September 20, 2012 / 4:33 PM / 6 years ago

Alcoa, per Cappellacci 6 società potenzialmente interessate

di Francesca Piscioneri e Alberto Sisto

Un operaio dell'Alcoa a Roma lo scorso 10 settembre durante una manifestazione contro la chiusura della fabbrica con sede in Sardegna. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA (Reuters) - Aumenta la confusione sulla cessione dello stabilimento sardo di Alcoa a Portovesme e sulle società che sarebbero interessate a rilevare il sito dell’alluminio che sarà abbandonato dal gruppo Usa dell’alluminio a fine anno.

Secondo il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, i gruppi interessati all’acquisto sarebbero sei di cui tre avrebbero manifestato il proprio interesse nelle ultime ore, e di questi una sarebbe una società americana.

“Sono sei i gruppi potenzialmente interessati: Glencore, Klesch, una società di Torino che però sta sviluppando una nuova tecnologia che non so se compatibile con i tempi di cessione di Alcoa e che quindi metto in secondo piano, e poi ci sono altri tre [interessati] recentissimi di cui stiamo cercando di capire la portata”, ha detto Cappellacci in una intervista a Repubblica tv.

Sulla nazionalità dei tre nuovi arrivati Cappellacci ha detto: “Una è americana, gli altri non lo so”.

Stamani però, in una intervista radiofonica, lo stesso Cappellacci aveva detto che oltre agli svizzeri di Glencore e di Klesch ci sarebbe per il sito sardo dell’alluminio l’interesse anche di una società torinese, presumibilmente KitGen Research, e una cinese.

“Una è una società torinese. L’altro è un gruppo cinese che so ha fatto già richiesta di accesso alla data room ma si tratta di una fase di primo contatto e riservatezza quindi non hanno ancora dichiarato il nome del gruppo, dicono solo che è un grosso gruppo cinese”, aveva detto Cappellacci a Radio Anch’io.

Una fonte governativa ha poi detto che “ci sono altri due gruppi che hanno manifestato interesse ieri sera tardi al governo” oltre a Glencore, Klesch, i torinesi e i cinesi.

Uno sarebbe un fondo tedesco che “ha fatto una indicazione di interesse ad Alcoa e per conoscenza al governo italiano”. Il secondo “un gruppo australiano che, però, non è andato così avanti come il fondo tedesco”.

“I cinesi stanno alla finestra”, ha detto la fonte: “Hanno scritto una lettera ad Alcoa ma sembrerebbero essersi raffreddati”.

Quanto al gruppo americano, citato da Cappellacci, la fonte osserva che “al ministero dello Sviluppo non è arrivato nulla”.

A FINE OTTOBRE VIA LIBERA UE SU SGRAVI ENERGIA

Alla domanda se tema che dall’Europa arrivi un blocco agli sgravi al costo dell’energia, condizione dirimente per trovare un nuovo acquirente per lo stabilimento, Cappellacci ha detto di aspettarsi un via libera entro ottobre.

“Ho parlato con [il vicepresidente della Commissione europea, Antonio] Tajani [...]. Quelle misure di cui stiamo parlando avranno il vaglio della commissione Ue entro i primi di ottobre, questo significa che saranno percorribili solo nel momento in cui l’Europa dirà sì. Abbiamo motivi per ritenere che il sì arriverà”.

Ieri governo, Regione e Provincia Carbonia-Iglesias hanno ricevuto al ministero dello Sviluppo Glencore dando alla società rassicurazioni sul mantenimento della tariffa a 35 euro per megawatt/h per quindici anni. Il governo italiano ha chiesto a Bruxelles la proroga di tre anni (2013-2015) della misura cosiddetta di “superinterrompibilità” e di prevedere per i successivi dodici anni (6 +6) misure che producono un analogo contenimento dei costi energetici.

Senza lo sgravio il costo si aggira intorno ai 70 euro per kw/h.

Glencore scioglierà la riserva tra una decina di giorni.

Massimo Ippolito, fondatore di Kite Gen Research, titolare di brevetti per lo sfruttamento dell’energia eolica d’alta quota, ha detto ieri a Reuters di non avere interesse all’acquisizione dello stabilimento di Portovesme ma di voler costruire un impianto eolico di 300 megawatt a ridosso del sito per incrementarne l’energia a disposizione.

Alcoa ha deciso la chiusura definitiva per il 31 dicembre 2012 e si è detto disponibile a trattare la vendita di Portovesme. Il gruppo sta riorganizzando la propria struttura operativa e ha deciso di spostare in un nuovo grande impianto in Arabia Saudita parte della produzione fatta oggi in Italia, Spagna e altri paesi del mondo.

Qualora la fabbrica chiudesse sarebbero a rischio centinaia di posti di lavoro, cosa che ha portato 600 operai della fabbrica a protestare fino al ministero.

- ha collaborato Giselda Vagnoni

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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