May 15, 2012 / 8:43 AM / 6 years ago

Abi e Confindustria accusano Moody's di attacco contro Italia

di Stefano Bernabei e Giselda Vagnoni

Il logo di Moody's REUTERS/Philippe Wojazer

ROMA (Reuters) - Banchieri e imprenditori vanno al contrattacco di Moody’s dopo il declassamento di 26 istituti di credito italiani e accusano l’agenzia di rating americana di aggressione nei confronti dell’Italia.

“Ancora una volta le agenzie di rating si confermano come un elemento di destabilizzazione dei mercati con giudizi parziali e contradditori”, ha commentato l’Associazione delle banche italiane (Abi) in una nota diffusa a metà mattinata.

“La decisione di Moody’s è un’aggressione all’Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini”.

Si dice d’accordo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: “Siamo di fronte a una situazione che penalizza il Paese, le banche, le imprese, i cittadini. Questi giudizi dovrebbero essere dati con più attenzione, la situazione è delicata e c’è un attacco continuo che preoccupa”.

Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, parla di decisione “irresponsabile” che rischia di avviare un corto circuito tra il mondo del credito e l’economia.

E chiede alla Banca centrale europea di ignorare le decisioni di Moody’s per evitare di prosciugare le fonti di finanziamento degli istituti interessati e quindi la loro capacità di concedere credito alle imprese e di sostenere i corsi dei titoli di Stato italiani.

“Chiediamo con forza che la Bce e le istituzioni europee non tengano conto di questi giudizi altrimenti diventa un corto circuito dal quale non usciamo”, ha detto Mussari a margine di un convegno a Salerno, secondo quanto riferito da una portavoce.

Ieri sera Moody’s ha abbassato il giudizio sulla solvibilità di 26 banche italiane, facendo riferimento alla recessione e alle crescenti sofferenze. Alcuni istituti sono stati tagliati anche di quattro gradini. Tutti gli istituti hanno un outlook negativo.

L’annuncio sulle banche è diretta conseguenza della decisione con cui lo scorso febbraio Moody’s ha tagliato il debito sovrano dell’Italia a A3 da A2 e porta i rating degli istituti italiani tra i livelli più bassi d’Europa.

Mentre i gruppi di dimensioni maggiori come Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno presenza internazionale e capitale sufficienti per assorbire il colpo, questo risulta più difficile per le banche di medie dimensioni come Banca Monte dei Paschi di Siena, che ora è valutata poco sopra ‘junk’, ovvero poco sopra lo status di “non-investimento”.

Il direttore generale di Intesa SanPaolo, ha spiegato che se il declassamento di Moody’s non avrà un impatto rilevante sulla capacità di funding delle banche, aumenterà tuttavia l’ammontare dei collaterali necessari per poter attingere ai fondi della Bce.

“Per Intesa aumenta di 2 miliardi”, ha detto Carlo Messina nella conference sui conti del primo trimestre.

Gli istituti di credito italiani hanno partecipato alle due operazioni di rifinanziamento della Bce a tre anni e al tasso dell’1% dette LTRO per 255 miliardi lordi (su 1.018 miliardi offerti), pari a 137 al netto del riassorbimento di operazioni di scadenza più breve.

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DECISIONE INCOMPRENSIBILE E INGIUSTIFICABILE - ABI

Intorno alle 15,15 l’indice FTSE Mib della Borsa di Milano cede l’1,97% mentre l’indice benchmark europeo FTSEurofirst è in calo dello 0,93%.

Peggiorano soprattutto i titoli bancari: Banco Popolare, Mps e Pop Emilia sono in asta di volatilità con ribassi teorici intorno al 5%, Unicredit cede il 3,2%, Intesa SP lascia sul terreno l’1,2%.

Gli istituti di credito italiani, che finora non hanno mai fatto ricorso ad aiuti di Stato, sono stati colpiti dalla crisi del debito sovrano italiano di cui sono importanti acquirenti anche su richiesta delle stesse autorità nazionali.

L’ammontare di titoli di Stato detenuti dalle banche italiane è cresciuto a 290,54 miliardi di euro alla fine di marzo, secondo dati della Banca d’Italia, in crescita del 9% sul mese precedente. Sempre secondo dati di via Nazionale, il debito pubblico italiano a fine marzo ammontava a 1.946 miliardi.

In seguito al deprezzamento dei bond sovrani dell’Italia, l’autorità bancaria europea (EBA) ha chiesto lo scorso autunno a 4 banche italiane azioni di rafforzamento patrimoniale per un totale di 15,4 miliardi da realizzare entro giugno.

L’Abi ha criticato la decisione dell’Eba, dicendo che in questo modo si spingono le banche a liberarsi di asset, riducendo il credito alle imprese e a non acquistare titoli di Stato italiani peggiorando la situazione sia per l’economia che per il Tesoro.

Per Mussari la decisione di Moody’s è anche “incomprensibile e ingiustificabile” dal momento che si fa riferimento a quella recessione economica frutto delle massicce misure correttive varate dal governo anche su richiesta delle stesse agenzie di rating.

“Mentre nei giudizi precedenti di Moody’s si chiedevano interventi urgenti al governo [per il consolidamento dei conti pubblici], adesso sembrano proprio gli interventi presi dal governo a determinare il nuovo giudizio di Moody’s”, dice l’Abi.

Nel primo trimestre dell’anno, l’Italia ha registrato il terzo calo consecutivo congiunturale del Pil di -0,8%, secondo le stime preliminari diffuse oggi da Istat.

L’associazione bancaria, che domani riunisce il comitato esecutivo a Milano, dice di voler valutare in quella occasione “tutte le azioni da adottare, in ogni sede, per tutelare i legittimi interessi dell’economia italiana, così gravemente lesi dalle decisioni delle agenzie di rating”.

Nessuna dichiarazione del presidente del Consiglio e ministro dell’Economia Mario Monti al termine della riunione Ecofin.

Dalla maggioranza si alza la voce del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che in una nota dice: “La decisione di Moody’s è di una gravità inaudita, c’è un disegno criminale delle agenzie di rating contro l’Italia e l’Europa”.

Per il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, “siamo oramai al paradosso che le agenzie di rating peggiorano la valutazione delle banche italiane a causa della recessione”.

Ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha osservato che “è necessario porre limiti rigorosi alle commistioni tra agenzie e soggetti che operano sul mercato. Inoltre anche al fine di contenere gli effetti prociclici del rating è opportuno circoscriverne il valore regolamentare”.

Abi condivide le critiche di Vegas e reitera “la richiesta alle Autorità europee e alla Banca centrale affinche’ tali giudizi non siano passivamente recepiti nella regolamentazione, nelle procedure e nei modelli di valutazione e venga finalmente varata una severa disciplina di controllo nei confronti di questi soggetti”.

- ha collaborato Gianluca Semeraro da Milano

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