30 maggio 2012 / 16:23 / 5 anni fa

Eni cederà 30% meno un'azione Snam a Cdp a 3,47 euro per azione

di Giancarlo Navach

MILANO (Reuters) - Eni uscirà del tutto dal capitale di Snam, non necessariamento nei prossimi diciotto mesi e, comunque, forte dell‘incasso che otterrà dalla cessione del 52,5% del capitale e dalla drastica riduzione dell‘indebitamento che scenderà sotto 11 miliardi, sarà una società diversa, piu’ focalizzata sull‘upstream rispetto a oggi.

A delineare il quadro della nuova Eni post Snam, i vertici del gruppo guidato da Paolo Scaroni, al termine del Cda che ha approvato i dettagli della separazione proprietaria di Snam da Eni, riunito congiuntamente a quello della Cdp.

Il primo passaggio prevede che Eni ceda una partecipazione del 30% meno un‘azione del capitale votante di Snam alla Cassa a un prezzo fisso di 3,47 euro per azione, pari a un premio di circa l‘11% rispetto alla chiusura del titolo in Borsa oggi a 3,1360 euro.

Il corrispettivo totale della cessione è di circa 3,517 miliardi di euro e sarà pagato da Cdp in tre tranche, di cui la prima al momento del closing, per un ammontare totale di circa 1,759 miliardi di euro, la seconda entro il 31 dicembre 2012, pari a circa 879 milioni di euro, e la terza entro il 31 maggio 2013, pari a circa 879 milioni di euro, sottolinea Eni.

Il closing, ovvero il passaggio del 30% circa di Snam a Cdp, è atteso a partire dal prossimo primo ottobre, stante che l‘Antitrust dia il via libera all‘operazione, ma su questo c‘è ottimismo fra i manager rispetto allo stop imposto dall‘Ente che vigila sulla concorrenza alla precedente operazione Terna-Cdp. Da quella data, Snam dovrà iniziare a ripagare il proprio indebitamento a Eni, pari a oltre 11 miliardi.

“Siamo ottimisti perché Terna fa due attività: trasporto di energia e dispacciamento, questo vuol dire che in ogni istante decide quali centrali sono aperte e quali chiuse, almeno teoricamente questa attività potrebbe consentire di discrominare un produttore verso un altro. Snam non fa dispacciamento, ma solo trasporto, e’ già di proprietà di qualcuno e quindi non potrebbe discriminare un operatore rispetto a un altro”, ha spiegato Scaroni, nel corso di una conference call.

Dal fronte Cdp l‘acquisizione avverrà attraverso l‘annullamento delle attuali azioni proprie (circa il 9% del capitale) che porteranno Cdp a oltre il 33% del capitale di Eni dall‘attuale 26,4%. La quota eccedente il 30% sarà ceduta dalla Cassa, come si legge in un comunicato Cdp, da cui si stima di ricavare circa 2 miliardi; il resto della cifrà sarà coperto da flussi di cassa derivanti dalla cessione di altri asset.

A questo punto Eni, che conferma il livello di dividendo per il 2012, ma non uno script dividend, lancerà un nuovo piano di bayback entro l‘anno fino al 10% del capitale per un esborso complessivo di 6 miliardi.

Terminata questa fase, resta da collocare un altro 22,5% del capitale di Snam. La cessione avverrà “mediante procedure di vendita trasparenti e non discriminatorie rivolte al pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali”, spiega il gruppo. “E’ difficile che ci sia un solo acquirente per il 22% di Snam: cercheremo di valorizzare di piu’ le nostre azioni, se dovessimo trovare che il retail è piu generoso bene, altrimenti andremo verso gli istituzionali”, ha spiegato il numero uno dell‘Eni.

Comunque, ogni azionista è benevuto, ha tenuto a precisare Scaroni, lasciando intendere di avere le porte aperte anche verso i fondi sovrani, come quello del Qatar di cui si è parlato di recente per la quota che Cdp dovrà cedere in Eni. “Non ci sono azionisti di serie A e di serie B. Il tema semmai è un altro: ci potrebbe essere un conflitto d‘interesse se a questo azionista fosse dato un posto nel Cda”.

(Alberto Sisto da Roma)

(Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129518, Reuters messaging: giancarlo.navach.reuters.com@reuters.net)

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