12 novembre 2012 / 16:23 / tra 5 anni

Bankitalia: torna fiducia mercati, rischi da politica

di Giselda Vagnoni

Bankitalia: torna fiducia mercati, rischi da politica. REUTERS/Michaela Rehle

ROMA (Reuters) - I mesi di settembre e ottobre hanno confermato il ritorno degli investitori esteri sui titoli di Stato italiani ma sui rendimenti aleggiano i rischi politici legati alle elezioni generali del prossimo anno.

E’ quanto si legge nell‘ultimo Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria messo a punto dalla Banca d‘Italia e presentato oggi alla stampa dal vice direttore generale Fabio Panetta.

“In settembre si sono avuti nuovi, consistenti acquisti netti; per il mese di ottobre l‘andamento [...] segnala un proseguimento della ripresa della domanda estera”.

Seppur in miglioramento dopo la presa di posizione della Banca centrale europea a favore dei paesi euro più deboli come l‘Italia, il mercato resta esposto a rischi significativi per la stabilità finanziaria.

In Italia, “i timori circa i progressi nell‘azione di riforma, legati all‘incertezza sull‘evoluzione del quadro politico, rappresentano un rischio per il costo del debito”.

Una delle preoccupazioni riguarda la possibilità che, uscito di scena il governo di Mario Monti dopo il voto di primavera, il nuovo esecutivo possa deviare dall‘impegno di conseguire ogni anno un pareggio strutturale di bilancio. Questo perché, spiega il rapporto, “il mantenimento del pareggio di bilancio strutturale assicurerebbe una riduzione del rapporto debito/Pil dell‘Italia anche con una dinamica dei rendimenti meno favorevole del previsto”.

Secondo stime degli economisti di via Nazionale un aumento dello spread Italia-Germania di 100 punti base sul decennale e di 50 sulla scadenza annuale abbasserebbe la crescita del Pil dell‘Italia di quasi 0,3 punti in ciascuno dei prossimi 2 anni.

“Per scongiurare questo rischio, a livello nazionale vanno proseguite con determinazione l‘azione di risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali volte a innalzare il potenziale di crescita”, si legge nel rapporto.

CREDITO IN CALO ANCHE NEL 2013

L‘andamento fiacco dell‘economia pesa sulla quantità e la qualità del credito delle banche la cui situazione finanziaria tuttavia resta complessivamente solida.

Secondo le stime della banca centrale, i prestiti alle imprese continueranno a ridursi nella parte finale del 2012 “per effetto della contrazione degli investimenti, che comprimerebbe la domanda di credito, e di condizioni di offerta ancora tese”.

Il calo proseguirà nel 2013, “seppure a ritmi decrescenti” e la dinamica dei mutui alle famiglie per l‘acquisto di abitazioni toccherà un minimo a metà dell‘anno prossimo.

Come già detto in precedenti occasioni le sofferenze bancarie sono viste in crescita ma sotto i livelli raggiunti in altre crisi meno gravi di quella attuale e in un quadro di vigilanza molto rigoroso rispetto ad altre realtà europee.

“Gli accertamenti ispettivi realizzati nel primo semestre del 2012 hanno condotto alla riclassificazione secondo criteri più stringenti del 20% dei crediti concessi”, ha detto Panetta.

“Nelle discussioni in atto sul Supervisore unico europeo il modello italiano di vigilanza bancaria è uno dei pochi presi a riferimento per assetto e risultati”, ha aggiunto il rappresentante del direttorio di palazzo Koch.

A risentire maggiormente della crisi sono i crediti nei confronti delle imprese più di quelli verso le famiglie il cui tasso di deterioramento rimane invece basso, “riflettendo la loro solida situazione patrimoniale”.

Tra le imprese soffrono in particolare quelle di costruzione ma in Italia continuano a non essere percepiti segnali di un bolla immobiliare pronta a scoppiare come successo in Irlanda, Spagna e Stati Uniti.

“Il calo dei prezzi dovrebbe proseguire nei prossimi mesi” e “potrebbe prolungarsi qualora le prospettive di ripresa economica dovessero allontanarsi”, ma “eventuali effetti sulla qualità degli attivi bancari sarebbero modesti”.

Molti i numeri del rapporto sull‘ammontare dei collaterali a disposizione delle banche italiane per poter ottenere soldi in prestito dalla Bce e “mettersi dunque al riparo da eventuali nuove tensioni sul fronte della liquidità”.

Alla fine di settembre il valore delle attività depositate presso la Banca d‘Italia a garanzia delle operazioni di credito all‘Eurosistema aveva raggiunto, al netto degli scarti di garanzia (haircuts), i 393 miliardi, di cui 112 liberi e prontamente utilizzabili.

Il che significa, “che gli istituti italiani sono in grado di aumentare rapidamente l‘ammontare del credito presso l‘Eurosistema, ove necessario, di ulteriori 248 miliardi”.

Bankitalia stima che qualora tutte le agenzie riducessero il rating sul debito sovrano italiano al di sotto di A- la diminuzione di valore delle garanzie per operazioni di credito presso la Bce, dovuta a haircuts più elevati sarebbe di circa 30 miliardi.

Dal rapporto emerge, infine, che gli intermediari italiani detengono posizioni sia lorde, sia nette molto contenute in credit default swap (Cds) sui titoli di Stato italiani: alla fine di settembre le esposizioni nette ammontavano a 0,5 miliardi di dollari e per nessuna banca superavano lo 0,03% delle attività complessive.

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