5 aprile 2012 / 10:15 / tra 6 anni

Lavoro, il ddl di riforma varato dal governo

di Francesca Piscioneri

Lavoro, il ddl di riforma varato dal governo. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - Ecco i contenuti del disegno di legge di riforma del mercato del Lavoro illustrato ieri dal governo dopo l‘accordo con i partiti di maggioranza. Il testo, al vaglio del Capo dello Stato, sarà poi depositato in Parlamento per avviare l‘iter di approvazione che, negli auspici del premier Mario Monti, dovrebbe arrivare entro l‘estate. I contenuti possono essere dunque ancora modificati.

La principale novità rispetto al testo licenziato il 23 marzo dal Consiglio dei ministri riguarda i licenziamenti. Sarà possibile ottenere il reintegro dal giudice anche per i licenziamenti economici qualora ne sia provata l‘insussistenza. Nella prima versione, in questo caso era previsto solo un indennizzo. Le modifiche all‘articolo 18 entreranno in vigore non appena la legge sarà licenziata dalle Camere.

La durata dell‘indennizzo è stata ridotta da 12 a 24 mensilità rispetto alle 15-27 del precedente testo.

In elaborazione poi una delega per riformare il mercato del lavoro anche nel settore pubblico.

I nuovi ammortizzatori, estesi anche ad apprendisti e artisti-dipendenti, andranno a regime nel 2017 e saranno finanziati con risorse a partire da 1,7 miliardi nel 2013, cifra cifra che sale progressivamente negli anni fino al 2021, quando i costi si stabilizzano a 2,225 miliardi.

Ecco la normativa in vigore oggi confrontata con le novità che saranno introdotte appena la riforma diventerà legge.

ARTICOLO 18

OGGI: introdotto nel 1970 nell‘ambito dello Statuto dei lavoratori garantisce ai dipendenti delle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro al lavoro nel caso di licenziamenti senza giusta causa.

DOMANI: da subito e per i lavoratori del settore privato sarà possibile essere licenziati per motivi economici. Qualora il lavoratore voglia impugnare la decisione dell‘azienda si tenterà in un primo momento un conciliazione con la mediazione del sindacato, qualora dovesse fallire il lavoratore potrà andare in tribunale. Se il giudice ritiene insussistente la motivazione economica che sta alla base del licenziamento può reintegrare il lavoratore, o altrimenti assegnargli un indennizzo di 12-24 mensilità tenendo conto del tipo di azienda e dell‘anzianità.

Sarà possibile anche il licenziamento per ragioni disciplinari. In caso di provvedimento illegittimo il giudice potrà decidere o il reintegro del lavoratore o una indennità tra 12 e 24 mensilità in base all‘anzianità.

In caso di licenziamenti discriminatori resta il diritto al reintegro per tutti, a prescindere che l‘impresa abbia più o meno di 15 dipendenti.

Il costo sostenuto dal datore di lavoro in caso di vittoria del lavoratore sarà svincolato dalla durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario.

Per evitare processi lunghi è prevista l‘introduzione di un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurrà ulteriormente i costi indiretti del licenziamento.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

La riforma entra a regime nel 2017.

L‘obiettivo è allargare la platea dei soggetti tutelati con minori costi attraverso un sistema su due pilastri: cassa integrazione per sostenere lavoratori e imprese in temporanea difficoltà, istituto che rimane sostanzialmente invariato, e Assicurazione sociale per l‘impiego per chi perde il lavoro.

La platea degli interessati dovrebbe ampliarsi a 12 milioni di lavoratori dagli attuali 4, includendo i contratti a termine (pubblica amministrazione compresa), gli apprendisti e gli artisti-dipendenti.

L‘assegno per chi perde il lavoro sarà pari a un massimo di 1.119 euro con una durata non superiore ai 18 mesi. Oggi la mobilità può arrivare fino a 36 mesi per gli over 50 e fino a 48 per chi perde il lavoro nel Mezzogiorno.

*Cassa integrazione ordinaria (cigo)

OGGI: è un assegno che spetta a operai, impiegati e quadri delle aziende industriali ed edili che per avverse condizioni di mercato sospendano o rallentino l‘attività produttiva. E’ pari all‘80% della retribuzione complessiva che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. Viene erogata dall‘Inps e finanziata dai contributi versati da imprese e lavoratori. Viene corrisposta al massimo per 13 settimane con una proroga fino a 12 mesi e, in determinati casi, il limite è elevato a 24 mesi.

DOMANI: resterà com‘è.

*Cassa integrazione straordinaria

OGGI: scatta quando la crisi porta a ristrutturazioni aziendali o a chiusura delle aziende. L‘assegno è pari all‘80% della retribuzione complessiva che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate, per una durata massima di 24 mesi. Tra cigo e cigs si possono cumulare massimo 36 mesi in cinque anni.

DOMANI: resterà ma solo in caso di ristrutturazioni e non per cessazioni di attività. Sarà istituito un Fondo di solidarietà per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti dalla cigs.

