14 maggio 2012 / 14:27 / tra 6 anni

Derivati, con 2 mld oneri Italia si conferma maglia nera in Ue

ROMA (Reuters) - Con quasi 2 miliardi di euro di maggiori interessi sul debito pubblico solo nel 2011, l‘Italia continua a registrare i risultati peggiori nella gestione dei derivati rispetto agli altri quattro principali Stati europei, secondo dati Eurostat.

Mentre il dibattito sui rischi legati ai derivati torna a campeggiare sulle pagine economiche dopo che Jp Morgan ha annunciato perdite superiori ai 2 miliardi di dollari, le nuove serie storiche dell‘istituto europeo di statistica permettono di scattare una fotografia precisa di quali effetti questi sofisticati contratti finanziari finiscono col produrre sui debiti sovrani dell‘Eurozona.

Nel caso dell‘Italia, i derivati in portafoglio a tutte le amministrazioni pubbliche hanno prodotto oneri pari a 5,67 miliardi tra 2008 e 2011, di cui 1,96 miliardi solo lo scorso anno.

Germania, Francia, Spagna e Regno Unito ottengono tutti risultati migliori. In alcuni casi la gestione dei derivati produce minori interessi, in altri maggiori oneri ma comunque di dimensione inferiore a quelli dell‘Italia.

Per le sue statistiche Eurostat si basa sulle notifiche degli Stati nazionali. Nel caso dell‘Italia la contabilità nazionale viene redatta da Istat, che non fornisce dati disaggregati tra Stato centrale ed enti locali, anche se la parte preponderante delle operazioni in derivati fa comunque capo al Tesoro.

L‘Italia, secondo quanto reso noto dal governo a metà marzo, ha costruito posizioni in derivati su 160 miliardi di debito pubblico, l‘8% del totale.

Per capire quanto rischia potenzialmente il governo dal suo portafoglio in derivati bisognerebbe avere il mark to market complessivo dei contratti, che indica in un dato momento quanto l‘Italia dovrebbe pagare alle sue controparti per chiudere tutte le posizioni in essere.

Il Tesoro non intende tuttavia diffondere questa informazione perché un‘eccessiva trasparenza sul portafoglio in derivati potrebbe indurre gli operatori finanziari ad assumere posizioni ribassiste sui titoli di Stato italiani, come ha detto ai cronisti il direttore generale del Tesoro per il debito pubblico, Maria Cannata, l‘11 aprile scorso.

(Giuseppe Fonte)

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