14 agosto 2012 / 11:59 / tra 5 anni

Petrolio, prezzi salgono con speculatori che scommettono su stimoli Fed

di Christopher Johnson

LONDRA (Reuters) - I prezzi del petrolio corrono verso l‘alto con gli investitori che scommettono che una iniezione di liquidità della banca centrale arriverà presto a dare una spinta a un mercato preoccupato di una guerra in Medio Oriente e dei rifornimenti in arrivo dal Mare del Nord, ma il rally sembra sempre più inflazionato da azzardi speculativi.

In un momento in cui l‘economia mondiale, e dunque la domanda di carburante, sono estremamenti deboli, il petrolio è cresciuto di quasi un terzo nelle ultime sei settimane.

L‘attuale prezzo del greggio presume che la Fed statunitense lancerà presto un nuovo giro di quantitative easing per stimolare l‘economia, o che l‘aggressiva retorica tra Israele e Iran porterà a un conflitto, o che i problemi di produzione del Mare del Nord dureranno a lungo.

In realtà, nessuno di questi fattori appare come una ‘scommessa sicura’, e se dovessero venire a mancare, il petrolio potrebbe deprezzarsi in modo molto forte.

“Il mercato si è scollegato dai fondamentali”, dice Carsten Fritsch, analista per Commerzbank a Francoforte. “Gran parte della sua forza si basa su fattori - per esempio, nuovi stimoli all‘economia degli Stati Uniti - che non sono affatto garantiti”.

Il futures sul Brent ha raggiunto i 115 dollari al barile ieri, il massimo degli ultimi tre mesi, in aumento del 30% dalla fine di giugno. Il petrolio aveva toccato il massimo storico a 147 dollari a metà del 2008, poco prima dell‘avvio della crisi del credito, che dopo soli sei mesi ha portato i prezzi in basso fino a 36 dollari.

I prezzi del petrolio sono ora ben sopra quei 50-80 dollari al barile, costo di produzione nella maggioranza dei più moderni impianti di estrazione del mondo, ritenuti un tetto naturale per i prezzi del greggio.

A stimolare i prezzi sono arrivati, tra gli altri, i timori di una diminuzione della produzione dal Mare del Nord in seguito ad alcuni interventi di manutenzione pianificati nell‘area, i quali a settembre contribuiranno a ridurre del 17% la produzione in una dozzina di pozzi britannici e svedesi.

Per un breve periodo, affermano i trader, il mercato del greggio del Mare del Nord potrebbe essere schiacciato, se la domanda dovesse superare le forniture. I lavori di manutenzione dovrebbero tuttavia essere completati in tempi veloci e i rifornimenti dovrebbero quindi ristabilirsi.

RETORICHE OSTILI IN MEDIO ORIENTE

Il mercato del greggio è stato anche rafforzato dalla retorica ostile tra Iran e Israele.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso che non permetterà mai all‘Iran di ottenere armi atomiche, e sabato ha affermato che la gran parte delle minacce alla sicurezza del suo paese sono piccola cosa di fronte alla prospettiva di una bomba atomica iraniana. Washington ha inasprito le sanzioni sull‘Iran e ha provato ad aumentare la pressione diplomatica internazionale per frenare le ambizioni nucleari di Teheran.

I leader iraniani hanno detto che, se mai saranno attaccati, chiuderanno lo Stretto di Hormuz che sta alla testa del Golfo e da cui transita un quinto dei flussi globali del petrolio estratto in mare.

“L‘Iran non sta per chiudere Hormuz”, dice Samuel Ciszuk, analista sul Medio Oriente per KBC Energy Economics. “La paura di una guerra tra Iran e Israele è stata ampiamente sovrastimata.”

Se le tensioni in Medio Oriente forniscono un supporto che è in gran parte psicologico, un‘azione della banca centrale statunitense potrebbe avere un netto impatto sulle forniture di greggio e sull‘equilibrio della domanda.

A partire dalla fine del 2008, la Federal Reserve ha comprato 2.300 miliardi di dollari in titoli a lungo termine per sostenere la crescita e ravvivare l‘economia, così indirettamente pompando miliardi nei mercati e iniettando enorme quantità di liquidità su petrolio e materie prime.

Nel primo giro di quantitative easing (QE), da novembre 2008 a marzo 2010, il petrolio è più che raddoppiato, e durante il secondo giro, tra novembre 2010 e marzo 2011, è cresciuto di un terzo.

Bank of America Merrill Lynch ritiene che un nuovo stimolo monetario da 600 miliardi di dollari a settembre potrebbe spingere i prezzi delle materie prime molto più in alto.

“I prezzi del greggio crescerebbero del 14% in un terzo turno di QE”, ha affermato l‘istituto in una nota.

“RISCHIO SIGNIFICATIVO”

In ogni caso, non è affatto certo che la Fed annuncerà il terzo giro di QE.

Il chairman di Goldman Sachs Asset Management, Jim O‘Neill, ha detto ieri in una nota che non vede per quale motivo la Fed dovrebbe aver fretta di lanciare nuovi QE. Con lui concorda anche Dean Maki, economista per Barclays Capital a New York.

Il dipartimento dell‘energia statunitense ritiene che la produzione globale di greggio abbia superato la domanda di un ampio margine persino con un embargo dal petrolio iraniano, riempiendo le riserve e offrendo una considerevole protezione con cui far fronte a imprevisti shock sui rifornimenti.

“Le previsioni dipingono uno scenario sul petrolio con forte tendenza al ribasso”, dice David Hufton di PVM Oil Associates.

Eppure l‘appetito degli investitori per il petrolio è cresciuto in maniera costante con gli speculatori che su entrambi i lati dell‘Atlantico aumentano l‘esposizione netta ai futures sul greggio e alle opzioni.

“Se la Fed questo mese non annuncerà alcun nuovo giro di QE, il mercato del petrolio probabilmente andrà giù. Le speranze stanno volando così in alto che c‘è un significativo rischio di una caduta dei prezzi”, dice Fritsch di Commerzbank.

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