26 aprile 2012 / 13:13 / 6 anni fa

Italia, quota debito in mano estera scesa a 40% a fine 2011

ROMA (Reuters) - Nel secondo semestre del 2011 gli investitori esteri hanno venduto titoli pubblici italiani per importi significativi, riducendo la loro quota sulla consistenza complessiva al 40% contro il 47% di fine giugno 2011.

Un'immagine di banconote da 100 euro. REUTERS/Laszlo Balogh

E’ quanto emerge dall‘ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato oggi dalla Banca d‘Italia.

Il documento sottolinea, inoltre, che nel bimestre gennaio-febbraio 2012 i non residenti hanno continuato a effettuare disinvestimenti netti di titoli a medio e lungo termine “ma hanno acquistato per la prima volta da alcuni mesi, importi netti non trascurabili di titoli con scadenza inferiore all‘anno”.

Fino alla metà di aprile il Tesoro ha emesso titoli per 170 miliardi, pari al 40% del totale dei collocamenti previsti per l‘intero anno, una quota superiore a quella osservata nei corrispondenti periodi del 2010 e del 2011, si legge nel rapporto.

Nei primi due mesi del 2012 le banche operanti in Italia hanno acquistato titoli di Stato netti per 45 miliardi e sono stati classificati prevalentemente nel banking book, dice il rapporto. Tenendo conto della rivalutazione dei corsi registrata dall‘inizio dell‘anno (circa 13 miliardi) il valore della consistenza dei titoli sovrani delle banche è cresciuto di circa 58 miliardi rispetto alla fine di dicembre.

Gli acquisiti effettuati dai primi dieci gruppi bancari sono stati pari a 20 miliardi; la parte restante è stata acquistata dagli altri gruppi e dalle banche di medie e piccole dimensioni non appartenenti a gruppi.

“Gli acquisti di titoli di Stato effettuati dalle banche italiane nel primo bimestre del 2012 sembrano essere stati sospinti prevalentemente dalla riduzione del rischio sovrano e dalla prospettiva di guadagni in conto capitale, che nel periodo in esame si sono in effetti materializzati”, dicono gli esperti di via Nazionale.

“Essi sembrano solo in parte connessi con l‘ammontare del rifinanziamento a più lungo termine presso la BCE. In primo luogo, alla prima operazione a tre anni hanno partecipato soprattutto i gruppi maggiori, meno coinvolti negli acquisti. Inoltre più di un terzo degli acquisti netti ha riguardato BOT, con durata all‘emissione pari o inferiore a un anno: l‘investimento sarebbe quindi almeno in parte temporaneo, pronto per essere eventualmente smobilizzato per far fronte agli ingenti rimborsi di obbligazioni che si profilano nei prossimi mesi e per finanziare una eventuale ripresa della domanda di credito”.

Alla fine dello scorso dicembre l‘esposizione complessiva del sistema bancario italiano verso il settore pubblico domestico ammontava a 272 miliardi, il 10% delle attività complessive, ed era detenuta in gran parte sotto forma di titoli pubblici (211 miliardi), a fronte di una quota limitata di crediti.

Con riferimento ai cinque maggiori gruppi, l‘esposizione complessiva era di 164 miliardi, di cui 116 sotto forma di titoli, classificati per circa un quarto tra le attività detenute per finalità di negoziazione (trading book). L‘esposizione delle banche italiane verso il settore pubblico domestico mediante credit default swap (CDS) rimane “del tutto trascurabile”.

L‘esposizione del sistema bancario italiano verso tutte le categorie di debitori residenti in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna è bassa (l‘1,6% delle esposizioni complessive verso residenti nell‘area dell‘euro a dicembre 2011); all‘interno di tale aggregato i rischi sovrani sono trascurabili (poco più di un decimo del totale).

Tra i sistemi bancari europei quello italiano è tra i meno esposti verso queste quattro economie. Al pari di quelli degli altri maggiori paesi, il nostro sistema è esposto in via indiretta attraverso posizioni creditorie verso banche estere a loro volta esposte verso Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Anche questa esposizione è assai più contenuta che all‘estero: alle banche italiane fa capo una quota del 4% del complesso dell‘esposizione interbancaria tra i sistemi bancari principali, a fronte di una media dell‘11.

Nelle stime degli economisti di via Nazionale, la dinamica del credito in Italia dovrebbe risollevarsi nella parte finale del 2012. Nella seconda metà dell‘anno dovrebbe tornare a ridursi il flusso di sofferenze in rapporto ai prestiti.

Le banche italiani non sembrano per il momento avere problemi di liquidità.

Alla fine di marzo il valore complessivo delle garanzie depositate presso la Banca d‘Italia (collateral pool) al netto degli scarti di garanzia (haircuts) era di 363 miliardi di euro, dei quali 272 impegnati nelle operazioni di rifinanziamento e 91 liberi e prontamente utilizzabili.

Alla fine di marzo le banche italiane detenevano, inoltre, al di fuori del pool, titoli stanziabili e liberi da vincoli valutati in 111 miliardi, al netto degli haircuts.

“Poiché le operazioni dell‘Eurosistema sono attualmente basate sull‘integrale accoglimento della domanda, le banche sono in grado di reperire con rapidità, ove necessario, finanziamenti per ulteriori 202 miliardi (oltre la metà dei quali relativi alle cinque maggiori banche)”, si legge nel rapporto.

L‘ammontare delle garanzie potrebbero aumentare nei prossimi mesi con la piena attuazione delle misure che estendono i criteri di stanziabilità dei prestiti bancari, aggiungono gli esperti della Banca d‘Italia.

(Giselda Vagnoni)

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