7 settembre 2012 / 15:22 / 5 anni fa

Da Cernobbio convinto ok a Draghi, per Italia ancora da fare

di Luca Trogni

L'Ad di Unicredit Federico Ghizzoni. Cernobbio, 7 settembre 2012. REUTERS/Paolo Bona

CERNOBBIO (Reuters) - Un plauso convinto, e anche un sospiro di sollievo, per l‘accelerazione della Bce targata Draghi nel fronteggiare la crisi europea, nonostante uno strumentario ridotto rispetto ad altre banche centrali. Ma nello stesso tempo anche la consapevolezza che l‘Italia, in discreta compagnia in Europa, deve continuare sulla strade delle riforme e non solo con il governo in carica.

Con un occhio ai mercati, ancora positivi il giorno dopo l‘annuncio di Mario Draghi sulla possibilità di acquisti illimitati Bce di titoli di Stato, la comunità economico-finanziaria riunita in occasione del workshop Ambrosetti concorda sul fatto che un grande passo è stato fatto ma che molto resta da fare per un‘economia in recessione e per un debito pubblico non ancora al sicuro.

Prevale il sentimento di soddisfazione per la nuova consapevolezza di poter contare su una banca centrale pronta a intervenire con efficacia contro il rischio di avvitamento economico.

“Credo sia stato un passo molto importante e forte da parte di Draghi. La soluzione complessiva richiede che si acceleri il cammino dell‘integrazione europea, un cammino irreversibile” sintetizza il CEO di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani. “Tutto questo non basta se i singoli Stati non fanno i compiti a casa. Non possiamo pensare, specie chi ha una tradizione di assistenzialismo, che l‘assistenzialismo locale e statale sia sostituito da un assistenzialismo che viene da Francoforte o Bruxelles. Bisogna continuare sulla strada delle riforme e dell‘abbattimento del debito” aggiunge.

Per l‘Italia non mancano i riconoscimenti, anche da parte di un economista come Nouriel Roubini, non facile a individuare elementi positivi nella situazione attuale.

“C‘è un governo solido con un forte leader e ministri competenti. Certo non si può fare tutto in una notte” commenta. “Cambiare le cose in Italia richiede tempo, le riforme strutturali chiedono tempo, l‘austerità fiscale chiede tempo, introdurre più flessibilità chiede tempo ma la direzione da prendere è chiara. Quello che è stato fatto sinora è il massimo del fattibile” aggiunge.

OPZIONE AIUTI BCE A ITALIA SI INTRECCIA CON ELEZIONI 2013

Il quadro è meno condiviso per quanto riguarda l‘opzione, da ieri a disposizione dell‘Italia, di richiedere sotto condizione alla Bce di acquistare titoli di Stato italiani sino a 3 anni.

Il punto di partenza comune è rappresentato dalla volontà di Mario Monti di non chiedere aiuti e quindi non ricevere richieste vincolanti dalla Bce grazie ai passi fatti in questi mesi.

Concorda l‘AD di Unicredit Federico Ghizzoni. “Non vedo alcuna ragione per questo. L‘Italia deve però continuare sulla strada delle riforme” anche nella prossima legislatura, spiega in un‘intervista a Reuters [ID:nL6E8K7CH9].

Ma proprio l‘avvicinarsi delle elezioni politiche con la relativa incertezza sul futuro governo spinge Gianluca Garbi, AD di Banca Sistema a perorare la causa della richiesta a Francoforte.

“Monti dovrebbe chiedere gli aiuti, soprattutto se la situazione politica continuerà a prefigurarsi come ora. Il prossimo Parlamento potrebbe non trovare una maggioranza e quindi l‘unico modo sicuro per continuare sulle riforme è che Monti vada a ipotecare il futuro chiedendo gli aiuti” spiega Garbi, con un passato nella gestione del mercato dei titoli di Stato con Mts.

Roubini invece pensa che in ogni caso il prossimo governo, magari con l‘inserimento del premier o di altri ministri dell‘attuale esecutivo, dovrà continuare con il ‘Montismo”, applicato in versione ‘social face’ in caso di vittoria del centro-sinistra.

Sugli aiuti la scelta dell‘economista, diversamente dal quella della Spagna che sarà obbligata, è borderline. “Può essere che i policymaker italiani decidano che si può convivere con un tasso al 5% un altro anno o due. Può essere un rischio per il costo del rinnovo del debito ma la potenziale azione della Bce riduce questo rischio. Finanziarsi al 5% sul lungo termine e al 2/3% sul breve è un‘ipotesi praticabile” commenta.

Non a caso i livelli a cui il mercato in queste ore successive all‘annuncio di Draghi ha fatto scendere i rendimenti dei titoli di Stato italiani. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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