6 luglio 2012 / 09:19 / 5 anni fa

Spending review, tagli da 4,5 mld in 2012, 10,5 in 2013

Il presidente del Consiglio Mario Monti. REUTERS/Max Rossi

(Reuters) - La prima fase operativa della spending review assicura risparmi allo Stato per 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 miliardi nel 2013 e 11 miliardi per il 2014.

Il decreto legge varato ieri notte dal governo, dopo quasi otto ore di riunione, pone le basi per ridurre del 10% i dipendenti pubblici, contiene massicci tagli alla spesa corrente e alle dotazioni di ministeri ed enti locali.

Un nuovo provvedimento vedrà la luce nelle prossime settimane e riguarderà “le agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici sulla base delle analisi effettuate” da Giuliano Amato e Francesco Giavazzi, spiega Palazzo Chigi in una nota.

“La riduzione della spesa non incide in alcun modo sulla quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni a favore dei cittadini ma mira a migliorarne la qualità e l‘efficienza”, dice il governo.

Ecco una sintesi delle misure contenute nel decreto legge.

AUMENTO IVA SOSPESO DA OTTOBRE FINO AL 30 GIUGNO 2013

Le aliquote Iva del 10 e del 21% saliranno di due punti percentuali dal primo luglio 2013 e non più da ottobre 2012, come prevede la manovra correttiva di dicembre.

I risparmi raccolti attraverso il taglio mirato della spesa pubblica sono sufficienti anche per ridurre dal 2014 le due aliquote di un punto percentuale, all‘11 e al 22%, secondo quanto si legge nelle bozze del decreto legge circolate ieri.

L‘esecutivo si ripropone di sterilizzare l‘intero aumento dell‘Iva trovando nei prossimi mesi gli ulteriori 6,6 miliardi necessari.

1,2 MILIARDI PER GLI ULTERIORI 55.000 ESODATI

Il governo promette la pensione ad altri 55.000 esodati dopo i 65.000 già garantiti con un primo decreto.

“Complessivamente, l‘importo a favore dei lavoratori ‘salvaguardati’ è di 1,2 miliardi (a partire dal 2014)”, spiega Palazzo Chigi.

Gli esodati sono coloro che, dietro indennizzi e incentivi delle aziende, hanno accettato di licenziarsi senza poi poter accedere alla pensione a causa della nuova riforma previdenziale di dicembre, che ha alzato i requisiti anagrafici e contributivi necessari per ottenere l‘assegno.

Previsti anche stanziamenti per la ricostruzione delle zone danneggiate dal sisma in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Palazzo Chigi dice che “500 milioni sono stati già stanziati con il decreto d‘urgenza per le zone terremotate. La spending garantirà ulteriori risorse: 1 miliardo per il 2013 e 1 miliardo per il 2014”.

IL FINANZIAMENTO DELLE SPESE INDIFFERIBILI

Palazzo Chigi non vi fa menzione nel comunicato ufficiale, ma una quota non marginale dei risparmi dovrebbe servire nel 2013 a finanziare spese non iscritte a bilancio ritenute dal governo “indifferibili”.

Agli autotrasportatori e al cinque per mille andrebbero 400 milioni ciascuno. Per le missioni militari all‘estero il governo dovrebbe stanziare 1 miliardo.

TAGLIO DEL 10% PER I DIPENDENTI PUBBLICI

Il decreto delinea il processo che porterà a ridurre del 20% i dirigenti e del 10% i dipendenti occupati nelle amministrazioni dello Stato - incluse quelle ad ordinamento autonomo -, le agenzie, gli enti pubblici - economici e non - e gli enti di ricerca.

“Le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore al 10%”, dice l‘esecutivo.

Prevista anche una riorganizzazione degli uffici periferici su base regionale o interregionale, una unificazione delle strutture con funzioni logistiche e strumentali (gestione del personale e dei servizi comuni) e l‘eliminazione degli incarichi di studi e ricerca ai dirigenti non titolari di uffici.

In base a quanto si legge nelle bozze, il decreto prevede che il personale in sovrannumero possa andare in pensione entro il 2014 con i requisiti anagrafici e contributivi precedenti alla riforma previdenziale di dicembre.

“In subordine, si applicheranno le regole ordinarie previste per la mobilità” fino a 24 mesi con l‘80% dello stipendio, dice Palazzo Chigi.

I TAGLI AI MINISTERI E LA SOPPRESSIONE DELL‘ISVAP

Il decreto riduce la dotazione dei ministeri di 1,5 miliardi nel 2012 e di 3 miliardi a partire dal 2013.

