico principale debolezza

* Fragilità situazione finanziaria incompatibile con ‘politica delle istanze’

di Elvira Pollina

MILANO (Reuters) - Come la nave Concordia, incagliata nelle secche e in bilico tra l‘abisso e un difficile recupero. E’ l‘immagine cui l‘economista Mario Deaglio si è affidato per descrivere la stato in cui galleggia l‘Italia alla presentazione del diciassettesimo rapporto annuale del centro studi Luigi Einaudi.

Propaggine di un‘Europa divisa e considerata sempre più marginale dagli Stati Uniti, l‘Italia, che l‘anno scorso ha rischiato di affondare sotto i colpi di una crisi finanziaria gravissima, ha probabilmente superato la fase peggiore ma ha davanti a sé anni difficili.

Anni in cui, secondo Deaglio, non sarà possibile farsi trascinare da illusioni, e bisognerà continuare a muoversi sulla strada del rigore e delle riforme economiche tracciata dal governo tecnico di Mario Monti, da integrare a una politica industriale che consenta alla nave Italia di agganciarsi alla ripresa delle principali economie.

“L‘accordo tra governo e parti sociali (Cgil esclusa) sulla produttività potrebbe essere una di quelle gocce che opportunamente distribuite potrebbbero aiutare a consolidare la mini ripresa che ci sarà da metà del prossimo anno, facendola diventare qualcosa di più solido”, osserva l‘economista.

Occorrerà comunque arrivare al 2017 per tornare ai livelli produttivi dell‘anno scorso, ma si resterà ancora lontani dalle soglie del 2008, quando l‘economia mondiale venne travolta dallo shock del fallimento di Lehman Brothers.

E ancora: la fragilità dei mercati finanziari mantiene il debito publlico italiano esposto al rischio di nuove tensioni, dopo quelle vissute nel corso dell‘ultimo anno.

Un rischio che Deaglio sintetizza attraverso un‘amara equazione. “Ogni giorno l‘Italia deve rimborsare un miliardo di euro di titoli pubblici, e lo fa emettendo nuove obbligazioni. Un aumento dello spread di 300 punti si riflette sul costo del debito e comporta la necessità di 30 milioni di tagli al giorno”.

Ma al di là della tempesta finanziaria, al cui scatenamento non è estranea l‘informazione che amplifica e auto-avvera i timori dei mercati, l‘arenarsi del sistema Italia ha cause squisitamente legate alla sua struttura produttiva.

E’ il settore industriale il grande malato del Belpaese. Principalmente per il basso contributo tecnologico, che lo espone più facilmente ai colpi della globalizzazione.

Globalizzazione che sembra aver trasformato in punti di debolezza i capisaldi di un modello incentrato sulla stabilità del vertice aziendale, la presenza forte di una famiglia in azienda e la tendenza a puntare sul credito bancario per il finanziamento dell‘impresa. Il risultato è un‘eccessiva rigidità, penalizzante in un contesto di competizione globale.

La paralisi è ancora più evidente nel settore pubblico, colpito dalla sindrome di Milocca, la cittadina siciliana che, in una novella di Luigi Pirandello, si schierava contro la costruzione di una centrale elettrica sospendendo ogni progetto “in vista di nuovi studi e di nuove scoperte”.

“Si direbbe che tutto il Paese sia stato colpito dalla sindrome di Milocca”, constata Deaglio, che avverte del rischio che la politica si riduca a semplice rivendicazione di istanze.

“Un governo guidato da forze politiche del genere non durerebbe più di una settimana”. E sarebbe costretto a una rapida retromarcia, per evitare che il fragile equilibrio raggiunto negli ultimi mesi si spezzi nuovamente.

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