18 aprile 2012 / 13:12 / tra 6 anni

Fmi:Banche Italia dovranno assorbire Btp per 223 md euro in 2012

di Elvira Pollina

MILANO (Reuters) - La disaffezione degli investiori esteri verso i titoli di Stato italiani comporterà un maggior contributo delle banche domestiche alle esigenze di finanziamento del debito italiano, incrementendo il rischio che il sistema bancario sia esposto a pressioni in caso di nuovi rialzi dei rendimenti.

E’ questo il quadro delineato dal Global financial stability report (Gfsr) del Fondo monetario internazionale che viene pubblicato oggi e stima, nella situazione attuale, un assorbimento da parte del sistema bancario domestico di circa 223 miliardi di euro di titoli di Stato della Repubblica nel corso dell‘anno.

“Italia e Spagna si finanziano sul mercato a tassi inferiori a quelli osservati alla fine del 2011, quindi nell‘immediato i costi marginali di finanziamento non pongono rischi alla sostenibilità del debito” si legge nel rapporto.

“Tuttavia - prosegue il report - le attuali fragilità lasciano i mercati obbligazionari esposti a rinnovate tensioni: notizie negative o improvvise inversioni del clima potrebbero velocemente spingere al rialzo i rendimenti”.

Un‘eventualità, quest‘ultima, che, secondo il Fondo, oltre ad erodere ulteriormente la base degli investitori, “intensificherebbe gravemente le pressioni sugli investitori nazionali”.

Per l‘organismo di Washington, nelle condizioni attuali, assunte come scenario base, in cui “è scongiurato il rischio sistemico ma restano tensioni”, le banche italiane dovranno sopperire al ritiro degli esteri acquistando quest‘anno titoli pubblici per 223 miliardi e portando la loro esposizione ai titoli di Stato italiani all‘8,8%.

Il Fondo monetario ipotizza, inoltre, anche due scenari estremi, uno favorevole e uno avverso.

Nel primo vengono attuate interamente tutte le politiche oggi annunciate, nazionali e internazionali, per fronteggiare la crisi e riportare stabilità sui mercati. In questo caso, il ritiro degli investitori esteri dai bond italiani sarebbe più contenuto e le banche italiane dovrebbero acquistare titoli di Stato tricolore per 205 miliardi di euro, pari a un‘esposizione al debito sovrano dell‘8,1%.

Il contribuito che dovrebbero accollarsi le banche nazionali salirebbe a 241 miliardi, corrispondente a un‘esposizione del 9,5%, se si materializzasse, invece, lo scenario peggiore, ovvero il fallimento delle politiche attualmente messe in campo dagli attori nazionali e internazionali per stabilizzare i mercati.

In base alle stime del Fondo, nel terzo trimestre del 2011 la percentuale di debito italiano detenuta dagli investitori esteri è scesa al 37% da circa 43% del trimestre precedente.

Nello scenario base, secondo le stime del Fmi, tale percentuale si manterrebbe sostanzialmente stabile. Se si materializzasse lo scenario migliore la quota di debito italiano detenuta dagli investitori esteri risalirebbe al 42%. Nel peggiore dei casi, crollerebbe al 31,7%.

Da qui al 2016, il Fondo monetario prevede per l‘Italia un aumento del costo di finanziamento medio del debito. Anche all‘interno dello scenario migliore, infatti, “il tasso d‘interesse medio del debito pubblico italiano aumenterebbe frazionalmente da qui al 2016, al 4,6%” si legge nel rapporto.

Ma il costo medio del debito salirebbe al 5,3% all‘interno dello scenario di base, e sforerebbe il 5,7% nella peggiore delle ipotesi.

“L‘Italia non ha mai dovuto sopportare un peso degli interessi così alto come come quello previsto da qui al 2016, anche nello scenario base... quindi, è innegabile che ci sia un peggioramento del clima legato al rialzo dei tassi d‘interesse sui titoli sovrani” osserva il rapporto.

Ieri il numero uno del Fondo monetario, Christine Lagarde, ha nuovamente chiesto che il fondo di salvataggio europeo Efsf-Esm possa essere utilizzato direttamente per l‘eventuale bailout delle banche di un paese europeo, rompendo, così, il legame perverso tra rischio sovrano e rischio finanziario creatosi con una crescente esposizione dei sistemi bancari nazionali al debito emesso dai propri Stati.

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Italy, for instance, has lived with above-average interest burdens for a long time. To elucidate this aspect, Figure 2.13 shows current and projected interest burdens of selected countries under the three scenarios in relation to their historical experience. Indeed, Italy’s projected interest burden in 2016 remains well within the range of past experience; during the 1990s, interest burdens were significantly higher than projected even under the weak policies scenario. It is worth cautioning, however, that those high real interest bills of the 1990s were perhaps made more tolerable by the prospect of qualification for the euro and the associated convergence of interest rates to a lower euro area level. In fact, since the inception of the monetary union (striped area in Figure 2.13), Italy has not had to bear as high an interest burden as is projected for 2016, even in the baseline scenario, and neither has Spain. Thus, there is no denying the worsening headwinds from rising interest rates on sovereign debt for most countries shown in Figure 2.13.

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