October 19, 2012 / 10:05 AM / 6 years ago

Fiat dovrà riassumere 145 lavoratori Fiom a Pomigliano, annuncia ricorso

di Francesca Piscioneri

L'ad di Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il presidente di Fiat John Elkann. REUTERS/Jacky Naegelen

ROMA (Reuters) - La Corte d’Appello di Roma ha giudicato oggi la Fiat colpevole di comportamento discriminatorio condannandola a riassumere nella Newco di Pomigliano 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici della Fiom.

Il Lingotto si riserva il ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale, paventando il rischio di nuova cassa integrazione per far fronte alle nuove assunzioni, in un momento di difficoltà del mercato.

“La Fiat prende atto del dispositivo della sentenza della Corte d’Appello di Roma con cui respinge il suo ricorso avverso alla sentenza del Tribunale di Roma del 21 giugno scorso”, dice un comunicato dell’azienda, che “si riserva ogni tipo di iniziativa legale di opposizione, incluso il ricorso alla Corte di Cassazione”.

Nei mesi scorsi l’Ad Sergio Marchionne ha respinto le accuse di discriminazione ammonendo che se Fiat sarà costretta a far rientrare i 145 lavoratori ne dovranno uscire altrettanti, perché lo stabilimento è saturo rispetto alla domanda.

Nella nota di oggi Fiat ribadisce le dichiarazioni di Marchionne ritenendole ancora più valide “alla luce del fatto che l’azienda è già stata costretta a far ricorso negli ultimi mesi alla cassa integrazione per un totale di 20 giorni lavorativi, a causa della situazione del mercato automobilistico europeo”.

A Pomigliano, l’impianto più moderno del gruppo, si fabbrica la versione nuova della Fiat Panda, che è costruita anche in Polonia nella vecchia versione. La produzione però langue e gli operai andranno in cassa integrazione per altre due settimane, dal 29 ottobre al 9 novembre prossimi.

La nuova società ha assorbito circa 2.000 lavoratori sui circa 5.000 da riassumere, gli altri andranno assorbiti da accordi entro il primo luglio 2013. Lo stabilimento opera a circa il 50% della capacità produttiva.

Il leader della Fiom Maurizio Landini, commentando la sentenza, propone a Fiat di provvedere alla integrazione degli altri 2.500 lavoratori di Pomigliano subito, e in cambio apre ai contratti di solidarietà per evitare ulteriore cig e mobilità.

FIOM PROPONE CONTRATTI SOLIDARIETA’ PER EVITARE NUOVA CIG

“Fiat attui la sentenza e faccia rientrare non solo i lavoratori Fiom ma tutti quelli che aspettano e, se la fase è di non pieno lavoro, siamo pronti ai contratti di solidarietà”, ha detto il leader sindacale citando come buon esempio la Iveco di Brescia.

Dei 145 lavoratori da riassumere, 19 dovranno essere reintegrati entro 40 giorni poiché l’azienda non aveva sollevato nessuna riserva sulla loro idoneità, mentre per gli altri 126 ha tempo 180 giorni, selezionandoli sulla base dell’elenco che sarà fornito dalla Fiom.

La sentenza di oggi è solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, di un diffuso scontro giudiziario innescato dalla Fiom dopo gli accordi aziendali Fiat, che riconoscono solo le rappresentanze dei sindacati che hanno firmato le intese, escludendo quindi i metalmeccanici della Cgil che non hanno siglato il nuovo contratto di Pomigliano e Mirafiori, ritenendolo peggiorativo delle condizioni degli operai.

In particolare, a Pomigliano era stato presentato un ricorso per discriminazione sindacale perché tra i 2.100 lavoratori assunti dalla Newco non c’è nessun iscritto alla Fiom.

Nel giugno scorso, il tribunale di Roma ha condannato Fiat con una sentenza che prevede la riassunzione dei 145 lavoratori con la tessera della Fiom.

L’azienda ha presentato ricorso contro la sentenza, chiedendone la sospensione dell’esecutività, ma anche questa richiesta è stata bocciata il 13 agosto dalla Corte d’Appello.

Oggi la sentenza sul merito.

Sono decine i ricorsi presentati dalla Fiom contro la decisione di Fiat di non riconoscere le sue rappresentanze.

L’iniziativa ha finora portato a una serie di sentenze contraddittorie, parte a favore del sindacato e parte a favore dell’azienda, su cui dovrà probabilmente pronunciarsi la Corte di Cassazione.

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