23 ottobre 2012 / 08:08 / tra 5 anni

Legge stabilità, Istat non può calcolare effetto netto su redditi

ROMA (Reuters) - La manovra sull‘Irpef del governo beneficia di più i redditi medi e medio-alti mentre l‘aumento dell‘Iva si ripercuoterà sull‘80% dei beni di consumo ma manca ancora una valutazione sull‘effetto combinato delle due azioni.

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli. REUTERS/Alex Domanski

In un‘audizione alla Camera sulla Legge di stabilità, il presidente dell‘Istat Enrico Giovannini non scioglie il dilemma politico di questi giorni, ossia come si distribuiranno gli effetti fiscali tra le varie classi di reddito a sei mesi dal voto, ma precisa di non attendersi in ogni caso “effetti eclatanti sulla crescita”.

“Non c‘è una stima dell‘effetto netto perché questo richiede uno sforzo statistico che stiamo realizzando ma che non abbiamo ancora completato. Naturalmente l‘aumento dell‘Iva colpisce anche gli incapienti”, ha detto Giovannini.

Istat cerca di calcolare separatamente gli effetti dei due capisaldi della Legge di stabilità: da un lato la riduzione di un punto delle prime due aliquote Irpef che gravano sui redditi fino a 28.000 euro combinata con la stretta a detrazioni e deduzioni; dall‘altro l‘aumento di un punto delle aliquote Iva del 10 e del 21% dal prossimo luglio.

La manovra sull‘Irpef e sulle agevolazioni fiscali dovrebbe aumentare dello 0,5%-0,8% il reddito delle famiglie ma finirà con il beneficiare maggiormente “il ceto medio e quello medio-alto”, cioé il “secondo, terzo e quarto quintile della distribuzione” di reddito.

“I meno avvantaggiati sono i redditi agli estremi della distribuzione, cioè quelli più alti (ultimo quintile, con un effetto pari allo 0,5%) e quelli più bassi (primo quintile, 0,6%)”, ha spiegato Giovannini nell‘audizione alla Camera.

Il beneficio risultante dalla riduzione delle aliquote è massimo (280 euro) per i redditi individuali superiori a 28.000 euro e si amplifica per le famiglie con più percettori di reddito, mentre è di importo minore per chi guadagna meno di 28.000 euro e per le famiglie con una sola fonte di reddito.

“Infine, è del tutto inefficace per i redditi più bassi, già inclusi nella No tax area [8.000 euro di reddito l‘anno] in base alla normativa vigente”.

La riduzione d‘imposta media per famiglia, inclusiva di quella relativa alle addizionali regionali e comunali, è pari a circa 240 euro. In particolare, le misure considerate comportano un beneficio medio di 340 euro l‘anno per il 77,7% delle famiglie e un aggravio di circa 290 euro per il 7,4%, mentre per il rimanente 14,9% delle famiglie l‘effetto sarà sostanzialmente nullo.

Quanto all‘aumento dell‘imposta sui consumi, l‘Istat dice che nell‘ipotesi di un completo e immediato trasferimento sui prezzi al consumo “l‘impatto teorico sui singoli prezzi dei prodotti sarebbe pari allo 0,83% per i beni e servizi ad aliquota ordinaria [21%] e dello 0,91% per quelli su cui grava l‘aliquota del 10%”.

“I primi pesano per il 51% circa sul paniere dei prezzi al consumo, mentre i secondi pesano per circa il 29%: complessivamente, quindi, la manovra interesserà prezzi di beni e servizi relativi a quasi l‘80% della spesa per consumi”, ha spiegato Giovannini.

(Giuseppe Fonte)

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