*Cassa integrazione in deroga

OGGI: dal 2009 tutela imprese e lavoratori che non hanno diritto alla cig ordinaria e straordinaria cioè le imprese con meno di 15 dipendenti oppure i dipendenti in aziende da 15 dipendenti in su che non godano di cigo e cigs (apprendisti, tempi determinati, lavoratori a domicilio e somministrati), e le imprese industriali con più di 15 lavoratori che hanno finito il periodo della cigs. L‘indennità, viene finanziata da Stato e Regioni, è pari all‘80% dell‘ultima retribuzione fino al tetto massimo stabilito e può essere erogata al massimo per 12 mesi.

DOMANI: scomparirà e sarà sostituita dall‘Aspi.

*Indennità di mobilità

OGGI: spetta ai lavoratori che perdono il lavoro per ristrutturazione aziendale o chiusura. Dura da un anno a un massimo di 36 mesi per i lavoratori che abbiano più di 50 anni. Per i lavoratori del Mezzogiorno dura fino a 48 mesi. Viene finanziata dall‘Inps con l‘aiuto delle imprese. L‘assegno è pari al 100% della cigs per i primi 12 mesi e poi all‘80%.

DOMANI: scomparirà e sarà sostituita dall‘Aspi.

*Indennità di disoccupazione

OGGI: spetta ai singoli dipendenti licenziati per ragioni indipendenti dalla loro volontà. Dura 8 mesi per chi ha meno di 50 anni ed è pari per i primi 6 mesi al 60% della media delle ultime tre buste paga, per scendere al 50% nei restanti due mesi; dura 12 mesi per gli over 50 con una indennità per i primi 6 mesi del 60%, del 50% per i successivi due, e del 40% per i rimanenti 4 mesi.

DOMANI: scomparirà e sarà sostituita dall‘Aspi.

*Aspi

Prenderà il posto dell‘indennità di mobilità, degli incentivi di mobilità, della disoccupazione per apprendisti, della cig in deroga e delle una tantum per i cocopro. Si applicherà a tutti i lavoratori privati con contratto a tempo indeterminato e determinato e ai dipendenti della pubblica amministrazione a termine. Vale anche per gli apprendisti e gli artisti. I requisiti per accedervi sono: 2 anni di anzianità e almeno 52 settimane di lavoro nell‘ultimo biennio. Dura 12 mesi, 18 per i lavoratori over 55 anni. Si abbatte del 15% dopo i primi 6 mesi e di un ulteriore 15% dopo altri 6. Nel complesso riduce i tempi di percezione degli attuali sussidi. Prevede un‘indennità con un tetto a 1.119 euro. L‘aliquota contributiva è dell‘1,3% per chi lavora a tempo indeterminato e dell‘1,4% per chi non lo è.

Previsto anche un mini-Aspi con requisiti ridotti per i lavoratori più giovani e precarri che abbiano almeno 13 settimane di lavoro nell‘anno.

CONTRATTI

Oggi esistono in Italia oltre 40 forme di contratto flessibile. Obiettivo del governo è di razionalizzarle e di controllarne la corretta applicazione da parte delle imprese agevolando l‘accesso dei giovani nel mondo del lavoro.

*Contratto a termine

OGGI: dura al massimo 36 mesi, non può superare il 10% della forza lavoro e dà gli stessi diritti del tempo indeterminato.

DOMANI: aumenteranno i contributi a carico delle imprese (1,4% in più) ma per chi stabilizza il rapporto di lavoro saranno restituiti 6 mesi di maggiorazione. L‘aumento servirà a finanziare l‘Aspi. Viene aumentato l‘intevallo tra un contratto e un altro.

*Apprendistato

OGGI: è un contratto per giovani tra i 16 e i 29 anni che prevede retribuzione e formazione professionale. Viene qualificato come un contratto a tempo indeterminato nel senso che il datore di lavoro deve fare domanda di disdetta se vuole recedere. Può essere di tre tipi.

DOMANI: dovrebbe diventare il canale privilegiato per l‘accesso dei giovani al mondo del lavoro. Dovrà avere durata minima di sei mesi (ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali); l‘assunzione di nuovi apprendisti sarà subordinata al fatto di averne stabilizzati una certa percentuale nell‘ultimo triennio (50%); si innalza il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall‘attuale 1/1 a 3/2.

*Partita Iva

OGGI: è quella aperta dai liberi professionisti che svolgono lavoro autonomo.

DOMANI: per disincentivare l‘uso di quelle fittizie, la riforma prevede che la partita Iva sia trasformata in collaborazione subordinata qualora si dimostri che il rapporto di lavoro superi i 6 mesi in un anno, valga oltre il 75% dei ricavi del lavoratore, e il lavoratore abbia una postazione presso il committente.

*Part-time e collaborazioni

La riforma prevede l‘obligo di comunicazione amministrativa del part-time per ogni variazione di orario al fine di limitarne gli abusi. Per i contratti a progetto sarà necessaria una definizione più stringente del progetto e aumenteranno i contributi fino al 33%. Spariscono gli stage non retribuiti e vengono approvate norme di contrasto alle cosiddette ‘dimissioni in bianco’.

Viene poi introdotto il congedo di paternità obbligatorio e potenziato l‘accesso delle donne alle posizioni di vertice. Si introducono le ‘quote rosa’ per le società controllate da pubbliche amministrazioni.

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