22 marzo 2012 / 10:34 / tra 6 anni

Confindustria, per presidenza Squinzi batte Bombassei 93 a 82

di Antonella Cinelli

La presidente uscente di Confindustria Emma Marcegaglia (nella foto) lascerà il posto a Giorgio Squinzi che ha battuto lo sfidante Alberto Bombassei. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - La Giunta di Confindustria ha designato l‘imprenditore bergamasco Giorgio Squinzi, patron della Mapei, azienda leader negli adesivi e prodotti chimici per l‘edilizia, nuovo presidente degli industriali italiani al posto di Emma Marcegaglia.

Il voto ha messo in evidenza una spaccatura tra gli imprenditori mai registrata negli ultimi anni: 93 voti a Squinzi contro 82 per Alberto Bombassei, patron della Brembo, leader mondiale nei freni a disco.

Squinzi, 69 anni, è stato appoggiato da Marcegaglia e dalla famiglia dell‘ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre per Bombassei si erano schierati l‘amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, che però è uscito da Confindustria a gennaio per avere mani libere nelle relazioni industriali, e il presidente di Ferrari Luca Cordero di Montezemolo.

“In termini sportivi ce l‘ho messa tutta”, ha detto Squinzi in conferenza stampa, paragonandosi al ciclista della sua squadra, la Mapei, Oscar Freire: “Veniva sempre fuori negli ultimi cinquanta metri e batteva tutti”.

Il presidente designato promette di mettersi al lavoro per “compattare” le posizioni divergenti all‘interno di Confindustria, benché “secondo me più apparenti che reali”.

Dice che lo strappo di Fiat “certamente preoccupa” e di non sapere “che margini di composizione ci saranno”, ma assicura “ogni tentativo” per riportarla nell‘organizzazione.

Uno dei tratti distintivi della sua presidenza, promette Squinzi, sarà l‘attenzione all‘Europa: “Sarà uno dei cardini della Confindustria dei prossimi anni, perché tanto, tantissimo viene dall‘Europa”.

Innanzi tutto, però, bisogna “far sì che Confindustria dia una spinta... verso la crescita di questo Paese” combattendo “contro i nostri problemi più gravi, specialmente la disoccupazione e in particolare la disoccupazione giovanile”.

Intanto Bombassei dopo la sconfitta promette a Squinzi “piena e leale collaborazione”, in una nota in cui sottolinea che “il presidente designato non potrà non prestare ascolto” alla realtà degli imprenditori italiani “che spinge per un profondo cambiamento di Confindustria”.

“NON SONO PER LO SCONTRO”

Il passaggio di consegne tra Squinzi e Marcegaglia ci sarà con l‘assemblea di Confindustria del 23 e 24 maggio e avverrà in un momento di grande cambiamento degli equilibri politici e associazionisti determinati dal governo tecnico di Mario Monti.

Dopo avere riformato le pensioni e introdotto maggiore concorrenza in alcuni settori dell‘economia, l‘ex commissario Ue affronta la sfida cruciale della riforma del mercato del lavoro.

Come Berlusconi all‘inizio dello scorso decennio, anche Monti vuole allentare i vincoli ai licenziamenti dell‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che obbliga le aziende con oltre 15 dipendenti a reintegrare i dipendenti allontanati senza giusta causa.

I tentativi dell‘azionista di riferimento di Mediaset, incoraggiati dalla Confindustria di Antonio D‘Amato, si infransero contro una gigantesca manifestazione di protesta organizzata a Roma dal segretario generale Cgil dell‘epoca Sergio Cofferati.

Anche questa volta la Confindustria preme per una riforma dell‘articolo 18 e la Cgil minaccia scioperi e manifestazioni.

Squinzi, che ai tempi della presidenza D‘Amato era responsabile di Confindustria per la Ricerca, cerca di non entrare nelle polemiche, mandando avanti Marcegaglia, ancora presidente fino a maggio.

Ma poi precisa: “Io non sono per lo scontro... Da presidente di Federchimica ho concluso sei contratti nazionali con tutti i sindacati al tavolo e senza un‘ora di sciopero, e ottenendo concessioni in alcuni casi epocali”.

ORA SI CERCA L‘UNITA’

Secondo Luigi Abete, il confronto all‘interno della Giunta “è stato molto ‘fair’”.

Parlando a margine della giunta, l‘ex presidente di Confindustria ha sottolineato che Squinzi è “in linea non con la presidenza Marcegaglia, ma con la storia di Confindustria”, e ha rilevato come l‘interesse di Marchionne all‘elezione di oggi sia “un segnale positivo, vuol dire che Confindustria conta ed esercita una ‘attrazione fatale’”.

La differenza tra i sostenitori di Squinzi - per lo più concentrati nel Centro-Sud e a Milano - e quelli del Nord di Bombassei l‘ha fatta l‘Eni, secondo l‘amministratore delegato del cane a sei zampe.

“Sono contento perché la posizione dell‘Eni ha evitato un equilibrio che non sarebbe andato bene”, ha raccontato Paolo Scaroni al termine della riunione. “Noi abbiamo sei voti e abbiamo votato per Squinzi. Abbiamo evitato un pareggio che credo sarebbe stata una cosa piuttosto antipatica”.

Il presidente di Mediaset e amico personale di Berlusconi Fedele Confalonieri si dice sicuro delle qualità di leadership di Squinzi e minimizza la divisione emersa tra gli imprenditori.

“Squinzi sarà un grande presidente, è un grande imprenditore”, ha detto Confalonieri lasciando viale dell‘Astronomia. “Anche il suo avversario lo è. Non c‘è spaccatura, ha vinto e ora lavoreranno insieme”.

Un altro grande elettore di Squinzi, l‘amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, ha detto: “Confindustria si può compattare su un programma che credo sia simile per entrambi i concorrenti”.

Della stessa opinione anche Montezemolo, che invece guidava il fronte opposto favorevole a Bombassei.

“Penso che di fronte a una Confindustria che può sembrare dai numeri spaccata, si apre una grande possibilità... per guardare al futuro avendo come priorità l‘unità di Confindustria”, ha detto il numero uno di Ferrari che non ha nascosto la possibilità di partecipare alle prossime elezioni politiche del 2013.

“Dobbiamo dare tutti un contributo per l‘unità e remare tutti nella stessa direzione, prendendo atto dei numeri emersi dal voto”, ha aggiunto.

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