2 agosto 2012 / 06:53 / tra 5 anni

Nagel indagato su presunto patto con Ligresti, nega accordo

MILANO (Reuters) - L‘amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, indagato per ostacolo all‘autorità di vigilanza, è stato interrogato per sei ore ieri sera dal pm di Milano Luigi Orsi sul presunto patto segreto con la famiglia Ligresti nell‘ambito del progetto di integrazione del gruppo Unipol con Premafin-Fonsai.

Il tribunale di Milano. REUTERS/Paolo Bona

Al termine dell‘interrogatorio, Nagel in una nota ha ribadito di non aver stipulato alcun accordo con i Ligresti, e che il foglio siglato “per presa conoscenza” era un semplice elenco di desiderata della famiglia scritto da Jonella Ligresti, figlia di Salvatore, che non ha avuto alcun seguito; mentre il suo avvocato ha detto al telefono a Reuters che scriverà una “memoria con istanza di archiviazione” per il suo cliente.

Una fonte investigativa in precedenza aveva precisato che Nagel è stato iscritto sul registro degli indagati da alcuni giorni e che gli era stato notificato un invito a comparire.

L‘AD di Mediobanca è stato iscritto in concorso con Salvatore Ligresti, che già da oltre un anno ha a suo carico questa ipotesi di reato anche per altri fatti. Ligresti è anche al centro del nucleo principale dell‘inchiesta aperta dalla procura di Milano sulla vicenda del gruppo assicurativo con le ipotesi di manipolazione del mercato e bancarotta.

IL PRESUNTO PATTO AL CENTRO DELL‘INDAGINE

Al centro di quest‘ultimo capitolo dell‘indagine condotta dal pm Orsi c‘è il presunto patto che la famiglia Ligresti sostiene sia stato sottoscritto per garantire al patron del gruppo e ai suoi figli una buonuscita per uscire di scena e consentire la fusione con Unipol, eludendo le indicazioni impartite da Consob.

Mediobanca ha ribadito nei giorni scorsi di non aver stipulato alcun accordo coi Ligresti, dopo che la procura ha sequestrato un documento in cui a Salvatore Ligresti verrebbe riconosciuta tra le altre cose una buonuscita pari a 45 milioni di euro.

Consob, secondo quanto riferito da due fonti a Reuters lunedì scorso, sta aspettando la conclusione degli accertamenti dei magistrati, presumibilmente dopo la pausa agostana, prima di prendere una decisione in merito. L‘organismo di controllo aveva in un primo tempo chiesto una copia del documento, che sarebbe stato discusso da Ligresti e Nagel lo scorso 17 maggio, e del quale sarebbero stati a conoscenza, secondo alcuni media, Unipol e Unicredit.

Unipol ha detto di non essere a conoscenza di alcun accordo, mentre la holding Premafin ha precisato di non avere informazioni in merito. Anche Unicredit nei giorni scorsi ha fatto sapere di non essere a conoscenza di questo documento.

“SOLO ELENCO DESIDERATA LIGRESTI, SIGLATO PER PRESA VISIONE”

Nagel con una nota ha scritto di aver sì siglato un foglio su richiesta di Jonella Ligresti il 17 maggio scorso, ma “esclusivamente per presa di conoscenza” e si trattava della “fotocopia di un foglio di carta dalla stessa manoscritto che riportava un elenco di desiderata della famiglia Ligresti”.

“Richieste in parte note e non destinate a Mediobanca, che non è parte di alcun accordo con la famiglia in questione, né quindi impegnative per l‘Istituto... Elenco che non si è mai tradotto in alcuna ipotesi di accordo con Mediobanca, Unicredit o Unipol”, conclude Nagel nella nota.

Il suo legale, l‘avvocato Mario Zanchetti, che ha definito il suo cliente “molto sereno e tranquillo” durante l‘interrogatorio descritto come “estremamente chiarificatore”, ha aggiunto che l‘elenco “non è mai stato portato a Unipol”, e ha concluso annunciando l‘istanza di archiviazione per l‘AD di Mediobanca.

LA VERSIONE DEI LIGRESTI

Secondo la versione fornita agli investigatori dai Ligresti, ascoltati nei giorni scorsi, l‘accordo per offrire una sorta di buonuscita alla famiglia si sarebbe reso necessario dopo che il 27 gennaio la Consob comunicò che non poteva essere risconosciuto alcun corrispettivo a Salvatore Ligresti e ai suoi figli da parte di Unipol per l‘operazione con il gruppo Premafin-Fonsai. Secondo quanto sostiene Ligresti, in base a fonti investigative, a questo punto tutti i soggetti interessati avrebbero cercato un modo per compensare ugualmente la famiglia.

Punto questo, smentito da tutte le altre controparti.

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