14 settembre 2012 / 13:12 / tra 5 anni

Fisco, fonti: confronto Italia-Svizzera ancora a livello base

di Giuseppe Fonte e Elvira Pollina

ROMA/MILANO (Reuters) - La trattativa tra Italia e Svizzera sull‘accordo fiscale prosegue ma i tempi per una sua conclusione non sono brevi.

Lo dicono a Reuters fonti a conoscenza del dossier a pochi giorni dal prossimo incontro tra le delegazioni tecniche dei due Paesi.

“La trattavia è a un livello abbastanza basico. La situazione è complessa, bisogna trovare un bilanciamento”, dice una fonte del Tesoro spiegando che è difficile ipotizzare quando si concluderà e con che esito il confronto.

“C‘è ancora molto da discutere, non ci sono grossi passi avanti”, aggiunge una seconda fonte a conoscenza del dossier.

Lo scorso maggio Italia e Svizzera hanno avviato un dialogo per arrivare ad un accordo che punta, tra l‘altro, a garantire la tassazione dei capitali italiani depositati illecitamente oltre confine, il cui valore è stimato tra 120-150 miliardi di euro. Un valore di partenza che garantirebbe un introito rilevante una tantum e anche poi a regime allo Stato italiano, in cerca di soluzioni per abbattere il debito.

Ma il negoziato tra Berna e Roma verte su un pacchetto più ampio, che comprende anche la rivisitazione della doppia imposizione, la questione delle due blacklist italiane in cui figura la Svizzera e la tassazione dei lavoratori frontalieri.

Un insieme articolato e complesso che di certo non facilita tempi brevi e rischia di far slittare la stretta di un‘intesa oltre la scadenza della legislatura.

“Bisogna vedere tra l‘altro se gli svizzeri intendano rivedere il Trattato sui frontalieri”, aggiunge la fonte del Tesoro, riferendosi alle imposte che la Svizzera riscuote dagli italiani impiegati nel Canton Ticino e retrocede ai comuni di frontiera.

La quota tasse che ogni anno parte verso l‘Italia ammonta al 38,8% e nel Canton Ticino, la regione più interessata dal fenomeno, i partiti di destra, Lega dei Ticinesi in testa, spingono per una sua riduzione. Riduzione che si tradurrebbe in un minor gettito per le casse di comuni italiani di confine.

Oggi il ministro degli Esteri svizzero, in un‘intervista pubblicata dal ‘Corriere della Sera’, si è detto tuttavia possibilista in merito alla sottoscrizione di un accordo complessivo prima delle elezioni della prossima primavera.

“Credo che entrambe le parti lavorino seriamente, e se lo facciamo c‘è una possibilità di riuscirci”, ha affermato Didier Burkhalter, aggiungendo che il “gruppo di pilotaggio” sulla trattativa fiscale si riunirà il prossimo 24 settembre.

SPD CONTINUA POLEMICA IN GERMANIA SU SCHEMA RUBIK

Poco dopo Ferragosto, il presidente del Consiglio Mario Monti e la presidente Svizzera Eveline Widmer Schlumpf, incontratisi in Engadina, hanno confermato l‘impegno a proseguire la trattativa, spiegando di attendersi concrete proposte da parte del gruppo di lavoro bilaterale per l‘autunno.

La Svizzera non ha mai fatto mistero di voler siglare con l‘Italia un accordo analogo a quello raggiunto con Gran Bretagna, Austria e Germania e noto come Schema Rubik, che prevede anche una sanatoria per le imposte evase nel passato.

La sanatoria è l‘aspetto più controverso dello schema Rubik, dal momento che Monti non si stanca mai di sottolineare la centralità della lotta all‘evasione nella politica fiscale del governo.

Seguire lo schema Rubik significa consentire, a chi detiene attivi in Svizzera, di mantenere l‘anonimato pagando un‘imposta su redditi e utili da capitale attraverso le banche elvetiche in qualità di sostituto di imposta.

Uno dei problemi per Roma è avere la garanzia che gli italiani dichiarino per intero la consistenza del loro patrimonio in Svizzera.

L‘accordo siglato dalla Germania prevede l‘imposizione di una tassa tra il 21% e il 41% sui fondi detenuti in Svizzera per chiudere i conti con il passato più un‘aliquota del 26% su redditi e utili da capitale per il futuro.

Il partito socialdemocratico tedesco (Spd) si oppone all‘intesa e minaccia di bloccarne la ratifica alla camera alta del Parlamento, il Bundesrat, dove il governo di Angela Merkel non ha la maggioranza.

“Anche nella forma rinegoziata gli evasori fiscali sono ancora protetti dall‘anonimato”, ha detto l‘esponente del Spd Joachim Poss l‘11 settembre in un intervento al Bundestag.

Ma pure in Svizzera, per ragioni diverse, c‘è chi si oppone agli accordi in stile Rubik. Sono le formazioni nazionaliste, che contestano la cessione della sovranità e la svendita del segreto bancario e che stanno raccogliendo le firme per un referendum che blocchi l‘entrata in vigore del‘accordo con Berlino.

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