15 novembre 2012 / 12:07 / 5 anni fa

Mps, possibile legge contro empasse Tesoro-Ue su Monti bond

ROMA (Reuters) - Il ministero dell‘Economia potrebbe dover ricorrere a un intervento legislativo per trovare una mediazione nella disciplina sui “Monti bond” per Mps rispetto alle richieste della Commissione europea che vorrebbero parametrare il pagamento in azioni delle cedole al valore di mercato e non al patrimonio netto, come vuole il Tesoro.

Il presidente di Mps Alessandro Profumo. REUTERS/Stefano Rellandini

Lo riferisce una fonte a conoscenza dei negoziati tra Roma e Bruxelles aggiungendo che “il confronto dovrebbe chiudersi a giorni”.

“Ci sono soluzioni alternative, ma potrebbero richiedere una modifica della norma primaria”, cioè l‘articolo 23-decies della legge sulla spending review.

Banca Mps ha chiesto aiuti di Stato e dovrà emettere entro fine anno 3,4 miliardi di Monti Bond per inglobarvi 1,9 miliardi di vecchi Tremonti bond e riuscire ad essere in linea alle richieste dell‘Eba, l‘Autorità bancaria europea.

Il decreto sui Monti bond prevede che se il Mps non ha i soldi per pagare le cedole sui Monti Bond, in ipotesi 340 milioni l‘anno se la cedola fosse del 10%, deve emettere nuove azioni a favore del Tesoro.

La fonte riferisce che “la Commissione europea continua ad essere contraria all‘obbligo di pagare le cedole con azioni per una quota del patrimonio netto nel caso il bilancio della banca si chiuda in perdita”.

Con una quotazione di 20 centesimi ad azione, Mps ha un valore di Borsa pari a circa 2,4 miliardi, un quarto dell‘intero patrimonio netto di gruppo (10 miliardi a fine settembre).

Nel caso che il parametro per pagare in azioni le cedole fosse il patrimonio netto, il Tesoro in un anno di mancato pagamento cash avrebbe una quota vicina al 3,5%. Ma alle quotazioni attuali, se il parametro fosse il prezzo di mercato, la quota per il Tesoro sarebbe vicina al 15%.

Secondo i tecnici di Bruxelles, il Tesoro pagherebbe quindi una specie di “premio” per salvare la banca accettando azioni al valore di libro invece che al valore di mercato. Uno scenario in contrasto con le più recenti regole europee sugli aiuti di Stato alle banche indicate dalla Commissione, che chiede ai Paesi membri di limitare gli interventi “al minimo necessario” e di evitare “indebite distorsioni della concorrenza” (comunicazione 8744 del 2011, in vigore da gennaio 2012).

Se la soluzione concordata da governo e Commissione europea rendesse necessario un intervento di legge, “i tempi ridotti richiederebbero la presentazione di un emendamento a un decreto legge in corso di conversione”, prosegue la fonte.

Il veicolo legislativo potrebbe essere il decreto sviluppo (in prima lettura al Senato), che recepisce il regolamento del Parlamento europeo in materia di credit default swap ed è quindi coerente con un emendamento in materia finanziaria.

La fonte dice che in alternativa il governo potrebbe intervenire attraverso il decreto sui costi della politica a livello locale (approvato in prima lettura martedì 13 novembre dalla Camera), dove però i rischi di bocciatura per estraneità della materia sono maggiori.

(Giuseppe Fonte)

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