23 aprile 2012 / 10:49 / 6 anni fa

Italia, Grilli: in linea con Ue, condivisione su taglio spese

di Giuseppe Fonte

Il vice ministro dell'Economia Vittorio Grilli. REUTERS/Bernardo Montoya

ROMA (Reuters) - Le manovre già varate consentono all‘Italia di garantire il pareggio di bilancio strutturale nel 2013 e di rispettare il criterio di riduzione del debito previsto dal Fiscal compact, il nuovo Patto di stabilità europeo.

Il vice ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, cerca di fugare i dubbi sulla tenuta del bilancio pubblico italiano dopo che nel Def, il Documento di economia e finanza, il governo ha alzato la previsione di deficit per l‘anno prossimo allo 0,5% dallo 0,1% indicato a dicembre. [ID:nL6E8FHBCZ]

“La correzione c‘è ed è sufficiente”, ha detto Grilli in audizione alla Camera, ricordando che le manovre del 2011 puntano a ridurre l‘indebitamento di oltre 81 miliardi al 2014.

Nonostante l‘aumento dell‘obiettivo di deficit nominale, il vice di Mario Monti a Via XX settembre ribadisce che l‘Italia si è impegnata a garantire il pareggio di bilancio nel 2013 in termini strutturali, cioè al netto della componente ciclica e delle una tantum. E il governo, nel Def, punta a un bilancio strutturale in avanzo di 0,6 punti di Pil l‘anno prossimo.

Il peggioramento del deficit nominale deriva dalla recessione più acuta del previsto, dal momento che il governo ha rivisto la stima sul Pil del 2012 a -1,2 dal precedente -0,4%. Previsioni comunque ottimistiche rispetto al -1,3% indicato dalla Commissione europea e, soprattutto, al -1,9% stimato dal Fondo monetario internazionale, che tra l‘altro vede nel 2013 un deficit all‘1,5% del Pil.

Ai deputati che chiedono se saranno necessari altri interventi sul bilancio pubblico a causa di questi scostamenti, Grilli risponde che la “la strategia di rigore contenuta nel Def non è messa in dubbio da nessuno”.

“Neanche il Fondo monetario internazionale chiede più di quanto già fatto”.

PRESTO SPENDING REVIEW MA OCCORRE CONSENSO POLITICO

A garanzia degli obiettivi di risanamento il governo punta anche sulla spending review, l‘analisi mirata dei capitoli di bilancio che ha lo scopo di individuare sprechi e spese inutili da sopprimere. [ID:nL6E8FK5E1]

Il titolare del dossier, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, presenterà una prima relazione tra questa settimana e la prossima.

In prima battuta la spending servirà a compensare i tagli previsti dalle ultime manovre ma “attuati solo in parte”, evitando nuovi scostamenti tra i saldi di bilancio effettivi e i saldi programmatici, come ha riferito una fonte governativa a Reuters venerdì scorso, 20 aprile.

Le resistenze ai tagli sono tuttavia molte, anche tra i vari ministri, come ha ammesso ieri il titolare dello Svilluppo Corrado Passera. Lo stesso Grilli sembra farvi un riferimento indiretto quando sollecita “condivisione politica”.

“I risultati della spending review saranno resi noti a breve ma sarà il presidente del Consiglio a dare una tempistica precisa”, dice Grilli.

“Non dobbiamo illuderci: qualsiasi taglio importante alla spesa pubblica certo non facilita la crescita. La sfida non è ‘tagliamo la spesa così l‘economia va meglio’, perché se tagliamo la spesa l‘impatto è negativo. L‘importanza è che questo taglio della spesa sia accompagnato, nel medio periodo, da un ribilanciamento del carico fiscale e della spesa utile”.

Grilli così conclude: “Ci vuole condivisione. Il governo si farà proponente di alcune misure. Però queste misure, che sono miliardi, se devono essere misure importanti, devono trovare consenso e condivisione”.

NO A PATRIMONIALE O NUOVE TASSE

Escludendo nuove manovre, Grilli nega anche che il governo abbia allo studio “patrimoniali o altri interventi fiscali”.

Inoltre, secondo il Tesoro gli obiettivi di bilancio sono già ora “più che compatibili con la regola del debito al 2016”.

Il Fiscal compact prevede che la distanza del rapporto debito/Pil dalla soglia del 60% si riduca di un ventesimo all‘anno calcolato con riferimento alla media dei tre anni antecedenti la valutazione. Per l‘Italia il nuovo vincolo scatta dal 2015.

“Anche con assunzioni di crescita del nostro Pil non fantasmagoriche, l‘1% di crescita reale, il bilancio in pareggio consente una riduzione del debito in linea con quanto l‘Unione europea e i mercati si aspettano”, dice Grilli.

In più, “quello che conta è il debito/Pil al netto dei programmi di aiuto [alla Grecia e del finanziamento al fondo salva Stati europeo ESM] e la serie al netto dei programmi è inferiore di circa 3 punti percentuali di Pil”. [ID:nL5E8FN4PO]

Tuttavia, in un documento depositato alla Camera Grilli ammette che “la previsione sconta un aumento dell‘avanzo primario ben al di sopra della media dell‘ultimo decennio e il ritorno a un differenziale tra crescita e interessi almeno pari a quello medio dell‘ultimo decennio”.

Nell‘ipotesi di un aumento permanente di 300 punti base che si mantiene fino al 2020, il debito raggiungerebbe “il 60% del Pil solo nel 2034, con nove anni di ritardo rispetto allo scenario di riferimento”, spiega il Tesoro nel documento.

Per accelerare il processo di riduzione del debito il Tesoro punta anche sulle dismissioni, su cui spera “di portare presto risultati”.

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