May 31, 2012 / 8:46 AM / 6 years ago

Visco: crisi eccezionale, sì a misure straordinarie

di Giselda Vagnoni

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco in un'immagine d'archivio. REUTERS/Bernardo Montoya

ROMA (Reuters) - L’Italia e l’Europa sono state investite da una crisi eccezionale che richiede un rapido cambio di passo ai politici e il mantenimento delle misure straordinarie di politica monetaria da parte della Banca centrale europea.

Nelle sue prime Considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, tralascia in modo inusuale l’Italia e guarda soprattutto all’Europa e ai governi che la compongono perchè da loro dipende la fine della bufera.

“Dalla scorsa estate una crisi di gravità eccezionale ha investito l’Europa e l’Italia .. Al centro della crisi vi sono oggi dubbi crescenti, da parte degli investitori internazionali, sulla coesione dei governi nell’orientare la riforma della governance europea, sulla loro capacità di assicurare la tenuta stessa dell’unione monetaria”, ha detto Visco.

Secondo il governatore la politica monetaria non può sanare tutti gli squilibri dell’area dell’euro, ma può contenere il contagio, evitare crisi sistemiche, attenuare le tensioni.

“Il suo contributo a sostenere i mercati e la liquidità resta essenziale; l’uscita dall’attuale assetto è oggi del tutto prematura”, ha detto ancora riferendosi alle misure straordinarie adottate dalla banca guidata dall’amico ed ex superiore a palazzo Koch Mario Draghi.

Visco non resta sul vago ma al contrario elenca una per una le cose che si possono e si devono fare. A partire dal settore più attinente alle funzioni della Banca d’Italia, quello della vigilanza bancaria.

“Va accelerato il passaggio verso un sistema uniforme di regole e sorveglianza sul settore finanziario, in particolare nell’area dell’euro”, ha detto.

In un apparente riferimento all’ipotesi di garantire in modo uniforme i depositi bancari dei cittadini dell’Unione, il governatore ha aggiunto che “occorre considerare l’istituzione di meccanismi di garanzia e assicurazione comuni, in grado di rasserenare i risparmiatori, prevenire il panico e fughe destabilizzanti di capitali”.

Contribuirebbero poi a ridurre l’incertezza sui mercati “progressi rapidi nella costituzione di un fondo europeo per la risoluzione delle crisi bancarie”.

Va prevista la possibilità di “agire tempestivamente sui mercati dei titoli e di effettuare interventi diretti a favore degli intermediari, con procedure più flessibili, meno penalizzanti per i paesi beneficiari che rispettino le regole dell’Unione”.

Visco rilancia, inoltre, l’idea dei project bond e sottolinea che dovrebbero in prima battuta essere destinati a investimenti in paesi in difficoltà: “L’avvio immediato di progetti comuni e cofinanziati di investimento, con particolare attenzione ai paesi più deboli, può costituire un importante segnale per i cittadini e per gli investitori che oggi guardano soprattutto alle scarse prospettive di sviluppo di singoli Stati o regioni”.

Altra iniziativa che andrebbe nel senso auspicato di maggiore unione fiscale, l’istituzione di un fondo in cui trasferire “i debiti sovrani che eccedano una soglia uniforme, da redimere gradualmente in tempi e modi ben definiti”.

LA DIFESA DI DRAGHI DALLE CRITICHE TEDESCHE

Dopo il passaggio di Draghi a Francoforte, lo scorso novembre, Visco ha gestito da governatore la parte più drammatica della crisi del debito italiano. Come da lui stesso ricordato nel corso dell’Assemblea annuale, in quelle settimane il rendimento dei titoli pubblici decennali era balzato al 7,3%, il differenziale rispetto al bund a 5,5 punti percentuali.

L’arrivo di Mario Monti a palazzo Chigi, la nuova manovra correttiva e le operazioni di finanziamento illimitato a tre anni della Bce avevano calmato le tensioni sui mercati ma le inconcludenti elezioni in Grecia le hanno riacuttizzate.

Il differenziale tra Btp e Bund decennali è tornato così al di sopra dei 450 punti base in un contesto di piena recessione economica, conseguenza dell’austerity imposto nel presupposto di riconquistare la fiducia degli investitori.

Occorre spezzare questo circolo vizioso che rischia di mettere in ginocchio il Paese nonostante gli interventi massicci sui conti pubblici.

“Se i governi, le autorità europee, la stessa Banca centrale europea valutano positivamente i progressi compiuti dai paesi in difficoltà nel risanamento finanziario e nelle riforme strutturali, ne deve seguire un loro impegno attivo a orientare in tal senso anche le valutazioni dei mercati”, ha detto Visco.

Le autorità europee sono chiamate a dare chiare manifestazioni di voler salvare l’euro.

“Va definito un percorso che abbia nell’Unione politica il suo traguardo finale, scandendone le singole tappe”, ha detto Visco ricordando quanto sostenuto da Tommaso Padoa Schioppa a proposito del fatto che chi “più fortemente volle la moneta unica, la volle perchè aiutasse a compiere altri passi, non perchè fosse l’ultimo”.

In questo contesto le scelte compiute da Draghi a Francoforte vanno difese e incoraggiate dalle critiche che costantemente arrivano dalla Bundesbank contraria al protrarsi delle misure straordinarie di politica monetaria.

“Le decisioni del Consiglio direttivo della Bce hanno risposto pienamente al mandato...una perdita di funzionalità dei mercati avrebbero comportato rischi gravissimi per la stabilità finanziaria dell’area”.

Il ringraziamento all’ex capo di via Nazionale non potrebbe essere più esplicito.

“L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, le difficoltà di raccolta bancaria, i maggiori costi e la minore disponibilità di credito all’economia hanno determinato finora un effetto depressivo sull’attività economica valutabile in circa un punto percentuale nella media dell’anno in corso. Senza gli interventi dell’Eurosistema l’effetto sarebbe stato maggiore”.

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