10 maggio 2012 / 09:08 / tra 6 anni

Eni, pm Milano chiede commissariare unità kazaka per corruzione

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha chiesto di commissariare Agip Kco, la divisione operativa di Eni in Kazakistan, o in alternativa di proibirle di continuare a negoziare contratti nel Paese per quel che riguarda il campo petrolifero di Kashagan, in un‘inchiesta per una presunta tangente da 20 milioni di dollari che, secondo l‘accusa, avrebbe finanziato una parte dell‘investimento nel giacimento di Kashagan.

Lo ha riferito oggi una fonte giudiziaria, come anticipato stamani dal Corriere della Sera, precisando che una decisione in materia dovrebbe essere presa dal gip di Milano in un‘udienza camerale il 29 maggio.

Una fonte investigativa ha aggiunto che oltre ad alcuni attuali manager della società petrolifera indagati con l‘ipotesi di reato di corruzione internazionale, risulta indagato anche Guido Michelotti (responsabile del programma Eni in Kazakistan tra 2006 e 2008, secondo il suo profilo LinkedIn). Non risulta invece indagato l‘attuale AD, Paolo Scaroni.

L‘Eni è indagata come persona giuridica, in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, nell‘inchiesta della procura milanese per corruzione internazionale su presunte tangenti pagate da Eni a politici kazaki.

Scaroni ha detto di non essere preoccupato per la vicenda giudiziaria.

“È una indagine che si riferisce a episodi del 2004-2005 e dal 2009 noi collaboriamo. Aspettiamo di vedere cosa succede. Sono sereno”, ha detto l‘AD a margine di una conferenza alla Camera.

Il gruppo è operatore fino alla realizzazione della prima fase dello sviluppo del Kashagan - “il first oil”, atteso entro giugno 2013 - affidato al consorzio North Caspian Sea Production sharing agreement al quale Eni partecipa con il 16,81%. Gli altri partner sono: Shell, ExxonMobil, Total, ConocoPhilips, Inpex e l‘ente petrolifero statale KazMunaiGas.

Nella relazione finanziaria che accompagna il bilancio 2011, il gruppo, nella sezione contenziosi legali, scrive che il primo ottobre 2009, è pervenuta dalla procura di Milano una richiesta di consegna ai sensi dell‘art. 248 del codice di procedura penale. Nel provvedimento, emesso nell‘ambito di un procedimento penale contro ignoti, è richiesta a Eni SpA la trasmissione - con riferimento a “ipotesi di corruzione internazionale, appropriazione indebita e altri reati” - di “rapporti di audit e ogni altra documentazione in vostro possesso concernente anomalie di gestione e/o criticità segnalate in relazione sia all‘impianto di Karachaganak sia al progetto Kashagan.”

Al fine di adempiere tempestivamente alla richiesta della Procura, si legge ancora nella relazione, è stata avviata la raccolta della documentazione e, in fasi successive, Eni ha proceduto al deposito della documentazione fino a quel momento raccolta, riservandosi il deposito di ogni ulteriore documentazione in corso di raccolta. Eni continua a fornire piena collaborazione all‘autorità giudiziaria.

A Piazza Affari intorno alle 15,47 il titolo recupera terreno a +0,12% dopo il calo iniziale ed è pressoché invariato mentre lo stoxx settorial europeo sale di oltre l‘1%.

“La notizia non fa bene, anche se l‘impatto mi sembra limitato e comunque oggi il settore risente della rotazione dei portafogli”, osserva un analista di una banca d‘affari italiana.

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