21 marzo 2012 / 11:28 / 6 anni fa

Banche, partiti chiedono a governo rivedere commissioni

di Giuseppe Fonte e Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - I partiti di maggioranza hanno depositato alla Camera un ordine del giorno in cui chiedono al governo di riformulare l‘articolo del decreto legge sulle liberalizzazioni che rende nulle le commissioni bancarie su crediti, fidi e sconfinamenti.

Su questa misura le banche sono sul piede di guerra. Si sono dimessi i vertici dell‘associazione bancaria italiana (Abi)subito dopo il varo del provvedimento e proseguono gli incontri per sensibilizzare il Parlamento sui danni lamentati. Oggi il presidente Giuseppe Mussari e la delegazione del comitato di presidenza hanno incontrato Lega e Italia dei Valori, dopo avere già visto la settimana scorsa Pdl, Pd e Terzo polo.

Per gli istituti il provvedimento equivale a introdurre un regime amministrato su una fonte importante di ricavi, stimata da fonti di settore fino a 10 miliardi di euro.

Avere un quadro obiettivo di quali effetti può produrre la norma non è facile. Bankitalia stima in quasi 30 miliardi le commissioni bancarie stando ai bilanci del 2010. Prendendo per buone le stime di Mediobanca, per la quale il decreto rende nulle il 15% di tutte le commissioni, l‘impatto potrebbe essere di 4,5 miliardi.

Qualche banchiere sostiene che così com‘è il provvedimento fa venire a mancare la ragione di avere personale per un servizio non più remunerativo.

“Vedrà che qualcuno resterà a casa”, risponde il presidente di Carige, Giovanni Berneschi, lasciando la riunione a Palazzo Altieri a chi gli chiede se il mantenimento di questa norma non rischi di determinare un problema di esuberi per le banche.

Una fonte di settore, che però non vuole essere citata, dice che “i 10 miliardi di euro di ricavi in meno valgono decine di migliaia di occupati”.

Berneschi non conosce stime a tale riguardo ma aggiunge: “Per la mia azienda qualche problema si crea di sicuro”.

Più cauti altri banchieri, che comunque insistono soprattutto gli effetti macroeconomici della contestata misura.

“Sono fiducioso che il governo prenderà provvedimenti che impediscano questo stato di blocco. Non è pensabile che le imprese possano lavorare senza fatturare il lavoro svolto”, sintetizza il presidente di Bnl, Luigi Abete.

L‘amministratore delegato del Credito Valtellinese Miro Fiordi professa ottimismo. “L‘ordine del giorno è piuttosto chiaro, vogliono sanare l‘errore e siamo fiduciosi in una soluzione nell‘interesse delle imprese e del Paese”, dice.

INCERTEZZA SU STRUMENTO INTERVENTO

Il testo dell‘ordine del giorno impegna il governo “ad emanare in tempi rapidi, e comunque tali da minimizzare gli effetti derivanti dall‘entrata in vigore della disposizione di cui all‘articolo 27-bis, un provvedimento finalizzato a coordinare la disciplina della citata disposizione con quanto già previsto dall‘articolo 117-bis del decreto legislativo 10 settembre 1993, n.385, a tal fine prevedendo che la nullità delle clausole dei contratti bancari si applichi alle linee di credito non conformi a quanto previsto dalla delibera Cicr di cui al comma 4 dei medesimo articolo 117-bis”.

In sostanza l‘ordine del giorno, firmato da Pd, Pdl e Terzo polo, dà mandato al governo di limitare la nullità delle commissioni alle sole banche che non si adegueranno alle future regole sulla trasparenza fissate dal Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.

Mercoledì scorso i partiti hanno chiesto al governo il varo di un decreto legge correttivo. Il giorno successivo, intervenendo nelle commissioni Finanze e Attività produttive di Montecitorio, il presidente del Consiglio Mario Monti aveva detto che se il Parlamento vorrà cambiare la norma il governo agevolerà “il ritorno alla previgente disciplina proposta nel [decreto] Salva Italia”, la manovra correttiva di dicembre.

Tuttavia, Monti finora non ha mai confermato la disponibilità dell‘esecutivo a varare un decreto legge, mentre l‘ordine del giorno parla di un generico provvedimento.

“Vedremo”, si limita a dire il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a chi chiede se il governo intenda riformulare l‘articolo 27-bis con un proprio provvedimento.

Una fonte governativa spiega che la decisione su come agire sarà presa venerdì in Consiglio dei ministri.

“Se c‘è una ragione per ricorrere a un decreto legge è evitare il rischio che i clienti, una volta entrata in vigore la legge di conversione, chiedano alle banche di rivedere i contratti salvo poi ritrovarsi al punto di partenza quando sarà legge la correzione della norma”, dice la fonte.

Quale che sia lo strumento legislativo, le parole di Monti suggeriscono che alla fine resterà in piedi la disciplina prevista dall‘articolo 6-bis della manovra, in base alla quale le commissioni su fidi e prestiti non possono superare lo 0,5%, per trimestre, della somma messa a disposizione del cliente.

I RILIEVI DELLA RGS POTREBBERO PESARE SU NAPOLITANO

Questo pomeriggio l‘aula ha votato la fiducia chiesta dal governo al decreto, che domani sarà convertito in legge.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dovrebbe promulgare la legge di conversione entro sabato. Il condizionale è d‘obbligo dopo che ieri la Ragioneria generale dello Stato ha giudicato a rischio di copertura cinque norme: permuta di beni del Demanio in affitto, compensazioni tra crediti e debiti verso la pubblica amministrazione, l‘aumento della pianta organica previsto per l‘Autorità dell‘energia e due misure che riformulano la disciplina sui diritti aeroportuali.

La Ragioneria non ha ravvisato invece rischi di copertura dal taglio delle commissioni, come aveva ipotizzato il vice presidente del‘Abi, Antonio Patuelli, il 14 marzo scorso.

L‘ordine del giorno prevede anche l‘istituzione di un Tavolo di lavoro tra governo, Abi e imprese per seguire e valutare l‘efficacia di due accordi: la nuova moratoria sui crediti alle piccole e medie imprese del 28 febbraio e l‘intesa del 6 marzo che l‘Abi ha sottoscritto con la Cassa depositi e prestiti sul plafond da 10 miliardi per facilitare le banche nel finanziamento delle imprese.

Inoltre, i partiti chiedono di “presentare, sentita la Banca d‘Italia e l‘Agcm [l‘Antitrust], una relazione al Parlamento in materia di concorrenza e tutela della trasparenza nel settore bancario e finanziario, contenente anche un‘analisi comparativa dei principali paesi Ue; ad adoperarsi nelle competenti sedi decisionali dell‘Unione europea affinché sia promossa l‘introduzione, nella normativa europea di recepimento di Basilea 3, di meccanismi che incentivino i prestiti in favore delle Pmi e la revisione dei parametri Ue sulla patrimonializzazione delle banche, in considerazione della specificità del sistema bancario italiano”.

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