Spariscono l‘Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip).

“Le funzioni dei due enti saranno accorpate dall‘Ivarp, che nasce come unico istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e sul risparmio previdenziale, nel pieno rispetto delle indicazioni comunitarie in materia. Il nuovo ente funzionerà in stretta sinergia con le strutture della Banca d‘Italia”, dice Palazzo Chigi.

LA STRETTA SULLA SPESA CORRENTE

I contratti stipulati in violazione dell‘obbligo di approvvigionarsi attraverso la Consip saranno nulli e costituiranno illecito disciplinare oltre che causa di responsabilità amministrativa. Saranno fatti salvi i contratti stipulati tramite diverse centrali di committenza, se prevedono condizioni più favorevoli per le amministrazioni pubbliche.

Dal 2013 gli uffici pubblici non potranno spendere più del 50% della spesa sostenuta nel 2011 per l‘acquisto o il noleggio di auto.

Il governo blocca da quest‘anno fino al 2014 gli adeguamenti Istat sui canoni pagati dalle amministrazioni pubbliche per gli immobili in affitto. I canoni saranno anche rinegoziati “al fine di giungere alla riduzione del 15%”.

I consigli di amministrazione delle società a totale partecipazione pubblica dovranno comporsi di non più di tre membri. Secondo le bozze la stretta non si applica alle società “che erogano servizi in favore dei cittadini”, cioè le utility.

Dal primo gennaio 2014 l‘affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico nel rispetto della normativa comunitaria per la gestione in house, a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento sia pari o inferiore a 200.000 euro annui.

Dalla data di entrata in vigore del decreto scatterà il divieto di inserire clausole arbitrali nei contratti di servizio tra società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta, e amministrazioni statali.

LE PROVINCE VERRANNO DIMEZZATE

Il decreto riduce ed accorpa le province con l‘obiettivo di dimezzarne il numero attuale, attualmente superiore a 100.

La riduzione avverrà sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione.

La definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione sarà completata entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con un provvedimento del Consiglio dei ministri.

I comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province superstiti avranno tre competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade).

“Entro il primo gennaio 2014 vengono istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative province”, dice Palazzo Chigi.

I TAGLI AGLI ENTI LOCALI: 2,2 MLD IN 2012, 5 IN 2013

La spending review prevede tagli a Regioni ed enti locali per 2,2 miliardi nel 2012, 5 miliardi nel 2013 e 5,5 miliardi dal 2014.

Il conto più salato lo pagano le Regioni, con una stretta ai trasferimenti di 1,2 miliardi nel 2012, 2 miliardi nel 2013 e 2,5 miliardi nel 2014.

Attraverso una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio i comuni dovranno rinunciare a 500 milioni quest‘anno e a 2 miliardi a decorrere dal 2013.

Il contributo delle province è di 500 milioni nel 2012 e di 1 miliardo dal 2013.

Inoltre, il governo riduce ulteriormente il limite entro cui gli enti territoriali possono procedere alla spesa per assunzione di personale e pone il divieto per le province di assumere personale a tempo indeterminato, fino a che non sarà data attuazione alla riduzione e razionalizzazione delle province stesse.

I TAGLI ALLA SANITA’

Il decreto, secondo le bozze, taglia il fondo sanitario nazionale di un 1 miliardo nel 2012 e di 2 miliardi dal 2013.

Non solo. Palazzo Chigi spiega che il tetto annuo di spesa per l‘acquisto di dispositivi medici viene ridotto dal 5,2% al 5% nel 2012 e al 4,8% nel 2013.

Per il 2012 è previsto un aumento al 3,85% dall‘1,82% dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del servizio sanitario nazionale. Per le aziende farmaceutiche lo sconto passa da 1,83% a 6,5%.

Per la farmaceutica territoriale viene individuato un nuovo tetto di spesa pari all‘11,5% (rispetto al precedente 13,3%). Per la farmaceutica ospedaliera il nuovo tetto è del 3,2% (rispetto al precedente 2,4%).

Nel caso di sfondamento del tetto della farmaceutica territoriale viene confermato il meccanismo di ripiano totalmente a carico della filiera farmaceutica (aziende, grossisti, farmacisti). Per lo sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera, che fino ad oggi è stato tutto a carico delle regioni, viene introdotto un meccanismo di ripiano che pone a carico delle aziende farmaceutiche il 50% del totale.

Il budget assegnato alle singole strutture per l‘acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati scende all‘1% nel 2012 e al 2% nel 2013 rispetto al budget 2011.

(Giuseppe Fonte)

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